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“Gli orsi della Val Mesath”

INCONTRI CON L’AUTORE:

Presentazione del libro di Adriano Roncali “Gli orsi della Val Mesath”

Storie di montagna vera, storie di roccia vissuta, storie di sapori antichi, storie di animali e uomini selvatici

SABATO 20 DICEMBRE ALLE ORE 17:00

Presso i locali del Circolo ARCI “Tina Merlin” in via Ciotti 11 a Montereale Valcellina (PN)

 

Venerdì 12 dicembre: sciopero generale contro la crisi

Sciopero generale 12 dicembre 2008

La protesta studentesca in Grecia si trasforma in tragedia

L’uccisione da parte della polizia del 15enne Andreas Grigoropoulos e due giorni di scontri e riot in molte città del paese, non si fermano proteste e conflitto. La Grecia è in rivolta, spinta dalla rabbia per l’omicidio poliziesco, travolta anch’essa da un crisi globale che, gli studenti in primis, non voglion pagare…!!
Da tre giorni molte città greche sono bloccate e attraversate dallo scatto di rabbia scaturito dall’omicidio
poliziesco di sabato sera nel quartiere Exarchia, luogo nel quale i poliziotti della Blue Suit hanno ucciso lo studente 15enne Andreas Grigoropoulos. La Grecia è giunta al suo terzo giorno di rivolta: scontri con le forze dell’ordine, barricate lungo le strade, assalti a banche supermercati e negozi, attacchi a uffici governativi ed a commissariati. In ogni parte del paese nascono focolai che poi la polizia difficilmente riesce a spegnere, nonostante la mano dura che sta utilizzando. L’opposizione ha una composizione sociale che vede in primis gli studenti delle scuole superiori e dell’università come protagonisti, affiancati certamente da altri diversi soggetti come disoccupati e lavoratori precari. La spinta alla ribellione è stata indubbiamente data dal criminale gesto poliziesco, l’omicidio di Andreas ha dato il la alla spontanea rabbia delle migliaia di giovani di Atene (e non solo) che stavano vivendo il loro sabato sera, ma per il carattere che ha poi assunto la protesta la rivolta dev’essere inquadrata anche nel contesto di crisi globale che la Grecia, così come il resto d’Europa e (ancora maggiormente) gli Stati Uniti, sta attraversando. Ciò è dato innanzitutto dagli obiettivi che gli studenti hanno individuato come nemici simbolici da colpire con le loro azioni: non solo uffici delle istituzioni e della polizia, ma soprattutto banche e centri commerciali. Un “noi la crisi non la paghiamo!” sospinto dall’Italia, assunto e praticato in Grecia da parte di studenti e studentesse anch’essi in mobilitazione contro le ristrutturazioni e i tagli allo stato sociale.
Ascolta l’intervista realizzata da Radio Onda d’Urto con Ianis, compagno del movimento anticapitalista greco, che inquadra la rivolta nel contesto della crisi
Questa mattina a Salonicco centinaia di studenti si sono riversati in strada, ingaggiando duri scontri con le forze di polizia in tenuta anti-sommossa, hanno tentato di attaccare un commissariato ed hanno poi assaltato negozi e distrutto veicoli in sosta. Ad Atene molti ragazzi rimangono barricati in due campus universitari, restano bloccate due importanti vie della capitale ed un’arteria ferroviaria. Nel pomeriggio sono previste altre manifestazioni in molte città della Grecia, il corteo più grande sarà quello di Atene.
Le università resteranno bloccate per un paio di giorni visto il blocco deciso dalle autorità e lo sciopero di tre giorni proclamato dai professori. Lo stesso si riprodurrà in molte scuole del paese. Proseguono intanto
le occupazioni da parte degli studenti e delle studentesse, tra queste quello del Politecnico di Atene. Capitale nella quale sono state cancellate tutte le celebrazioni ufficiali previste per il Natale. Si avvicina nel frattempo lo sciopero generale del 10 dicembre, indetto da tempo dai sindacati, che sicuramente, dopo i fatti dell’Exarchia e le proteste seguite, assume una valenza ancor maggiore per il paese.

Alcune immagini della rivolta:

watch?v=yhN-2AEYuwM

http://espresso.repubblica.it/multimedia/mondo/3995522/2

La testimonianza di un’italiana ad Atene

Sono italiana e vivo ad Atene. Qui le notizie che circolano sono un pò
diverse. Nessuna bottiglia incendiaria. Nessuno scontro che precede i
colpi a morte da parte dello sbirro.
E’ risaputo che exarchia è un quartiere non solo considerato
“alternativo” ma per lo più politicizzato e ciò si avvalora di ragioni storiche che
risalgono alla resistenza ai colonnelli, alle rivolte del politecnico
(nelle immediate vicinanze del quartiere). E’ vero che spesso si assistono ad episodi di guerriglia urbana e scontri con la polizia, ma è altresì vero che quest’ultima, (che dalle undici di
sera in poi crea tutte le sere un cordone intorno all’intera area,
bardata da guerra e senza reali motivi per farlo, poichè il quartiere è
anche un posto pieno di bar e locali e frequentato davvero da gente di
tutti i tipi) difficilmente “entra” nel quartiere se non a seguito di
episodi particolari o con LA CHIARA INTENZIONE DI PROVOCARE. Questo è
unodi questi casi. Un gruppo di giovanissimi ragazzi ha cominciato a
gridare, dietro agli sbirri ed è stata lanciata VERSO la macchina una bottiglia
di birra VUOTA. Il tragico epilogo è che uno di queste bestie (che tengo a
sottolineare, perchè la cosa mi ha impressionata moltissimo la prima
volta che li ho guardati meglio, SONO GIOVANISSIMI, in genere tra i
18-19 e i 30 anni al massimo) è uscito dalla macchina e ha sparato 3 colpi
dritti al cuore di uno dei ragazzi. è morto sul colpo. Ora tutto il
centro di Atene brucia ed è stato devastato: non riesco a trovarlo
riprovevole.
Non riesco a non piangere.

Un’economia alternativa è possibile…

Dio non si taglia

di Roberta Carlini
La scure della Gelmini risparmia gli insegnanti di religione. Che sono 25 mila. E costano 800 milioni l’anno
Il presidente della Cei Angelo Bagnasco
Zona protetta, qui non si taglia. E neanche si riordina. I 25.694 insegnanti di religione nella scuola pubblica italiana sono al riparo dallo tsunami di tagli e proteste che l’ha investita. Anzi, sono destinati ad assumere un peso crescente, essendo le loro ore intoccabili nella generale riduzione dell’orario delle lezioni in classe. Lo dice anche la Gelmini: macché maestro unico, c’è anche l’insegnante di religione. Che alle elementari e alle materne fa due ore a settimana per classe. Solo che adesso sono due su 30 (o 40, se c’è il tempo pieno), dall’anno prossimo saranno 2 su 24: l’8,3 per cento dell’orario curricolare.

Quadro orario a parte, a fare i conti in tasca alla spesa della scuola pubblica per gli insegnanti di religione si trova qualche sorpresa. A partire dal numero complessivo: in aumento costante, per le massicce immissioni in ruolo fatte negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2007 sono stati assunti oltre 15mila tra maestri e professori di religione. Adesso superano i 25mila, e cifra più cifra meno costano 800 milioni all’anno. Ottocento milioni pagati da tutti, incomprimibili e insindacabili. E non solo perché oggetto di un accordo sottoscritto con uno Stato estero: non è che nei patti col Vaticano siano stati scritti anche i dettagli organizzativi e burocratici, e spesso sono questi a fare la differenza. Un esempio: mentre da tutte le parti ci si affanna per razionalizzare, accorpare, risparmiare, l’insegnante di religione è attribuito rigidamente per classe. Questo vuol dire che c’è sempre, anche se solo uno studente di quella classe opta per l’insegnamento della religione. Ma anche senza arrivare al caso estremo, facciamo un’ipotesi vicina alla realtà di molti quartieri delle grandi città: se ci sono due classi con dieci studenti ciascuna che scelgono la religione, queste non si possono accorpare per quell’ora. Un meccanismo che moltiplica le ore e le cattedre. Diventa interessante, a questo punto, sapere quanti studenti scelgono l’ora di religione, per capire perché il numero degli insegnanti è cresciuto e se potrebbero essere utilizzati meglio: senonché la Pubblica istruzione questa informazione non la fornisce. È un dato che gli uffici statistici del ministero hanno, ma non è a disposizione del pubblico.
Allora bisogna andare alla fonte direttamente interessata, la Cei, per sapere qualcosa. E la Cei ci dice che nella media italiana il 91,2 per cento degli studenti si avvale dell’ora di religione: si va dal 94,6 delle elementari all’84,6 delle superiori. Sembrano tantissimi. E però sono in calo dal 2000 (allora erano sul 94 per cento). Il che segnala un primo paradosso: mentre diminuiva il numero degli studenti ‘avvalentisi’, aumentava quello dei maestri e prof di religione. I quali sono per la maggioranza donne, quasi sempre non ecclesiastici, mediamente un po’ più giovani degli altri insegnanti. Quello che la Cei non dice (e il ministero si guarda bene dal far sapere) è come sono distribuiti: si sa che nelle scuole delle grandi città e nei quartieri con maggiore presenza di stranieri le percentuali scendono molto, ma nel dettaglio non si può andare. Anche perché, qualunque numero venga fuori, vale la rassicurazione del ministro Gelmini: “Gli insegnanti di religione non si toccano”. Può toccarli solo la stessa Curia che ha dato loro l’idoneità all’insegnamento, revocandogliela, anche per motivi morali o personali, come una convivenza fuori dal matrimonio o cose simili. In quel caso, si è stabilito qualche anno fa, l’insegnante di religione immesso in ruolo non perde il posto, ma può far valere i suoi titoli per insegnare altre materie: scavalcando altri precari con meno santi in paradiso.
(26 novembre 2008)

14.11.2008 – DIAZ: UNA SENTENZA VERGOGNOSA. GIUSTIZIA NON E’ FATTA!

L’Authority anti-fannulloni? Costo previsto quattro milioni…

“Il trucchetto c’è ma finora nessuno, a parte chi l’ha escogitato, se n’è accorto. Anche dietro la norma ‘anti-fannulloni’ del ministro Renato Brunetta, spuntano immancabili le ‘solite’ consulenze. Strapagate a carico della collettività, s’intende. Basta leggere il disegno di legge (numero 847), che il ministro Brunetta ha riassunto in quattro parole d’ordine: più trasparenza, standard, premi e punizioni per chi non fa il proprio lavoro”. E’ quanto denuncia un articolo apparso oggi su ‘il Riformista’ dal titolo: “L’Authority anti-fannulloni ci costa già quattro milioni”.
“A leggere il testo arrivato in commissione (articolo 3, punto d) - scrive ‘il Riformista’ - il ddl prevedeva ‘l’istituzione presso il Dipartimento di funzione pubblica, eventualmente in raccordo con altri enti o soggetti pubblici, di un organismo centrale (…) con il compito di validare i sistemi di valutazione adottati dalle singoli amministrazioni centrali, indirizzare, coordinare e sovraintendere all’esercizio delle funzioni di valutazione, nonché di informare annualmente il ministro per l’Attuazione del programma sull’attività svolta”.
“La centrale di controllo anti-fannulloni - precisa il quotidiano diretto da Antonio Polito - era praticamente a costo zero. Tanto che - si leggeva poche righe più sotto - “i componenti del predetto organismo, scelti tra persone di elevata professionalità, anche estranee all’amministrazione, prestano la loro collaborazione a titolo gratuito”. Fin qui una pagina di bella politica: una norma anti-fannulloni che si fonda su un organismo di controllo che non costa nulla”.
“Il problema - rivela ‘il Riformista’ - è che, nell’accordo trovato in commissione Affari costituzionali del Senato, il punto d dell’articolo 3 è stato inghiottito dal nulla. E la famosa “collaborazione” a titolo gratuito dei componenti dell’organismo antifannulloni è svanita. Il testo licenziato dalla commissione prevede “nell’ambito del riordino dell’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), l’istituzione (…) di un organismo centrale che opera in collaborazione con il Ministero del’Economia e il Dipartimento della funzione pubblica con il compito di indirizzare, coordinare e sovraintendere all’esercizio indipendente dalle funzioni di valutazione, di garantire la trasparenza dei sistemi (…), di assicurare la comparabilità e la visibilità degli indici di andamento gestionale”.
“Le mansioni dell’organismo - spiega il quotidiano - sono praticamente le stesse del ddl originale. L’unica differenza con il testo approvato dalla commissione è che la centrale anti-fannulloni non è più gratis. I componenti, “di numero non superiore a cinque”, sono pagati. Eccome. (…) Il costo complessivo dell’operazione può arrivare a quattro milioni di euro. Otto miliardi del vecchio conio”.
“Ce n’è per tutti - denuncia il giornale - Un milioni e mezzo di euro (onere massimo previsto) “per compensi, comprensivi degli oneri riflessi, spettanti ai componenti dell’Agenzia, da fissare con decreto del Ministero per la pubblica amministrazione di concerto col Ministero dell’economia. Mezzo milione “per l’affidamento di consulenze e incarichi di collaborazione”. Settecentomila euro “per la stipula di convenzioni con enti e università”. Altri cinquecentomila “per il funzionamento e spese connesse alla segreteria tecnica”. E ancora: quattrocentomila euro “per l’acquisto e la manutenzione di beni strumentali e per gli oneri di funzionamento della struttura” e un altro assegno da quattrocentomila “per le spese concernenti all’affitto della sede ed eventuali oneri connessi”. Totale: quattro milioni”.
 quinews

Legambiente in Cansiglio

Il gruppo del circolo di Legambiente “Prealpi carniche” in gita nel Pian del Cansiglio”

 

21° INCONTRO DI ALPINISTI E AMBIENTALISTI IN DIFESA DELLANTICA FORESTA DEL CANSIGLIO

Castagne&musica

Sabato 22 novembre dalle ore 17.00 presso i locali del Circolo:

Castagnata di beneficenza all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Con la partecipazione del gruppo musicale Attenti Accueidue e tanti altri ospiti…

INGRESSO LIBERO

G8: DIAZ, ASSOLTI I VERTICI DELLA POLIZIA

G8: DIAZ, ASSOLTI I VERTICI DELLA POLIZIA
GENOVA - Assolti per i fatti della scuola Diaz dal tribunale di Genova i tre funzionari di vertice della polizia di stato, Franco Gratteri, oggi direttore centrale anticrimine, e Gianni Luperi, oggi numero tre dell’Aisi, e Gilberto Calderozzi, oggi direttore del servizio centrale operativo della polizia.

Sono stati assolti 16 dei 29 imputati al processo per i fatti della scuola Diaz, in occasione del G8 del 2001. Le condanne sono state invece 13 per un totale di 35 anni e sette mesi.

Alla lettura della sentenza per i fatti della Diaz, dopo 11 ore di camera di consiglio, in aula si e’ levato il grido ’ vergogna, vergogna!’ dai settori del pubblico.

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