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Biblioteca vivente 10 ottobre a Maniago

 

                              

                                  

Le persone sui nostri scaffali.

 

“Quand’è l’ultima volta che avete preso in mano un libro? Intendo l’insieme di carta che odora d’inchiostro rilegato in maniera più o meno elegante, con cui purtroppo abbiamo sempre meno legami, che come ogni persona ha qualcosa da raccontar … Come ogni persona … E’ proprio quest’ultima la parola chiave del progetto che è stato la Biblioteca dei libri Viventi, al quale la nostra classe ha partecipato. Ogni sillaba, ogni termine, ogni carattere è stato sudato dall’autore; e lo stile, la storia, la psicologia dietro alla penna, e persino l’impaginazione effondono un po’ dell’umanità dello scrittore in quello che altrimenti sarebbe un mero insieme di cellulosa. Ed è proprio questa umanità che fa del libro quella che potremmo considerare una persona, con i suoi difetti, i suoi pregi, che ci appassiona, ci fa venire voglia di conoscerlo meglio, e che a volte ci fa persino odiarlo”.  Silvia, scuola superiore di Udine, scrive così dopo aver partecipato ad una biblioteca dei libri viventi e il viaggio itinerante delle biblioteche dei libri viventi continua. Prossimo appuntamento per tutti il 10 ottobre 2014 in piazza alle ore 10.30 , biblioteca dei libri viventi realizzata grazie ad ARCI territoriale di Udine e Pordenone che coinvolge 260  giovani adulti delle scuole secondarie di primo grado di Maniago e Montereale Valcellina e il Liceo Torricelli di Maniago.  L’evento della biblioteca dei libri viventi , curata e realizzata da Damatrà, ha coinvolto i giovani adulti in un percorso preparatorio che li ha “equipaggiati”  a diventare libri . Ogni cittadino può cosi avvicinarsi al banco prestiti, scegliere tra un nutrito catalogo di oltre 60 libri e sedersi comodamente ad ascoltare.  Alle 10 classi che parteciperanno in qualità di lettori verrà data la possibilità , oltre che di leggere i libri viventi, anche di leggere il  territorio, con un offerta che si realizza grazie alla disponibilità di Assessori e bibliotecarie che accompagneranno in visita alla Loggia,  agli Archivi del Comune e Parrocchia e alla vecchia scuderia del palazzo Attimis, ma anche grazie alle curatrici del Museo, alla libraia della Naf Spazial, al circolo Menocchio e all’illustratore Emanuele Bertossi.

Per info Damatrà onlus 0432 235757

3331333549

Vajont 1963

Progetto Radio Aut

Bando di Concorso “Vajont: 50 anni dopo”

Rete di Solidarietà

CIRCOLO ARCI “Tina Merlin”
Montereale Valcellina
Con sede in Via Ciotti, n. 11 a Montereale Valcellina, c.a.p.33086 (PN) ITALIA
C.F. 90007560932  Telefono 0427799685 e-mail arcimontereale@libero.it  www.arcitinamerlin.it

    Stiamo cercando di mettere in piedi una “rete di solidarietà” per affrontare le emmergenze legate alla presenza sul nostro territorio di persone in difficoltà e bisognose di aiuto morale e materiale. Ci piacerebbe che questa iniziativa umanitaria veda l’adesione e il contributo di molte/i sensibili e disponibili ad affrontare le varie situazioni, in particolare quelle a noi più vicine e/o conosciute.  

    A seguito della riunione di Venerdì 18 Settembre u.s.. i presenti hanno costituito la “Rete di solidarietà 2009”, si ritiene importante allargare ad altri al fine di aumentare il numero degli interessati.
    Oltre ad affrontare i problemi contingenti e urgenenti, si è deciso di avviare una serie di iniziative che permettano di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del disagio e dell’integrazione, inoltre si è deciso si cominciare la raccolta di un fondo per venire incontro alle spese collegate alla regolarizzazione di alcune situazioni già in corso di definizione, mettendosi in contatto con la sede del circolo.
    Si ritiene importante che l’adesione di singoli e/o associazioni, sia di tipo “collaborativo” e “propositivo”.
    La sede il circolo Arci “Tina Merlin”, è stata indicata come sede della Rete.
   
 
Per saperne di più, potete telefonare e/o incontrarci presso il Circolo Arci in orario di apertura (Martedì, Venerdì e Sabato dalle ore 18,30 alle ore 20,00) o al numero di Telefono 0427799685, www.arcitinamerlin.it.

La Rete di Solidarietà si incontrerà ogni venerdì, salvo iniziative di rilievo nel territorio, presso il Circolo ARCI “Tina Merlin” di Montereale Valcellina per una cena di solidarietà. 

L’aggressione agli studenti romani e la complicità di Cgil e PD

Gli scontri alla Sapienza

La selvaggia aggressione di oggi a Roma ai danni degli studenti che volevano uscire dall’Università per protestare contro la politica scolastica governativa - che ha provocato numerosi feriti tra ragazzi/e inermi a cui va la nostra totale solidarietà - è stata materialmente condotta da “forze del disordine” istigate da un ministero degli Interni che sembra garantire copertura ad ogni violenza poliziesca. Ma gli strumenti politici per l’aggressione sono stati forniti anche da tutti i partiti della opposizione parlamentare (PD in prima fila), nonchè dai sindacati concertativi (Cgil in prima fila), che hanno sottoscritto un dittatoriale Protocollo per vietare a Roma qualsiasi forma di protesta che non si svolga in sei piazze prestabilite e in sei itinerari. Secondo il Protocollo non si potrebbe protestare davanti a ministeri, uffici pubblici, sedi aziendali o padronali, Parlamento e sedi politiche: insomma, non si potrebbe portare il conflitto davanti alle sedi delle “controparti”. La motivazione dell’intralcio al traffico è totalmente fasulla: gran parte del centro storico è pedonalizzato o riservato al solo traffico dei residenti (clamoroso il divieto al Parlamento e al Senato, al Campidoglio o a Piazza Navona, tutte zone vietate al traffico). In realtà si vuole impedire che si manifesti ogni forma di conflitto nelle strade, in linea con il tentativo di vietare lo sciopero nei servizi pubblici, nel timore di una valanga crescente di proteste di fronte alla sempre più micidiale crisi. Ma il governo ha trovato la complicità e collaborazione di Cgil, Cisl, Uil nonchè del PD, IdV e degli altri partiti di opposizione che, mentre fingono di protestare contro i progetti liberticidi berlusconiani, si fanno portatori del più brutale attacco al diritto di manifestare degli ultimi 60 anni. Suona insopportabilmente ipocrita il comunicato di solidarietà agli studenti da parte di una Cgil senza la cui firma il Protocollo non sarebbe stato proponibile e che fino a ieri lo ha difeso in comunicati e interviste. I Cobas, insieme alle altre forze del Patto di Base (Cub e SdL) si sono già rifiutati di accettare i diktat polizieschi in occasione delle manifestazioni dei lavoratori Telecom e di quelli dei Trasporti: e continueranno così per far saltare l’ignobile Protocollo e aiutare i cittadini/e romani a riconquistare rapidamente il diritto di manifestare liberamente.
 
COBAS – Comitati di Base della Scuola  

Ecco le immagini: http://www.youtube.com/watch?v=zNeqV5GmUEA

Dio non si taglia

di Roberta Carlini
La scure della Gelmini risparmia gli insegnanti di religione. Che sono 25 mila. E costano 800 milioni l’anno
Il presidente della Cei Angelo Bagnasco
Zona protetta, qui non si taglia. E neanche si riordina. I 25.694 insegnanti di religione nella scuola pubblica italiana sono al riparo dallo tsunami di tagli e proteste che l’ha investita. Anzi, sono destinati ad assumere un peso crescente, essendo le loro ore intoccabili nella generale riduzione dell’orario delle lezioni in classe. Lo dice anche la Gelmini: macché maestro unico, c’è anche l’insegnante di religione. Che alle elementari e alle materne fa due ore a settimana per classe. Solo che adesso sono due su 30 (o 40, se c’è il tempo pieno), dall’anno prossimo saranno 2 su 24: l’8,3 per cento dell’orario curricolare.

Quadro orario a parte, a fare i conti in tasca alla spesa della scuola pubblica per gli insegnanti di religione si trova qualche sorpresa. A partire dal numero complessivo: in aumento costante, per le massicce immissioni in ruolo fatte negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2007 sono stati assunti oltre 15mila tra maestri e professori di religione. Adesso superano i 25mila, e cifra più cifra meno costano 800 milioni all’anno. Ottocento milioni pagati da tutti, incomprimibili e insindacabili. E non solo perché oggetto di un accordo sottoscritto con uno Stato estero: non è che nei patti col Vaticano siano stati scritti anche i dettagli organizzativi e burocratici, e spesso sono questi a fare la differenza. Un esempio: mentre da tutte le parti ci si affanna per razionalizzare, accorpare, risparmiare, l’insegnante di religione è attribuito rigidamente per classe. Questo vuol dire che c’è sempre, anche se solo uno studente di quella classe opta per l’insegnamento della religione. Ma anche senza arrivare al caso estremo, facciamo un’ipotesi vicina alla realtà di molti quartieri delle grandi città: se ci sono due classi con dieci studenti ciascuna che scelgono la religione, queste non si possono accorpare per quell’ora. Un meccanismo che moltiplica le ore e le cattedre. Diventa interessante, a questo punto, sapere quanti studenti scelgono l’ora di religione, per capire perché il numero degli insegnanti è cresciuto e se potrebbero essere utilizzati meglio: senonché la Pubblica istruzione questa informazione non la fornisce. È un dato che gli uffici statistici del ministero hanno, ma non è a disposizione del pubblico.
Allora bisogna andare alla fonte direttamente interessata, la Cei, per sapere qualcosa. E la Cei ci dice che nella media italiana il 91,2 per cento degli studenti si avvale dell’ora di religione: si va dal 94,6 delle elementari all’84,6 delle superiori. Sembrano tantissimi. E però sono in calo dal 2000 (allora erano sul 94 per cento). Il che segnala un primo paradosso: mentre diminuiva il numero degli studenti ‘avvalentisi’, aumentava quello dei maestri e prof di religione. I quali sono per la maggioranza donne, quasi sempre non ecclesiastici, mediamente un po’ più giovani degli altri insegnanti. Quello che la Cei non dice (e il ministero si guarda bene dal far sapere) è come sono distribuiti: si sa che nelle scuole delle grandi città e nei quartieri con maggiore presenza di stranieri le percentuali scendono molto, ma nel dettaglio non si può andare. Anche perché, qualunque numero venga fuori, vale la rassicurazione del ministro Gelmini: “Gli insegnanti di religione non si toccano”. Può toccarli solo la stessa Curia che ha dato loro l’idoneità all’insegnamento, revocandogliela, anche per motivi morali o personali, come una convivenza fuori dal matrimonio o cose simili. In quel caso, si è stabilito qualche anno fa, l’insegnante di religione immesso in ruolo non perde il posto, ma può far valere i suoi titoli per insegnare altre materie: scavalcando altri precari con meno santi in paradiso.
(26 novembre 2008)