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Se Gesù fosse nato nell’Italia 2000

BRESCIA - A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L’amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l’operazione “White Christmas”, come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.
Un nome scelto proprio perché l’operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l’ideatore dell’operazione, l’assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”.
Brescia, il comune di Coccaglio lancia l’operazione “White Christmas”
I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari
Un bianco Natale senza immigrati
Per le feste il comune caccia i clandestini
Obiettivo: “Far piazza pulita” dice il sindaco. E l’assessore alla Sicurezza afferma
“Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana”
Quindi, se al posto di 2000 anni fa succedesse adesso,
il Natale sarebbe potuto essere così…
25 dicembre 2009: “Trovato neonato in una stalla. La polizia e i servizi sociali indagano. Arrestati un falegname e una minorenne”. L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino grazie alla segnalazione di un comune cittadino (obbediente all’invito del ministro Maroni): aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre extracomunitaria, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne.
Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi delle forze dell’ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H di Nazareth, ha opposto resistenza spalleggiato da alcuni pastori e tre stranieri presenti sul posto. Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto.
(continua…)
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Buen vivir Per una nuova democrazia della Terra

Presentazione del libro di Giuseppe De Marzo

Buen vivir

Per una nuova democrazia della Terra

prefazione di Adolfo Pérez Esquivel

postfazione di Gianni Minà, Edizioni EDS 2009

Sarà presente l’autore

  • 13 Gennaio - UDINE - Libreria Friuli ore 18.00 Via Dei Rizzani,1/3
  • 14 Gennaio - TRIESTE - Libreria Minerva ore 18.00 Via San Nicolò, 20
  • 15 Gennaio - PORDENONE - Casa del Popolo di Torre ore 20.45 Via Carnaro, 10
  • 16 Gennaio - GORIZIA - Libreria Ubik ore 16.00 Corso Giuseppe Verdi, 119

I paradossi dei nostri tempi. Un altro orizzonte: ripensare il paradigma di civiltà riunificando cultura e natura. Dai conflitti ecologici distributivi la nascita delle nuove soggettività. Nuove pratiche e linguaggi per superare la rottura del contratto sociale.

L´umanità è immersa in una crisi inedita, le cui cause vanno indagate in profondità. Cause complesse che mettono in luce l´insostenibilità politica e sociale di un modello di sviluppo che ha dimostrato la sua inadeguatezza e che pone domande forti, legate alla sopravvivenza stessa dell´uomo sul pianeta. Concetti e strumenti come riformismo e rivoluzione non riescono oggi ad affrontare e a risolvere problemi così complessi e interdipendenti. La conseguenza è un altro enorme paradosso: vivere un tempo in cui vengono poste domande forti ma le risposte appaiono estremamente deboli. Domande come: esiste un´alternativa al modello capitalista? è realizzabile migliorare la vita di miliardi di persone tenute ai margini? si può coniugare l´economia con la difesa dell´ambiente? è possibile sperimentare un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza? Dall´America latina all´Asia, all´Africa, a molte comunità e territori
del Nord del mondo i conflitti ambientali e sociali hanno creato le condizioni per la formazione di un campo nuovo. Una sociologia dell´assenza che a partire dalla democrazia deliberativa e dalla responsabilizzazione collettiva lavora alla costruzione di un nuovo paradigma di civiltà, fondato sul buen vivir e su una relazione armoniosa con la natura. Educazione popolare, autogoverno, orizzontalità, giustizia sociale, mutualismo, creatività e decolonizzazione del potere sono gli strumenti e le pratiche che l´ecologismo dei poveri utilizza per costruire una democrazia della Terra. Il protagonismo dei movimenti indigeni, dei movimenti impegnati per la difesa dei beni comuni e per i diritti di cittadinanza mette in luce la rottura del contratto sociale e la necessità di ridefinirlo a partire dalle nuove condizioni poste dalle crisi.

Giuseppe De Marzo, economista, attivista e portavoce dell´associazione A Sud.

 (continua…)

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Evo de nuevo!

 

Di  Marco Consolo

Dopo l’Uruguay tocca alla Bolivia. Nelle elezioni di domenica, Evo Morales si conferma Presidente ed il Movimento Al Socialismo (MAS) vince al primo turno con il 63%. Il MAS è l’unica forza con peso nazionale e sbaraglia  la destra di Manfred Reyes Villa, del partito Plan Progreso para Bolivia (PPB-CN) che a malapena raggiunge il 23%. A Reyes non resta che riconoscere la sconfitta e parlare di “polarizzazione del Paese”, seguendo il copione già visto in Venezuela e Uruguay.

Decisivo per la vittoria il voto della capitale La Paz e della città di El Alto, in prima fila nella cosiddetta “battaglia del gas” contro le privatizzazioni, e nelle mobilitazioni che avevano costretto alla fuga l’ex-Presidente Gonzalo Sanchez de Lozada responsabile della repressione con più di 60 morti, attualmente nascosto negli Sati Uniti. Ma la vittoria del MAS è impressionante in tutto il Paese, a Cochabamba, Oruro, Potosì. E si avanza nelle regioni di Beni, Pando, Santa Cruz, Tarija, le regioni della cosiddetta “mezza-luna”, protagoniste delle rivolte “autonomiste” e della destabilizzazione golpista dei mesi passati, in cui l’opposizione mantiene una significativa presenza.

Le elezioni hanno confermato il Presidente Morales, il vice-presidente Alvaro Garcìa Linera, ed eletto130 deputati e 36 senatori ( rispettivamente 90 e 25 al MAS) che conformano la futura Assemblea Legislativa Plurinazionale, il nome del Parlamento così definito dalla nuova Costituzione. Un processo elettorale limpido e trasparente, come confermato anche da più di un centinaio di osservatori internazionali.

Più di 5 milioni i boliviani chiamati al voto, una cifra record raggiunta grazie ad una campagna massiccia di iscrizione all’anagrafe elettorale. Infatti per la prima volta hanno votato quasi 400.000 persone, popoli originari nella totalità, esclusi storicamente dalla partecipazione e dal voto. Fantasmi per l’oligarchia ed i latifondisti che hanno dominato la vita politica del Paese per decenni. 

E per la prima volta, grazie al voto all’estero, hanno votato anche migliaia di emigrati, in gran parte dal Brasile, Spagna, Argentina, Stati Uniti, ma anche dall’ Italia.

Fino all’ultimo, la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione nazionali e non solo, tuttora in mano ai poteri forti, hanno cercato di boicottare Morales, schierandosi apertamente con l’opposizione. “Stavo ascoltando la CNN, il miglior alleato della destra, dei vende-patria, dei neo-liberisti” aveva denunciato Morales a poche ore dalle elezioni. “In queste ore si mettono insieme per cercare di sconfiggerci con qualsiasi bugia, con qualsiasi accusa” ha denunciato Evo davanti a truppe scelte delle Forze Armate e della Polizia dedicate alla lotta contro il narcotraffico. L’analisi politica della CNN è stata affidata a Jimena Costa, una ex-candidata presidenziale dell’opposizione, sconfitta nel tentativo di coordinare un fronte contro Morales. Per il ministro degli Esteri, David Choquehuanca, “nel passato le relazioni con gli Stati Uniti sono state marcate dalla loro ingerenza. Stiamo iniziando da poco un nuovo tipo di rapporti che vorremmo basati sul mutuo rispetto, ma sappiamo che non sarà facile”. 

“Queste elezioni sono un fatto storico” ha continuato il Ministro. “Per la prima volta nei 180 anni di vita repubblicana, abbiamo l’opportunità di eleggere membri di un’Assemblea Legislativa Plurinazionale che dovranno operare in funzione degli interessi di tutti i boliviani, tenendo conto dei popoli originari,  e non solo di una minoranza”.

E’ festa grande

Dal palco del Palazzo presidenziale, Evo Morales non riesce a contenere l’emozione, circondato dai suoi ministri e dai dirigenti dei movimenti sociali. “Evo de nuevo !!!”, “UH AH, Evo no se va !!!” saluta la folla che straripa nella storica Piazza Murillo, tra l’ondeggiare di bandiere boliviane, azzurre, wiphalas, di una marea di cappelli tipici e dei caschi dei minatori.

Evo Morales prende la parola dopo le note dell’inno nazionale: “Viva la Bolivia e la sua dignità”. E’ una rivoluzione democratica e culturale al servizio del popolo boliviano, che scrive la storia grazie alla sua coscienza, dimostrando che si può cambiare in funzione dell’eguaglianza e la dignità del nostro popolo”.

“Ora abbiamo una enorme responsabilità: accelerare ed approfondire questo processo di cambiamento politico, culturale, economico che ha ottenuto un appoggio di più del 60%. E’ un progetto non solo di un partito, ma di tutto il popolo”. “La nostra vittoria non è solo dei boliviani, ma è un giusto riconoscimento ai presidenti e popoli antimperialisti. Sono sorpreso del risultato: abbiamo vinto nonostante avversità, bugie, provocazioni di tutti i tipi, anche attraverso internet”. “Non abbiamo vinto in tutti i dipartimenti, ma siamo cresciuti. Ringrazio la Centrale Operaia Boliviana (COB), la classe media, i movimenti sociali per il loro sforzo, ed anche coloro che non essendo del MAS hanno appoggiato questo processo  e che hanno capito che la nostra priorità è la Bolivia, andando oltre gli interessi regionali o di settore. Abbiamo davanti un cammino aperto, fatto di dialogo nel quadro di una costituzione approvata per la prima volta dal popolo boliviano. Oggi abbiamo il dovere di portare avanti i nostri impegni, popolo e governo devono stare uniti. Correggendo gli errori, perché se si sbaglia il popolo deve correggerci. I movimenti sociali hanno l’obbligo di controllare il governo per garantire questa rivoluzione democratica”.

Fin qui il discorso ufficiale del Presidente appena rieletto.

Da domani le priorità sono la giustizia, ma soprattutto la legge quadro sull’autonomia in base alla nuova Costituzione. Infatti, come si ricorderà, nel 2006 si erano svolti referendum promossi dai governatori dell’opposizione fuori dal quadro costituzionale,  per decidere l’autonomia dal governo centrale. Morales si era opposto sostenendo che la destra puntava alla secessione ed alla divisone del Paese. Ma il “si” aveva vinto nelle ricche regioni della “mezza luna”, mentre aveva perso nel resto.  La scorsa domenica Cochabamba, Potosì, La Paz, Oruro e Chuquisaca hanno votato nuovi referendum per una “autonomia costituzionale”, quella proposta da Morales. Il voto di fatto rappresenta un’accettazione velata degli Statuti Autonomisti della “mezza luna” ed al massimo il governo potrà modificare i testi autonomisti elaborati dagli “oligarchi”.

Vinta questa battaglia il “socialismo del buen vivir” di Evo dovrà mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: un computer per ognuno dei 135.000 maestri; la costruzione ed il lancio del satellite Tupak Katari, l’industrializzazione del  litio che si trova nel “salar de Uyuni”; la creazione di un’assistenza sanitaria per tutti ed una specifica assistenza agricola per i contadini; la costruzione di strade e centrali idroelettriche.

La strada è lunga per uno dei Paesi andini più poveri dell’Abya Yala, il continente che ha ritrovato la sua dignità.  

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Castagne e… musica

Sabato 28 novembre dalle ore 18:00

presso i locali del Circolo si svolgerà l’iniziativa:

Castagne e… musica”

Ci saranno tante Castagne e musica dal vivo con “Nani & Meto” e altri musicisti.

Il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto alla “Rete di Solidarietà”

Evento su Facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=182809509238

Per info: E-mail: arcimontereale@libero.it

 

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Manifestazione regionale welfare a Trieste martedì 27 ottobre

 CGIL Friuli Venezia Giulia    Unione Sindacale Regionale CISL    Unione Italiana Lavoratori UIL

Via Vidali, 1 34129 TRIESTE             Piazza Dalmazia, 1 34132 TRIESTE Via Polonio,           Via Polonio, 5 34125 Trieste – 040 367800

Tel. 040/662003 fax 040/768844     Tel. 040/6706811 fax 0432/6706820     Tel. 040/367800 Fax 040/367803

 e-mail: cgil@fvg.cgil.it                        e-mail: usr.friulivg@cisl.it                      e-mail: urfriuliveneziagiulia@uil.it

 

 

Trieste, 20 ottobre 2009

 

Alla società civile del Friuli Venezia

Alle associazioni di tutela degli stranieri Giulia

Care amiche e cari amici, care compagne e cari compagni,

come vi sarà sicuramente noto, CGIL, CISL e UIL del Friuli Venezia Giulia hanno organizzato per il prossimo martedì 27 ottobre a Trieste una importante manifestazione di protesta per esprimente il totale dissenso alla legge regionale sul welfare, approvata dalla maggioranza del Consiglio regionale. Legge incostituzionale che vara politiche razziste e discriminatorie sia nei confronti dei cittadini italiani che nei confronti degli immigrati. Infatti queste norme colpiscono anche i cittadini italiani, ora residenti in altre regioni, che decidessero di spostarsi in FVG, i quali d’ora in poi, saranno sottoposti alla stesse odiose ed inaccettabili discriminazioni, assurdamente ideate per colpire gli immigrati regolari, che qui vivono, lavorano, si sposano, fanno figli e pagano le tasse ed i contributi come tutti gli onesti cittadini.

Siamo pertanto con la presente a chiedervi di unirvi alla nostra civile e ferma protesta, formalizzando la vostra auspicata adesione, che avremmo l’opportunità di comunicare in occasione della conferenza stampa che le segreterie regionali di CGIL-CISL-UIL hanno programmato per sabato 24 ottobre.

Le adesioni vanno comunicate a questi indirizzi:

renato.kneipp@fvg.cgil.it usr.friulivg@cisl.it luca_vicentini@uilfvg.it.

In attesa di un vostro positivo riscontro, inviamo cordiali e fraterni saluti.

 

p. Le segreterie regionali di CGIL-CISL-UIL

Franco Belci – Giovanni Fania – Luca Visentini

 

 

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE :

 

ore 14.30 concentramento in Piazza dell’Unità d’Italia

 

ore 15.00 partenza del corteo

 

arrivo in Piazza Oberdan davanti alla sede del Consiglio regionale

 

 

Per facilitare la presenza dei manifestanti dalle altre province le organizzazioni sindacali hanno predisposto il trasporto con dei pullman. Per saper gli orari di partenza vi invitiamo a rivolgersi presso le sedi territoriali di CGIL-CISL-UIL.

Segreterie Regionali del FRIULI VENEZIA GIULIA

 

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L’Arci aderisce all’appello sulla libertà di informazione promosso da Cordero, Rodotà e Zagrebelsky

Nell’esprimere la convinta adesione dell’Arci all’appello promosso da Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, ci interroghiamo con preoccupazione sullo stato di salute della democrazia nel nostro paese.

Quando tante donne e uomini, impegnati negli ambiti più diversi, sentono l’urgenza di levare la propria voce a difesa di un diritto fondamentale quale quello ad informare ed essere informati, significa che la malattia ha cominciato a corrodere la società, ma che per fortuna ci sono ancora gli anticorpi per reagire.

Con arroganza questo governo cerca di mettere a tacere, utilizzando ogni mezzo, qualsiasi voce critica, mal sopportando la normale dialettica democratica.

Noi non ci stiamo! Sulla libertà di informazione come sul rispetto dei diritti delle persone migranti si gioca tanta parte del nostro futuro. Sono temi su cui si misura la civiltà di una nazione. Sono stati e saranno terreno prioritario dell’impegno di tutta l’associazione nei mesi a venire.

Comunicato Stampa dell’Arci nazionale (1 settembre 2009)

(puoi firmare qui http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391107)

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Istigazione all’odio razziale: l’Arci denuncia la Lega e Renzo Bossi

Non è più sufficiente limitarsi all’indignazione di fronte alla barbarie cui siamo giunti!
Mentre il canale di Sicilia inghiotte altre decine di esseri umani; mentre nei Cie le dure condizioni di vita e la rabbia per una detenzione ingiustificata in uno stato di diritto spingono i migranti ad atti estremi di protesta, il sito ufficiale della Lega ospita un nuovo giochino che dovrebbe aiutare i suoi visitatori a passare il tempo fra una ronda e l’altra. “Rimbalza il clandestino”, così l’ha chiamato il suo ideatore, quel Renzo Bossi secondogenito del leader della Lega, assurto agli onori della cronaca perché successore designato del padre e per essere incappato nella cocciutaggine delle commissioni di esami che per tre volte gli hanno rifiutato il diploma di maturità.

Nel videogame appare l’immagine della nostra penisola circondata da barconi di clandestini. Bisogna col mouse farli sparire, confortati dall’eroico ideale di liberare il popolo italiota dal pericolo dell’invasione.

Verrebbe da dire: ma non è quello che già succede? Che altro sono i c.d. respingimenti in mare se non violenza programmata? I migranti non sempre muoiono subito affogati, come nel gioco in cui il barcone sparisce, ma quali drammi li aspettano una volta rimandati in Libia l’abbiamo già denunciato in troppi.

C’è però un limite, cui il rispetto di noi stessi oltre che quello per il nostro prossimo, dovrebbe richiamarci.

Alle leggi razziste di questo governo abbiamo risposto con la disobbedienza, la lotta politica e culturale a fianco dei migranti, la proposta di una grande manifestazione in autunno. A chi della vita di essere umani fa un gioco, ne irride le tragedie, ne simula la strage per divertimento, mentre le stragi vere si ripetono, rispondiamo anche appellandoci alla magistratura perché persegua i responsabili. La nostra legislazione prevede ancora - fino a che Bossi non ne imporrà la revisione - il reato di incitamento all’odio razziale. Che altro è “Rimbalza il clandestino”, se non cinico, stupido, barbarico odio razziale?

Per questo abbiamo deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica contro il partito della Lega Nord e contro Renzo Bossi.

Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci - (26/07/2009)

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Appello a tutte/i le socie e soci e simpatizzanti dell’ARCI

Montereale Valcellina, li 30.07.2009

Durante la riunione di Domenica scorsa con la Sig.ra Fofana (rappresentante di una delle comunità del Mali con sede a Udine) che ha l’incarico di dare assistenza e aiuto ai compatrioti, sono emerse novità e informazioni che ci sembra importante rendere pubbliche. Per prima cosa, abbiamo capito meglio, e perché, i ragazzi vivano una situazione di profondo disagio e di ansia, ciò è dovuto alla pressante richiesta da parte delle famiglie di continue somme di denaro, giustificate dai debiti contratti per poterli fare arrivare in Italia. Si tratta di cifre corrispondenti a 400 euro per ragazzo, somme per noi abbastanza contenute ma non certamente per loro. Inoltre, essendo in prossimità del Ramadan, che durerà tutto il mese di settembre, è loro tradizione che le persone dall’estero, mandino il corrispettivo necessario all’acquisto di particolari tipi di alimenti, necessari a superare il loro periodo di “digiuno”, in particolare zucchero e riso. Essendo le loro famiglie “allargate” (alcune decine di persone) la somma necessaria si aggira sui 500 euro. Si tratta di un obbligo morale e sociale nei confronti sia delle famiglie che della comunità di appartenenza che i ragazzi sentono molto forte. Da questo, si capisce meglio il loro stato di profondo disagio. Sempre parlando con la signora, abbiamo anche capito meglio la loro ingenuità nel “gestire” in modo oculato il denaro fino ad ora da noi consegnato, atteggiamento che la signora Fofana si è impegnata a correggere attraverso consigli utili e informazione.

In questo particolare contesto, e alla luce della loro delicata situazione legale, che certo non aiuta il clima, nella riunione del direttivo di ieri sera abbiamo deciso si programmare una serie di iniziative, che permettano di raccogliere una somma di denaro sufficiente o comunque utile a soddisfare le loro esigenze e soprattutto a tranquillizzarli. In particolare ci metteremo subito in collaborazione con il circolo Menocchio, in quanto lo “straordinario” Aldo, ha già cominciato a mettere in campo una serie di azioni tese a garantire un discreto ritorno economico, attraverso l’impiego dei ragazzi in opere di manutenzione allo stabile comunale, nonché nel loro impiego nella gestione di banchetti di promozione librarie, da farsi durante le manifestazioni socio-culturali proposte sul territorio. Contemporaneamente, ci siamo impegnati a organizzare nel mese di agosto alcuni appuntamenti musical-eno-gastronomici, con la collaborazione di nostri amici musicisti (Romano Todesco, Giacomino Zanier ecc.) finalizzati alla raccolta di fondi. In questo contesto, la presenza del gruppo Folk Irlandese di Paul Bradley potrebbe già vederci impegnati con un’iniziativa per la serata di domenica prossima presso l’Arci. In collaborazione con Fofana, abbiamo pensato di organizzare con il Menocchio, nell’ambito della locale Manifestazione Ferragostana, una conferenza sulla situazione socio-economica del Mali. Queste proposte, ovviamente, possono e devono essere integrate con altre, per cui aspettiamo vivamente suggerimenti. Non è secondario che questo lavoro, abbia un supporto di tipo informatico, sia sotto l’aspetto dell’informazione che della collaborazione e integrazione delle proposte. Per concludere, si è pensato di emettere dei “buoni” di solidarietà, tipo prestito all’Arci, da destinare alla “causa”, un’azione delicata, lo sappiamo, ma crediamo che la difficile situazione la renda praticabile.

Queste sono in sintesi, la situazione e le nostre proposte. Ci rendiamo conto delle difficoltà e sappiamo che sono tempi duri per tutti. Ma crediamo che la solidarietà e la fratellanza non possano fermarsi solo a dichiarazioni di principi, pur importanti, ma abbiano bisogno di essere supportati anche da gesti concreti e pratici.

Buon lavoro a tutti e grazie.

IL DIRETTIVO DEL CIRCOLO ARCITINA MERLIN

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No al golpe militare in Honduras!

 

Il Condor vola sull’Honduras…

… e parla italiano!

 

Si chiama Roberto Micheletti il caudillo di origini bergamasche che sta comandando la giunta golpista in Honduras. Ma non è il solo “tano” a terrorizzare il piccolo stato centro americano. Uno dei registi del colpo di Stato di Tegucigalpa dello scorso 28 giugno è Adolfo Facusse, presidente dell’associazione nazionale degli industriali, palestinese d’origini italiane. E con loro i fratelli Andoni, sempre italiani, proprietari di Radio America, che insieme alle televisioni di Rafael Ferrari (altro italiano) e ad i giornali La Tribuna e L’Heraldo costituiscono la voce mediatica del regime.

La nostra comunità in Honduras supera appena le 500 anime ma è ben collocata nell’elìte economico-politica del paese. Ed è questa stessa elìte che ha deciso di disfarsi, con l’aiuto di giudici, vertici della Chiesa e naturalmente l’esercito, del presidente legittimo Manuel Zelaya, eletto nel 2005 nelle fila del partito liberale.

Costretto ad abbandonare il Paese dai militari e rifugiatosi in Nicaragua, grazie soprattutto alla solidarietà del presidente sandinista Daniel Ortega, Mel (diminutivo con cui viene identificato Zelaya) sta cercando di rientrare nel suo paese, forte della grande mobilitazione popolare comandata dai movimenti sociali honduregni, soprattutto quelli contadini della regione di Olancho, terra d’origine del presidente legittimo.

Abbandonata la via diplomatica, con Micheletti che minaccia di morte il suo predecessore, nel piccolo stato centro americano ci si appresta al ritorno di Zelaya, che gode dell’appoggio della Comunità Internazionale e di paesi del Mercosur, con il presidente venezuelano Chavez come primo sostenitore.

Intanto a farne le spese sono i sostenitori di Mel, vittime di torture, assassinii e sparizioni come succedeva nei paesi governati dalle giunte militari del Plan Condor negli anni Settanta ed Ottanta in Centro e Sud America. Tra le sparizioni c’è anche quella del noto leader di Via Campesina movimento dei contadini che lottano contro il neoliberismo, Rafael Alegrìa, principale esponente e fondatore dei Forum Sociali di Porto Alegre e convinto sostenitore di Zelaya.

La paura del ritorno della Guerra Sporca in Latinoamerica è fondata anche dall’arrivo in Honduras di una vera “internazionale nera” di sicari, torturatori e sequestratori che hanno insanguinato negli anni Settanta paesi come l’Argentina ed il Cile, tutti agenti locali della CIA e addestrati nella famosa Scuola delle Americhe negli Stati Uniti. Tra loro c’è Alejandro Pena Esclusa, neonazista e antisemita venezuelano, direttamente coinvolto nel massacro di Bagua in Perù, dove qualche mese fa vennero sterminati gli indigeni peruviani che protestavano contro il governo di Alan Garcìa.

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Critical Mass

E’ stata approvata la prima legge razziale del dopoguerra: il DDL chiamato “pacchetto sicurezza” che stabilisce, tra le altre abnormità, il reato di clandestinità e l’istituzione di ronde composte da ex militari, ex polizziotti, ex carabinieri e cittadini con le mani che gli prudono.
A Pordenone le ronde (quelle padane) sono state inaugurate 3 anni fa facendo, come prevedibile e da noi annunciato, un FLOP totale perché se è vero che la provincia ha oltre il 14% di migranti è altrettanto vero che non esiste nessuna emergenza e che viviamo in luoghi tranquilli; semmai i problemi sono dentro le mura delle case, soprattutto di italiani, dove i dati di associazioni nazionali confermate dalle questure rilevano un tasso di violenza famigliare alle donne e ai bambini altissimo ma, come spesso accade in un paese bigotto e ipocrita, i “panni sporchi si lavano in famiglia” e si cerca di canalizzare frustrazione e malcontento verso “altri”!
Abbiamo contestato allora queste nuove squadracce moderne e lo faremo oggi dove una legge governativa rischia di trasformare una sceneggiata di folkloristici abbevazzoni nostrani in una gara competitiva tra bande verdi e bande nere e chissà quali altre ancora vorranno infestare le strade di Pordenone con SUV, divise paramilitari e spirito “patriottardo” creando risse, caccia alle streghe e disordini.
Inoltre il reato di clandestinità rappresenta la sintesi di una vocazione razzista figlia di un percorso normativo che con la legge Turco-Napolitano prima,e la Bossi-Fini poi, approda nell’elaborazione di un testo gravissimo equiparando chi non possiede un permesso di soggiorno ad un criminale, al pari di chi ammazza, picchia e ruba senza che, nella realtà, abbia commesso alcunchè ma solo in quanto “straniero”, cioè immigrato.
Il primo effetto di tale politica razzista lo abbiamo potuto apprendere in queste settimane: la chiusura dell’ambulatorio per immigrati clandestini che chiudendo nega ogni possibilità di cura a donne, uomini, anziani e bambini rei di non essere “nessuno” per la legge italiana e quindi invisibili agli occhi di chi potrebbe curarli e salvargli la vita.
Noi abitanti di questa provincia, di ogni colore e lingua, di ogni paese e professione invaderemo pacificamente Pordenone con le biciclette e porteremo in giro le ragioni di una protesta e di una proposta: un manifesto di libertà e uguaglianza contro una legge liberticida e razzista!
Partecipate numerosi, portate le biciclette e fate girare l’appuntamento!
Ci si vede alle 20.30 in P.zza XX settembre a Pordenone.
 
PORDENONE CITTAAPERTA, NESSUNA CITTADINANZA AL RAZZISMO,
SIAMO TUTTI CLANDESTINI

Iniziativa Libertaria - Ciclisti antironde
per info, adesioni e altro: antironde@gmail.com

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