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FESTA DEL DECENNALE 1999/2009: dieci anni di solidarietà

SABATO 18 LUGLIO

dalle ore 18:00

jam session libera e autogestita

dalle ore 20:00

cena di solidarietà

alle ore 21:30

concerto rock con il gruppo VASTAGAMMA

durante la serata interverrà Gilberto Vlaic dell’associazione “Non bombe ma solo caramelle” che attua progetti di solidarietà e aiuto umanitario ai popoli balcanici.

FATE COME LUI:

SOSTENETE ILTINA MERLINREGALANDOVI LA MAGLIETTA DEL DECENNALE!

L’iniziativa si terrà nel cortile del Circolo ARCI, dove funzionerà il chiosco e l’ingresso è libero.

Saranno presenti alcuni banchetti delle associazioni con cui in questi anni abbiamo collaborato.

Per informazioni: www.arcitinamerlin.it  e-mail: arcimontereale@libero.it  tel. 0427 799685 

“Perché trattate così bene Berlusconi?”

Lettera del prete genovese al suo vescovo

Perché trattate così bene Berlusconi?”

Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco

Avete fatto il diavolo a quattro sulle convivenze e sul caso Englaro. Ma assolvete il premier da ogni immoralità”

Io e molti credenti crediamo che così avete perduto autorità. Molti si allontanano dalla Chiesa per la vostra morale elastica”

di don PAOLO FARINELLA

 

Questa lettera, scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.

 

Egregio sig. Cardinale,

 viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

 Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

 Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di “frequentare minorenni”, dichiara che deve essere trattato “come un malato”, lo descrive come il “drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio”. Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

 Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la “verità” che è la nuda “realtà”. Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi “principi non negoziabili” e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono “per tutti”, cioè per nessuno.

 Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.

Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi “parlate per tutti”? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

 I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con “modelli televisivi” ignobili, rissosi e immorali.

 Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

 Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita “dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale”? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché “anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa”. Voi onorate un vitello d’oro.

 Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da “mammona iniquitatis”, si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: “troncare, sopire … sopire, troncare”.

 Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? “Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire” (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una “bagatella” per il cui perdono bastano “cinque Pater, Ave e Gloria”? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: “Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix” (La Stampa, 8-5-2009).

 Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: “Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro” (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

 Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei “per interessi superiori”, lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

 Lei ha parlato di “emergenza educativa” che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei “modelli negativi della tv”. Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del “velinismo” o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

 Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: “Non licet”? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro “tacere” porta fortuna.

 

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

 

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

FotografARCI – conferenza sui migranti

 

 

FotografARCI – filò partigiano 18.04.2009

La lettera dei dieci preti contro ogni razzismo

Noi sottoscritti come uomini e come preti in diversi luoghi della nostra Regione, colpiti, offesi e intristiti del gesto di rifiuto politico fatto da Lei, Presidente del consiglio Regionale nei riguardi del Vescovo di Concordia-Pordenone, ci siamo soffermati a riflettere sulla vicenda in cui siete stati protagonisti a Casarsa durante un incontro promosso dell’Efasce sulle questioni legate alle migrazioni. A nostro avviso il fatto, oltre la cronaca, per il suo significato diventa emblematico.

Desideriamo perciò interloquire con voi, esprimendovi pubblicamente le nostre convinzioni, proprio perchè l’episodio di Casarsa riguarda la società, la cultura, la politica, la Chiesa e, nella situazione concreta, la questione aperta dei flussi migratori.

Condividiamo profondamente le sue parole e argomentazioni, Vescovo di Pordenone, che sono un invito a informarsi, a studiare, a liberarci dall’ignoranza, dalle frasi fatte, dai luoghi comuni.

Condividiamo il suo impegno, Vescovo Ovidio, a contribuire alla formazione delle coscienze; anzi noi tutti, a cominciare da noi stessi, vorremmo una Chiesa sempre profetica, umile e coraggiosa, senza timore nell’annunciare con forza e libertà il Vangelo della giustizia, delle pace, dell’accoglienza, fedele e coerente nella testimonianza; una Chiesa che annuncia la tradizione e la prassi biblica dell’ospitalità e ne dà esempio concreto, contribuendo così a una cultura che orienti e verifichi le scelte politiche e legislative nella laicità della storia e delle istituzioni.

A noi pare impossibile riferirsi al Vangelo, partecipare all’E ucarestia e nello stesso tempo alimentare sospetto e avversione nei confronti dell’altro, fino al razzismo e alimentare egoismo e materialismo nelle loro diverse espressioni.

Siamo anche dell’avviso che quando un ordinamento, una legislazione fossero contrari ai diritti umani fondamentali, al Vangelo, siamo chiamati all’obiezione di coscienza facendo nostra la risposta di Pietro davanti al Sinedrio: “Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20)

A lei, Presidente del Consiglio regionale, esprimiamo il nostro disappunto per come si è comportato in quell’ incontro.

Lei rappresenta l’istituzione Regionale, quindi tutta la popolazione; anche coloro che pensano in modo diverso dal suo. Collochiamo il suo gesto in quella logica della semplificazione che non accoglie la complessità del fenomeno dei flussi migratori; che continua a enfatizzare la questione della sicurezza attribuendo la causa dell’insicurezza unicamente agli stranieri; e appunto ci si infastidisce quando un vescovo riferisce una verità storica; ascoltare infatti significa interrogarsi, uscire da posizioni che comunicano emotività e raccolgono emotività ma non corrispondono alla realtà, e non rispondono in modo progettuale ai problemi; verso gli stranieri in modo indistinto si sono diffusi fastidio e intolleranza, di cui anche il suo gesto è espressione.

È molto strano, signor Presidente, che anche Lei, come tanti altri, così attento e zelante agli appelli strumentali alle radici cristiane, alla civiltà cristiana, al Presepio, al Crocifisso, favorisca una mentalità, atteggiamenti e scelte contrarie all’i nsegnamento del Vangelo. È bene che la società tutta e la Chiesa tutta lo sappiano.

Ci dispiace molto il suo gesto perchè siamo convinti che la presunzione, il fastidio, il rifiuto, da chiunque siano manifestati, induriscono i rapporti umani e tutta la società; che solo il rispetto reciproco umanizza, pure nella differenza delle opinioni e posizioni.

Il nostro saluto a Lei, Vescovo Ovidio Poletto, e Lei, Presidente del Consiglio Regionale Edouard Ballaman.

I preti Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Federico Schaiavon, Mario Vatta, Alberto De Nadai, Luigi Fontanot, Andrea Bellavite, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo
(22 giugno 2009)

Maglietta “Clandestino”

Da giovedì 2 luglio 2009, dopo l’approvazione della legge sulla
sicurezza, andare in giro con la maglietta Clandestino non è più solo un
bel gesto.
Nell’Italia dell’apartheid legalizzata che colpisce i nostri
concittadini migranti è un dovere e forse è anche un rischio.
Ma è un modo esplicito di dire in pubblico: io non sono d’accordo.
Dichiaratevi «clandestino», indossate la maglietta di Carta.
Non per caso il cotone con cui è fatta viene dai paesi dei «clandestini».

Potete vederla sul sito bottega.carta.org, ordinarla scrivendo a
bottega@carta.org o telefonando al numero 06 45495659.

Per acquistarla potete effettuare un pagamento:
- con carta di credito sul sito bottega.carta.org
- con versamento su conto corrente postale numero: 16972044
- con bonifico bancario sul conto Iban IT85D050 1803 2000 0000 0110 440

Costa 12 euro [più le spese di spedizione], per chi diventa diffusore e
ne ordina più di cinque il prezzo è di 10 euro [più le spese di spedizione].
E’ possibile scegliere tra due colori: nera [S, M, L, XL, XXL] e grigia
[S, M, L, XL].
http://bottega.carta.org/index.php?main_page=index&cPath=27&zenid=95245b55aa1223591bd72972c888dad5
Per commenti e proposte contro il pacchetto sicurezza approvato scrivete
a carta@carta.org e leggete questa pagina in continuo aggiornamento:
 http://www.carta.org/campagne/migranti/17967

Critical Mass

E’ stata approvata la prima legge razziale del dopoguerra: il DDL chiamato “pacchetto sicurezza” che stabilisce, tra le altre abnormità, il reato di clandestinità e l’istituzione di ronde composte da ex militari, ex polizziotti, ex carabinieri e cittadini con le mani che gli prudono.
A Pordenone le ronde (quelle padane) sono state inaugurate 3 anni fa facendo, come prevedibile e da noi annunciato, un FLOP totale perché se è vero che la provincia ha oltre il 14% di migranti è altrettanto vero che non esiste nessuna emergenza e che viviamo in luoghi tranquilli; semmai i problemi sono dentro le mura delle case, soprattutto di italiani, dove i dati di associazioni nazionali confermate dalle questure rilevano un tasso di violenza famigliare alle donne e ai bambini altissimo ma, come spesso accade in un paese bigotto e ipocrita, i “panni sporchi si lavano in famiglia” e si cerca di canalizzare frustrazione e malcontento verso “altri”!
Abbiamo contestato allora queste nuove squadracce moderne e lo faremo oggi dove una legge governativa rischia di trasformare una sceneggiata di folkloristici abbevazzoni nostrani in una gara competitiva tra bande verdi e bande nere e chissà quali altre ancora vorranno infestare le strade di Pordenone con SUV, divise paramilitari e spirito “patriottardo” creando risse, caccia alle streghe e disordini.
Inoltre il reato di clandestinità rappresenta la sintesi di una vocazione razzista figlia di un percorso normativo che con la legge Turco-Napolitano prima,e la Bossi-Fini poi, approda nell’elaborazione di un testo gravissimo equiparando chi non possiede un permesso di soggiorno ad un criminale, al pari di chi ammazza, picchia e ruba senza che, nella realtà, abbia commesso alcunchè ma solo in quanto “straniero”, cioè immigrato.
Il primo effetto di tale politica razzista lo abbiamo potuto apprendere in queste settimane: la chiusura dell’ambulatorio per immigrati clandestini che chiudendo nega ogni possibilità di cura a donne, uomini, anziani e bambini rei di non essere “nessuno” per la legge italiana e quindi invisibili agli occhi di chi potrebbe curarli e salvargli la vita.
Noi abitanti di questa provincia, di ogni colore e lingua, di ogni paese e professione invaderemo pacificamente Pordenone con le biciclette e porteremo in giro le ragioni di una protesta e di una proposta: un manifesto di libertà e uguaglianza contro una legge liberticida e razzista!
Partecipate numerosi, portate le biciclette e fate girare l’appuntamento!
Ci si vede alle 20.30 in P.zza XX settembre a Pordenone.
 
PORDENONE CITTAAPERTA, NESSUNA CITTADINANZA AL RAZZISMO,
SIAMO TUTTI CLANDESTINI

Iniziativa Libertaria - Ciclisti antironde
per info, adesioni e altro: antironde@gmail.com

Alla vigilia del G8 e dell’arrivo in Italia di Obama i No Dal Molin invitano tutte e tutti a Vicenza per liberare il Dal Molin dalla nuova base di guerra

Fiesta cubana

 

presso la sede ARCI di MONTEREALE VALCELLINA in via Ciotti 11. Info: www.arcitinamerlin.it

SABATO,11 Luglio 2009 dalle ore 18.00 in poi

a

TOMAR MOJITO !!!

CON MUSICA CUBANA

(SALSA,BACHATA,SON Y OTRAS…….)

Sarà una serata di allegria aperta a tutte le persone che desiderano partecipare.Si potranno degustare stuzzichini vari (saladitos),birra e bibite,mojito e cubalibre,tutto allietato con musica y baile dal DJ: Nicola

Tumba de fuego”

Ci sarà il banchetto della nostra ASS.ITALIA-CUBA con vari gadgets, libri, magliette, ecc.

Questo vuol essere uno degli incontri che il nostro circolo” Gino Donè” PN desidera fare periodicamente per ritrovarci con tutti i nostri iscritti ,simpatizzanti, amigas y amigos e augurare a tutti una buona estate.

Ci vediamo (nos vemos).

Scarpe & Cervello 2009


 Domenica 28 giugno 2009

 

Le infrastrutture dell’energia:

le dighe dell’alta Val Meduna

 

Ritrovo ore 9,00 presso la diga di Redona all’ingresso della valle

 Il bacino di Selva

 Dopo il secondo conflitto mondiale in Val Meduna furono costruiti tre grandi bacini artificiali dedicati alla produzione dell’energia idroelettrica. L’escursione ci porterà a visitarli cogliendo gli esiti sociali e paesaggistici di queste estese infrastrutture che hanno sommerso una mezza dozzina di   villaggi. Queste impervie valli furono radicalmente abbandonate e sono oggi una delle zone più selvagge dell’intero Friuli. Con questa escursione visiteremo i bacini di Selva e del Ciul visitando anche i villaggi abbandonati di Selis, Zouf e Staligial costatando di persona l’ipotesi di riconvertire questi grandi manufatti a una nuova funzione di controllo delle piene a sollievo degli insediamenti di pianura.

 

Gli oggetti del moderno e l’assetto dell’insediamento antico

L’introduzione di una serie di opere idrauliche finalizzate alla produzione dell’energia elettrica nelle valli secondarie della Val Meduna sconvolse l’originario sistema insediativo. Il Canal Grande, Piccolo e quello del Silisia erano state le valli che per ultime erano state influenzate dall’espansione insediativa che a Tramonti tra il XVI e XIX secolo portò alla costruzione di un insediamento diffuso testimoniato da un centinaio di borgate isolate. Gli abitati e le stalle private erano avanzati lungo gli itinerari di fondovalle rosicchiando spazi al bosco e ai pascoli pubblici. Lungo le tre valli si distribuivano sui ripiani più solidi e assolati dello stretto ambiente alpino. La difficile realtà geomorfologica rallentò l’espansione dei villaggi che furono abitati fino alla fine della seconda guerra mondiale quando il fenomeno dell’emigrazione, ma ancor di più l’insediamento di due grandi e moderne dighe, comportò l’abbandono delle vecchie sedi umane.

La diga di Ca Zul e Selva furono completate tra il 1963 e il 1967 e raccoglie l’acqua dei due rami del Meduna, mentre quella di Selva costituisce un argine all’acqua del Silisia.

Il primo ha un bacino imbrifero di 40 Kmq e una capacità di nove milioni di metri cubi, mentre quella di Selva ne contiene trentaseimilioni con un bacino di poco minore.

Da quando i vincoli idrogeologici e i due manufatti hanno sostanzialmente cambiato il regime d’uso di queste valli asprissime l’ambiente naturale si è ripreso gli spazi un tempo conquistati da pastori e agricoltori. La costruzione di queste grandi infrastrutture moderne in realtà ha determinato un aumento della naturalità che è stato riconosciuto anche con l’inserimento di questo settore alpino nel Parco delle Dolomiti Friulane.

Oggi questo complesso sistema idraulico può diventare nuovamente utile non solo per la produzione dell’energia ma anche come regolatore delle piene del sistema fluviale del Cellina-Meduna che ultimamente ha provocato non pochi danni a Pordenone e dintorni.

La nostra associazione tra il 2007 e il 2008 ha partecipato al “Laboratorio Livenza” che aveva per scopo una sorta di consultazione attiva dei portatori d’interesse rispetto al Piano di Sicurezza Idraulica elaborato dall’Autorità di Bacino. Lo stesso prevede la costruzione di una galleria che permetta di collegare meglio i due bacini regolarizzando la trattenuta dell’acqua in occasione di precipitazioni particolarmente pericolose. Con questa escursione faremo il possibile per renderci conto delle implicazioni connesse con questa opera.

 

L’escursione

L’escursione prevede di partire a piedi dalla borgata di Inglagna, un insediamento sparso abitato in modo permanente dal 1647, per salire lungo il rio omonimo fino alla località di Spinispes. Qui visiteremo l’insediamento temporaneo e le grandi opere costruite in passi per poter coltivare un suolo artificializzato. Da qui passeremo nel bacino idrografico del Meduna percorrendo una lunga galleria costruita in occasione dell’edificazione degli sbarramenti. Raggiungeremo il bacino di Ca Zul e lo costeggeremo cogliendo i cambiamenti avvenuti nella valle negli ultimi tre secoli. Grazie alla nuova passerella costruita dal Parco raggiungeremo la sponda destra del fiume per arrivare all’insediamento permanente più alto del bacino del Canale del Meduna: i ruderi di Selis.

Da qui rientreremo alla volta della galleria e raggiungeremo la diga di Selva. Da qui percorremmo la sella che divideva il bacino dell’Inglagna da quello del Silisia raggiungendo Zouf e Staligial, due insediamenti seicenteschi.

Da qui scenderemo nuovamente a Inglagna per riprendere le auto.

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