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Scarpe & Cervello 2009


 Domenica 28 giugno 2009

 

Le infrastrutture dell’energia:

le dighe dell’alta Val Meduna

 

Ritrovo ore 9,00 presso la diga di Redona all’ingresso della valle

 Il bacino di Selva

 Dopo il secondo conflitto mondiale in Val Meduna furono costruiti tre grandi bacini artificiali dedicati alla produzione dell’energia idroelettrica. L’escursione ci porterà a visitarli cogliendo gli esiti sociali e paesaggistici di queste estese infrastrutture che hanno sommerso una mezza dozzina di   villaggi. Queste impervie valli furono radicalmente abbandonate e sono oggi una delle zone più selvagge dell’intero Friuli. Con questa escursione visiteremo i bacini di Selva e del Ciul visitando anche i villaggi abbandonati di Selis, Zouf e Staligial costatando di persona l’ipotesi di riconvertire questi grandi manufatti a una nuova funzione di controllo delle piene a sollievo degli insediamenti di pianura.

 

Gli oggetti del moderno e l’assetto dell’insediamento antico

L’introduzione di una serie di opere idrauliche finalizzate alla produzione dell’energia elettrica nelle valli secondarie della Val Meduna sconvolse l’originario sistema insediativo. Il Canal Grande, Piccolo e quello del Silisia erano state le valli che per ultime erano state influenzate dall’espansione insediativa che a Tramonti tra il XVI e XIX secolo portò alla costruzione di un insediamento diffuso testimoniato da un centinaio di borgate isolate. Gli abitati e le stalle private erano avanzati lungo gli itinerari di fondovalle rosicchiando spazi al bosco e ai pascoli pubblici. Lungo le tre valli si distribuivano sui ripiani più solidi e assolati dello stretto ambiente alpino. La difficile realtà geomorfologica rallentò l’espansione dei villaggi che furono abitati fino alla fine della seconda guerra mondiale quando il fenomeno dell’emigrazione, ma ancor di più l’insediamento di due grandi e moderne dighe, comportò l’abbandono delle vecchie sedi umane.

La diga di Ca Zul e Selva furono completate tra il 1963 e il 1967 e raccoglie l’acqua dei due rami del Meduna, mentre quella di Selva costituisce un argine all’acqua del Silisia.

Il primo ha un bacino imbrifero di 40 Kmq e una capacità di nove milioni di metri cubi, mentre quella di Selva ne contiene trentaseimilioni con un bacino di poco minore.

Da quando i vincoli idrogeologici e i due manufatti hanno sostanzialmente cambiato il regime d’uso di queste valli asprissime l’ambiente naturale si è ripreso gli spazi un tempo conquistati da pastori e agricoltori. La costruzione di queste grandi infrastrutture moderne in realtà ha determinato un aumento della naturalità che è stato riconosciuto anche con l’inserimento di questo settore alpino nel Parco delle Dolomiti Friulane.

Oggi questo complesso sistema idraulico può diventare nuovamente utile non solo per la produzione dell’energia ma anche come regolatore delle piene del sistema fluviale del Cellina-Meduna che ultimamente ha provocato non pochi danni a Pordenone e dintorni.

La nostra associazione tra il 2007 e il 2008 ha partecipato al “Laboratorio Livenza” che aveva per scopo una sorta di consultazione attiva dei portatori d’interesse rispetto al Piano di Sicurezza Idraulica elaborato dall’Autorità di Bacino. Lo stesso prevede la costruzione di una galleria che permetta di collegare meglio i due bacini regolarizzando la trattenuta dell’acqua in occasione di precipitazioni particolarmente pericolose. Con questa escursione faremo il possibile per renderci conto delle implicazioni connesse con questa opera.

 

L’escursione

L’escursione prevede di partire a piedi dalla borgata di Inglagna, un insediamento sparso abitato in modo permanente dal 1647, per salire lungo il rio omonimo fino alla località di Spinispes. Qui visiteremo l’insediamento temporaneo e le grandi opere costruite in passi per poter coltivare un suolo artificializzato. Da qui passeremo nel bacino idrografico del Meduna percorrendo una lunga galleria costruita in occasione dell’edificazione degli sbarramenti. Raggiungeremo il bacino di Ca Zul e lo costeggeremo cogliendo i cambiamenti avvenuti nella valle negli ultimi tre secoli. Grazie alla nuova passerella costruita dal Parco raggiungeremo la sponda destra del fiume per arrivare all’insediamento permanente più alto del bacino del Canale del Meduna: i ruderi di Selis.

Da qui rientreremo alla volta della galleria e raggiungeremo la diga di Selva. Da qui percorremmo la sella che divideva il bacino dell’Inglagna da quello del Silisia raggiungendo Zouf e Staligial, due insediamenti seicenteschi.

Da qui scenderemo nuovamente a Inglagna per riprendere le auto.

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Via le leggi di García Il gran giorno degli indigeni

PERU
 
Via le leggi di García Il gran giorno degli indigeni
 
Fonte: Il Manifesto   di: Maurizio Matteuzzi
20-6-09
 
Parlare di «giorno storico» è un po’ inflazionato. Ma questi sicuramente sono giorni storici per le etnie indigene del Perú che, pagando un altissimo prezzo di sangue, stanno festeggiando l’annullamento delle leggi che il presidente Alan García aveva voluto a ogni costo per «onorare» il Trattato di libero commercio (Tlc) firmato con gli Stati uniti (anche lui aveva definito «un giorno storico» quello del 14 dicembre 2007 in cui l’«amico» George W. Bush aveva firmato il Tlc).
Ieri Daysi Zapata, vice-presidente della confederazione indigena amazzonica che ha guidato la protesta, ha annunciato la fine dei blocchi dei fiumi e delle strade nei sei dipartimenti del nord che da aprile si erano dichiarati «en insurgencia». «Questo è un giorno storico per i popoli indigeni perché dimostra che le nostre richieste e battaglie erano giuste», ha detto.
La situazione era precipitata il 5 giugno quando il Congresso aveva rinviato il dibattito sulla revoca delle leggi contestate e García aveva ordinato a esercito e polizia la repressione. A Bagua, una cittadina mille km a nord della capitale, ci furono più di 50 morti, 30 indigeni e 22 poliziotti.
La decina di decreti erano stati imposti nel 2008 da García, un ex-socialdemocratico convertitosi al neo-liberismo puro e duro, in teoria per «mettere ordine» nella proprietà delle terre e nella concessione dei diritti di sfruttamento delle enormi risorse naturali - minerarie e agricole - dell’Amazzonia peruviana. In pratica quelle leggi dovevano spianare la strada alla vendita alle grandi compagnie transnazionale di 45 milioni di ettari appartenenti allo stato e alle comunità indie. Le organizzazioni indie, in cui era emersa la figura di Alberto Pizango, aveva cercato invano di farsi ascoltare ma García, un teorico dello «sviluppo» a ogni costo in un paese in cui più del 50% della popolazione è indigena e povera - e quindi dell’apertura totale delle porte alle compagnie straniere - non voleva sentire ragioni. Lui e il suo primo ministro, Yehuda Simon - un ex «socialista» - cercavano di far credere che a muovere gli indigeni fossero agenti stranieri (intanto avevano incriminato Pizango di ogni genere di reati) e che le leggi sarebbero passate. Invece no. Dopo proteste e incidenti cruenti anche nel centro di Lima, Simon ha annunciato le sue dimissioni, García (screditatissimo dopo tre anni di presidenza) è apparso in tv per fare una mezza autocritica e il Congresso, dopo un dibattito di 5 ore, ha annullato le due leggi più controverse con 82 voti contro 12.
Sono due visioni dello sviluppo antitetiche a scontrarsi. Quella dello sfruttamento senza freni delle risorse ambientali e quella delle popolazioni originarie impegnate a sostenere i diritti alla vita e all’acqua prima che al petrolio (e al rame, all’oro, all’etanolo…).
Le vicende peruviane hanno avuto anche riflessi internazionali. Il governo di Lima se l’è presa con il Nicaragua di Ortega, nella cui ambasciata Pizango si era rifugiato, per avergli concesso asilo politico. Poi con il Venezuela di Chávez e la Bolivia di Morales che avevano sostenuto le buone ragioni della rivolta indigena. García ha richiamato l’ambasciatore peruviano da La Paz dopo che Evo Morales aveva definito i massacri di Bagua come «un genocidio provocato dal libero commercio».
La guerra non finirà qui. García ci riproverà. Ma oggi per gli indigeni del Perú e non solo per loro, è un «giorno storico».

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MANIFESTAZIONE REGIONALE A UDINE

    Sentiamo l’esigenza e l’urgenza di ritrovarci, di denunciare, di dichiarare con forza alcuni NO e di affermare alcuni SI in modo partecipato, pubblico, nella pluralità di culture, lingue, religioni. 
    L’interdipendenza planetaria, i diritti umani e la sicurezza uguali per tutte/tutti che abitano il Pianeta rendono evidenti chiusure e aggressività nei confronti dei poveri, dei deboli, degli stranieri. 

  • La crudeltà dei respingimenti che hanno violato i diritti umani, la Convenzione di Ginevra, la Costituzione;
  • il decreto sicurezza criticato anche dal Consiglio Superiore della Magistratura;
  • le pretestuose decisioni di chiusura di ambulatori medici al servizio di cittadini italiani e stranieri anche     irregolari, in contrasto con la Costituzione e l’attuale legge sull’immigrazione Bossi-Fini;
  • la proposta di legge regionale n. 39 (“Narduzzi e altri”) che prevede almeno quindici anni di residenza in   regione  per l’accesso alle prestazioni sociali:

tutto ciò crea un clima generale di discredito della libertà, dei diritti universali, della democrazia, di irrisione del Parlamento e delle Istituzioni, di comportamenti irriverenti dell’etica del bene comune e ci portano a dire 

CON SDEGNO ETICO, CON FORTE IDEALITA’, CON IMPEGNO CONCRETO 

NO

ad un welfare regionale che discrimini le persone in base alla loro provenienza; ai contenuti demagogici del DDL Sicurezza; a razzismo, xenofobia e discriminazioni 

SI

ad un welfare che promuova l’integrazione e la coesione sociale, i diritti alla protezione dell’infanzia, il diritto allo studio e al sostegno alle famiglie, che sono diritti di tutti; ad ogni diritto di cittadinanza; ad un’Italia che rispetti il diritto d’asilo; ad una Regione e ad un Italia in cui la sicurezza si fondi sulla tutela dei diritti per tutte/i e si garantisca con la crescita etica e culturale di ciascuna e ciascuno. 

SABATO 27 giugno 2009 – UDINE

ore 16.00  ritrovo in Piazza San Giacomo;

ore 16.45  corteo attraverso il centro fino a Piazzale Venerio, con interventi di migranti, associazioni, sindacati e Sindaco di Udine

 

Iniziativa promossa dalla Rete Diritti di Cittadinanza FVG, Centro Balducci,  CGIL, ACLI, RdB-CUB, Associazione Immigrati di Pordenone, Donne in Nero-Ud, Associazioni “La Tela” e “Officina del Mondo”-Ud

 

Prime adesioni: ALEF FVG, ANPI prov. Ud, ARCI prov. Ud, ASEF FVG, ASGI FVG, Associazioni “Bhairab” e “Bimas”-Monfalcone, Associazione Ce.Si.-Ud, Associazion Culturâl “el  tomât” di BUJE, Associazione dei Serbi Nicola Tesla FVG, Associazione “ICARO”, Associazione “PSII” – Ud, Associazione “Mediatori di Comunità”, Associazione Tricolorul di Romania, Associazione UNITA’ ex URSS, Associazione “Vicini di casa”, Bande Garbe, CACIT - TS, Casa Internazionale delle Donne di Trieste, CIAM, Circolo Mediatori Culturali-Linguistici dell’Acli, Cobas Scuola, Comitato “Noi non segnaliamo” PN, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comunità “Arcobaleno” - GO, Conferenza Volontariato Giustizia del FVG, GR.I.S. FVGSIMM, ICSTS, Nigerian Association FVG, Radio Onde Furlane, UILFVG, Partito della Rifondazione Comunista FVG, Partito Democratico FVG, Partito Umanista FVG, Sinistra e Libertà FVG

 

PN partenza in corriera ore 14,45 x prenotare posti tel Mauro(3355312758) o Michele(3384475550)

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