No al golpe militare in Honduras!
Il Condor vola sull’Honduras…
… e parla italiano!
Si chiama Roberto Micheletti il caudillo di origini bergamasche che sta comandando la giunta golpista in Honduras. Ma non è il solo “tano” a terrorizzare il piccolo stato centro americano. Uno dei registi del colpo di Stato di Tegucigalpa dello scorso 28 giugno è Adolfo Facusse, presidente dell’associazione nazionale degli industriali, palestinese d’origini italiane. E con loro i fratelli Andoni, sempre italiani, proprietari di Radio America, che insieme alle televisioni di Rafael Ferrari (altro italiano) e ad i giornali La Tribuna e L’Heraldo costituiscono la voce mediatica del regime.
La nostra comunità in Honduras supera appena le 500 anime ma è ben collocata nell’elìte economico-politica del paese. Ed è questa stessa elìte che ha deciso di disfarsi, con l’aiuto di giudici, vertici della Chiesa e naturalmente l’esercito, del presidente legittimo Manuel Zelaya, eletto nel 2005 nelle fila del partito liberale.
Costretto ad abbandonare il Paese dai militari e rifugiatosi in Nicaragua, grazie soprattutto alla solidarietà del presidente sandinista Daniel Ortega, Mel (diminutivo con cui viene identificato Zelaya) sta cercando di rientrare nel suo paese, forte della grande mobilitazione popolare comandata dai movimenti sociali honduregni, soprattutto quelli contadini della regione di Olancho, terra d’origine del presidente legittimo.
Abbandonata la via diplomatica, con Micheletti che minaccia di morte il suo predecessore, nel piccolo stato centro americano ci si appresta al ritorno di Zelaya, che gode dell’appoggio della Comunità Internazionale e di paesi del Mercosur, con il presidente venezuelano Chavez come primo sostenitore.
Intanto a farne le spese sono i sostenitori di Mel, vittime di torture, assassinii e sparizioni come succedeva nei paesi governati dalle giunte militari del Plan Condor negli anni Settanta ed Ottanta in Centro e Sud America. Tra le sparizioni c’è anche quella del noto leader di Via Campesina movimento dei contadini che lottano contro il neoliberismo, Rafael Alegrìa, principale esponente e fondatore dei Forum Sociali di Porto Alegre e convinto sostenitore di Zelaya.
La paura del ritorno della Guerra Sporca in Latinoamerica è fondata anche dall’arrivo in Honduras di una vera “internazionale nera” di sicari, torturatori e sequestratori che hanno insanguinato negli anni Settanta paesi come l’Argentina ed il Cile, tutti agenti locali della CIA e addestrati nella famosa Scuola delle Americhe negli Stati Uniti. Tra loro c’è Alejandro Pena Esclusa, neonazista e antisemita venezuelano, direttamente coinvolto nel massacro di Bagua in Perù, dove qualche mese fa vennero sterminati gli indigeni peruviani che protestavano contro il governo di Alan Garcìa.
Alla vigilia del G8 e dell’arrivo in Italia di Obama i No Dal Molin invitano tutte e tutti a Vicenza per liberare il Dal Molin dalla nuova base di guerra
Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo […] un conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione. [Incipit alla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America]
Vogliamo essere indipendenti nel costruire il futuro del nostro territorio; vogliamo che quest’ultimo sia sensibile alle opinioni di gran parte dell’umanità che rifiuta e, troppo spesso, subisce la guerra come strumento di controllo e oppressione. Vogliamo costruire l’Altrocomune come pratica di autogestione e autonomia dei cittadini, fondandolo sulla disobbedienza alle imposizioni e sulle pratiche condivise; vogliamo riprenderci la nostra terra come luogo del vivere bene collettivo e non come oggetto di scambio tra governi.
Dall’8 al 10 luglio, all’Aquila, si terrà il vertice del G8; in un luogo volutamente scelto perché non ci siano voci di dissenso, capi di stato e di governo si riuniranno per decidere le sorti del nostro futuro, senza di noi. Tra essi, ci sarà il Presidente statunitense Obama: come si giustificano le sue promesse sulla fine dell’arroganza militare statunitense quando a Vicenza fa base la guerra?
La vicenda vicentina rappresenta, da questo punto di vista, una delle tante contraddizioni nella politica estera statunitense che promette legalità, rispetto e trasparenza, ma pratica illegalità, sopruso e imposizione. Come annunciato da importanti esponenti dell’amministrazione nordamericana, il Dal Molin sarà oggetto di discussione del summit al G8, non per restituire la democrazia a coloro a cui è stata negata, bensì come oggetto di accordo segreto e scambio tra governi per la ridefinizione, a partire da Africom, della presenza militare statunitense in Italia.
Vicenza, patrimonio Unesco, è assoggettata alle servitù militari; la città che ha espresso la propria netta opposizione e ha ricevuto per questo la solidarietà di ogni angolo d’Italia, ha visto il bavaglio stringersi sulla sua bocca: palesi illegalità progettuali hanno accompagnato il tentativo di “sradicare alla radice il dissenso locale” prima impedendo alla città di esprimersi, poi perseguendo centinaia di cittadini con condanne pecuniarie e procedimenti penali.
Ma Vicenza è anche uno dei tanti luoghi di costruzione di quel mondo che non accetta il diktat di quanti, riuniti per pochi giorni nelle regge imperiali, vorrebbero scrivere a tavolino la nostra storia. Quello del movimento vicentino non è un romanzo romantico e triste; le donne e gli uomini di questa città vogliono riscrivere la storia reale, stracciando le pagine su cui politici e militari hanno già disegnato il suo futuro di asservimento e tacita accettazione.
Il 4 luglio, giornata in cui gli statunitensi festeggiano la propria indipendenza dall’impero britannico, vogliamo decretare la nostra indipendenza dall’impero militare statunitense, liberando la terra dalla presenza di una nuova base di guerra.
Nei tre anni di mobilitazione trascorsi abbiamo imparato che un sol giorno non cambierà le sorti della nostra città; ma sappiamo anche che la strada che abbiamo davanti non può che portarci a nuove sfide: per questo, alla vigilia del vertice del G8 e dell’arrivo in Italia di Obama, chiediamo alle donne e agli uomini che vogliono opporsi alla militarizzazione e alla guerra di tornare nelle strade di Vicenza e iniziare a costruire, dal basso e collettivamente, l’indipendenza dell’Altrocomune, ovvero un territorio libero e inospitale alla presenza militare perché vissuto e realizzato da un arcobaleno di diversità che, nel costruire un mondo di pace, liberano il territorio dalle servitù militari e dalle devastazione ambientale.
4 luglio 2009 a Vicenza, restituiamo il Dal Molin ai cittadini
Indipendenza, dignità, partecipazione:
la terra si ribella alle basi di guerra.
Per info e adesioni: 4luglio@nodalmolin.it
Da Montereale partirà una delegazione del circolo. Per partecipare telefonate al numero della sede 0427 799685 dalle ore 19:00 alle ore 20:00 ddel giorno venerdì 03 luglio.
Filò Partigiano
Comitato per il 25 aprile - Pordenone
in collaborazione con:
Circolo ARCI “Tina Merlin” di Montereale Valcellina
A.N.P.I.– Pordenone e Belluno
Comune di Montereale Valcellina (PN)
presentano
Sabato 18 aprile ore 18,30
presso la sala Menocchio
di Montereale Valcellina (PN)
Filò Partigiano
racconti e musiche della Resistenza
Incontro tra i protagonisti della lotta di Liberazione al nazifascismo,
che, come secondo la tradizione dei filò contadini di un tempo, ci
racconteranno della loro vita durante il fascismo, la partecipazione alla
Resistenza, la Costituzione ed il dopoguerra. Il tutto intrervallato dalle
canzoni che hanno accompagnato le loro gesta.
Parteciperanno:
Moderatore:Luciano Padovani (ANPI Belluno)
I Partigiani: Giacomo Coppe, Ida Coppe,Albino Melanco
Moderatore:Sigfrido Cescut (ANPI Pordenone)
I Partigiani:Manlio Simonato,Piasentin Antonio
Musicisti: Paolo “Papi” Giacomello, Giacomo Zanier
Il Comitato vi invita a “Resistere” il 25 aprile a Pordenone…
…e sabato 2 maggio tutte/i in Casera Ditta a Erto (PN) per l’annuale appunta-
mento che ricorda la nascita del Battaglione Ferdiani!
per info: comitatoperil25aprile@gmail.com
Per non dimenticare…
24 marzo 1976: golpe militare in Argentina.
24 marzo 1999: attacco militare della NATO in Serbia
13a Via Crucis
13a Via Crucis
Pordenone - Base Usaf Aviano
domenica 29 marzo
“TU NON UCCIDERE”
riprendendo l’insegnamento di don Primo Mazzolari nel 50° anniversario della morte
Un motivo comune ci unisce a tutte le donne e gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti di ogni nazione, razza, popolo e lingua: la Dignità di ogni persona e il dovere di difenderla sempre.
Questi valori sono presenti nelle radici culturali di tutti i popoli:
- “L’uomo non vive soltanto del pane necessario alla sopravvivenza. Vuole vivere da uomo. E vivere da uomo vuol dire sapersi accolti con calore, come colui che si sente dire: è bello che tu esista fratello” (L. Boff)
- “Dio disse ad Adamo: <guarda le mie opere come sono splendide. Io ho creato ogni cosa e l’ho creata per te. Abbi cura perciò di non distruggere il mio mondo, perché se lo farai, non ci sarà più nessuno che lo ripari dopo di te>” (Ecclesiastes Rabbah 7)
- “Quando Dio ha creato l’uomo, lo Spirito è entrato in ogni uomo, donna e bambino - Quando ho creato l’uomo, ho soffiato il mio spirito in lui. Mettetevi in ginocchio davanti a lui” (Corano nella sura XV.9)
- “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” ( dal vangelo di Giovanni 15,12).
Non possiamo restare indifferenti alle grida dell’umanità!
VOGLIAMO RICORDARE la nostra Costituzione che all’art. 11 dice: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e quindi non possiamo non denunciare le innumerevoli vite spezzate e mutilate nel mondo a causa delle armi costruite o custodite anche in casa nostra.
Non possiamo chiudere gli occhi sulla situazione economica italiana che vede molte famiglie, persone sole, anziani, disoccupati, malati cronici, immigrati regolari non arrivare a fine mese, e tanti altri venir privati della loro dignità e dei loro bisogni fondamentali a causa dell’orientamento sbagliato di capitali, di cui la corsa all’armamento è una grande componente.
NON VOGLIAMO COLLABORARE con il male che continua a persistere nella produzione e commercio di armi leggere e accoglienza di armi nucleari nel nostro territorio,di cui la Base Usaf di Aviano ne è il sito principale in tutta l’Europa. Ribadiamo che le armi e le basi militari sono strumenti di morte e il loro scopo è mantenere situazioni di povertà e ingiustizia nel mondo.
AUSPICHIAMO che chi ha responsabilità politiche trovi sempre le sue aspirazioni e la misura delle sue scelte nei diritti umani e nel Bene comune.
Invitiamo i politici a rinunciare agli idoli del denaro e della violenza, a trovare le vie della sicurezza sociale nell’incontro e nella corresponsabilità tra tutti gli abitanti della nostra Nazione.
Crediamo nella fraternità che è possibile solo poggiando sui valori positivi presenti in ogni persona, qualunque sia il suo colore, la sua cultura , la sua fede.
Esprimiamo grave preoccupazione per il crescente clima di ostilità nei confronti degli stranieri; denunciamo il razzismo di determinati provvedimenti; siamo convinti che solo leggi giuste possono costruire giustizia e convivenza pacifica; rinnoviamo il nostro impegno per una cultura dell’accoglienza e e per concrete esperienze di convivenza pacifica fra le differenze.
INVITIAMO TUTTI
prepararsi a questo momento di preghiera informandosi maggiormente sulla produzione delle armi (www.controlarms.org), sulla situazione delle Banche armate (www.banchearmate.it) e sul Disarmo nucleare (www. unfuturosenzatomiche.org).
Sollecitiamo la vostra partecipazione per vivere una solidarietà pratica con le vittime, uscendo dall’anonimato, dall’indifferenza e vivendo atteggiamenti d’incontro con chi vi cammina a fianco, oltre il gruppo a cui appartenete.
Il cammino di riflessione e di preghiera da Pordenone alla base Usaf di Aviano è insieme a tutte le persone, le comunità impoverite oppresse colpite vittime del sistema di dominio e di guerra sparse nella Terra e a tutti i Crocifissi di oggi, per condividere la loro condizione di sofferenza e nello stesso tempo la loro forza di resistenza, di denuncia, di progettazione, di dedizione fino al martirio; animate da profonda spiritualità, dalla presenza di Gesù di Nazaret Vivente oltre la morte, o da altri riferimenti che comunicano luce, coraggio, sostegno nel cammino.
Partenza piazzale Cattedrale S. Marco ore 14
Arrivo: base Usaf Aviano ore 18
Un bus navetta riporterà a Pordenone i conducenti delle varie automobili e chi deve partire con i mezzi pubblici
Informazioni : tel 0434/578140 * 0432/560699 * 335-5423423
Potenziate le basi dell’esercito USA in Europa
di Antonio Mazzeo
Uno stop al piano di riduzione delle forze terrestri USA in Europa. Lo ha chiesto il comandante dell’US Army nel vecchio continente, generale Carter F. Ham, in occasione della sua recente visita a Washington dove ha incontrato gli alti comandi dell’esercito e del Dipartimento della difesa. Ham ha raccomandato che il numero dei militari in forza al comando USAREUR, venga congelato al suo livello odierno di 42,000 unità, bloccando il programma che prevede il ridimensionamento ad un massimo di 32,000 soldati entro il 2012-13. Nello specifico, il Pentagono ha programmato la riduzione della presenza in Europa da quattro a due brigate pesanti (la 2^ Stryker Brigade a Vilseck, Germania e la 173^ Brigata Aviotrasportata a Vicenza, Italia).
Il generale Ham ha spiegato che il commando USAREUR ha bisogno di una forza maggiore per “rispondere efficacemente alle richieste operative in Iraq, Afghanistan, nei Balcani e dove sarà necessario”, e per condurre simultaneamente “l’ambizioso programma di addestramento con gli alleati, particolarmente con le nuove nazioni appartenenti alla NATO e con quelle che hanno fatto richiesta di entrare nell’organizzazione”.
Negli ultimi anni, il Pentagono ha chiuso in Europa 43 tra basi e piccole installazioni dell’US Army, richiamando negli Stati Uniti 11.000 militari. Il piano di riduzione prevede adesso il ritiro della 172^ Brigata di fanteria (oggi di stanza nelle città tedesche di Schweinfurt e Grafenwöhr) e della 1^ Divisione Corazzata di Baumholder (ancora in Germania), destinata a Fort Bliss, Texas. La richiesta formalizzata dal generale Carter F. Ham potrebbe tuttavia condurre a una modificazione di questo scenario.
L’US Army punta intanto a centralizzare i suoi reparti di guerra in cinque grandi centri “hub”, quattro in Germania (Ansbach, Grafenwöhr, Kaiserslautern e Wiesbaden), ed uno in Italia, per l’appunto Vicenza. Nel budget previsto per il 2009 dall’amministrazione USA per il potenziamento delle basi militari all’estero, è prevista una spesa di 349 milioni di dollari per le infrastrutture e le postazioni ospitate in questi “hub” europei dell’esercito. Una fetta consistente (252 milioni di dollari) è stata destinata a Wiesbaden, dove sono partiti i lavori di ristrutturazione ed ampliamento dei vecchi quartier generali di USAREUR e del 5° Corpo d’Armata per ospitare il nuovo centro di comando, controllo e comunicazioni della 7th Army (anche detta “United States Army Europe”), da cui dipendono le brigate terrestri presenti nel vecchio continente. Quando il nuovo comando della 7th Army sarà completato, verranno chiuse alcune delle infrastrutture dell’esercito USA esistenti ad Heidelberg, Mannheim e Darmstadt. Sempre a Wisbaden è prevista la costruzione di 326 unità abitative destinate al personale dell’armata. Un grande Centro d’Intelligence e un “Network Warfare Center” saranno invece realizzati a partire dal 2010.
Altra area dove sono in corso importanti opere di miglioramento delle infrastrutture militari è quella di Grafenwöhr-Vilseck-Hohenfels, in Baviera, dove esiste attualmente la maggior concentrazione di militari USA in Europa. A Vilseck è presente il 2° Reggimento di Cavalleria, Hoehenfels è sede del Centro di addestramento multinazionale dell’US Army (il “Joint Multinational Training Centre”), mentre Grafenwöhr ospita la 172^ Brigata di Fanteria, l’unità che il generale Carter F. Ham vuole assolutamente mantenere in Germania. Qualunque sarà la decisione finale del Pentagono, Grafenwöhr continuerà ad essere una località chiave nei piani di ammodernamento delle forze armate statunitensi. Il piano finanziario approvato dal Congresso ha destinato alla base bavarese 19 milioni di dollari per realizzare le facilities di supporto per le attività di addestramento dei velivoli senza pilota “Shadow 200” in dotazione all’esercito. Recentemente, il colonnello Tim Touzinsky, comandante del centro di addestramento di Grafenwöhr, ha annunciato l’attivazione di tre plotoni “Shadow”, il primo presso la 172^ Brigata di Fanteria di Grafenwöhr, il secondo presso il 2° Reggimento di Cavalleria di Vilseck e il terzo presso la 173^ Brigata Aviotrasportata di Vicenza.
Quarantotto milioni di dollari sono stati stanziati dalla Defense Logistics Agency per la costruzione di un megadeposito munizioni e di un complesso logistico a Germersheim, in Renania-Palatinato, per rispondere alle necessità operative future del Comando USA in Europa e del Comando Centrale strategico CENTCOM, la cui area d’intervento comprende l’Egitto, il Medio Oriente e l’Asia Centrale.
Una grande attenzione è stata riservata dagli strateghi dell’esercito statunitense per la “Main Operating Base – MOB” di Vicenza, dove grazie ad una spesa di 30 milioni di dollari (che si aggiungono ai 46 milioni stanziati con il bilancio 2008), s’intendono avviare i lavori per ospitare, nel vecchio aeroporto Dal Molin, la 173^ Brigata Aviotrasportata, reparto d’elite dell’US Army ripetutamente inviato nei teatri di guerra d’Iraq e Afghanistan. “Con questo programma – ha dichiarato il generale Ham – la comunità militare del nord Italia si espanderà per ospitare, alla fine, l’intera brigata di 3,800 uomini, le famiglie al seguito e gli impiegati civili presso la Caserma Ederle e il Dal Molin”. Il comandante supremo di USAREUR ha pure sottolineato il ruolo assunto dalle forze terrestri di Vicenza con la costituzione del nuovo comando per le operazioni USA nel continente africano, Africom. “Sino allo scorso dicembre, la Caserma Ederle era la sede della Southern European Task Force (SETAF), un’organizzazione che è stata trasformata in US Army Africa, il comando della componente terrestre di Africom”, ha spiegato Carter F. Ham. “Attualmente US Army Africa non ha a disposizione molti militari, ma sarà prontamente organizzato con militari provenienti da altri comandi, principalmente quelli dell’US Army Europe, in modo da poter rispondere alle richieste operative”.
“Oggi non è prudente assegnare truppe direttamente ad US Army Africa”, ha concluso Ham. “Se togliessimo le unità logistiche, d’intelligence e di comunicazione che supportano Africom dal Comando dell’US Army in Europa e le utilizzassimo come entità separate, avremmo bisogno di altri quartieri generali per assicurarne il comando e il controllo e ciò probabilmente non sarebbe possibile per motivi economici”.
Il comando di Africom, dunque, resta per ora a Stoccarda, mentre al nuovo US Army Africa di Vicenza sono stati trasferiti dalla Germania 300 militari.
Ergastolo per il boia dei desaparecidos – condannato Astiz
pubblicato il 27.02.09
Ergastolo per il boia dei desaparecidos - La giustizia italiana condanna
Astiz ·
La cassazione ha confermato il carcere a vita per l’ufficiale della marina
argentina
durante la dittatura partecipava ai voli della morte vantandosi delle azioni
compiute
Ergastolo per il boia dei desaparecidos - La giustizia italiana condanna
Astiz
L‘“angelo biondo della morte” torturò e uccise tre italo-argentini di origini
calabresi
di ANNA MARIA DE LUCA
italia 27/02/2009
Ergastolo per il boia dei desaparecidos La giustizia italiana condanna Astiz
ROMA - Ergastolo per Alfredo Ignacio Astiz, l’ex intoccabile tenente della
Marina argentina responsabile del sequestro, della tortura, della detenzione e
dell’uccisione di Angela Maria Aieta, Susanna e Giovanni Pegoraro.
La prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, ha confermato
stasera la condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma che il 24
aprile 2008 ha deciso l’ergastolo non solo per Astiz ma anche per altri quattro
gerarchi argentini: Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raúl
Vildoza, Antonio Vañek e Héctor Antonio Febres. Erano responsabili dell’Esma,
la Scuola superiore di meccanica trasformata dalla dittatura nel più grande
centro di detenzione clandestina di Buenos Aires. Si chiude così, oggi il primo
storico processo aperto in Italia per restituire giustizia, dopo trent’anni, a
tre desaparecidos italiani, uccisi dal regime instauratosi con il golpe
militare del 24 marzo del 1976.
Susanna, originaria del Veneto, era una bellissima ragazza di soli 22 anni.
Era incinta quando i militari la sequestrarono, il 18 giugno 1977. La portarono
via con la forza mentre, insieme a suo padre, beveva un caffè in un bar di
Buenos Aires. Giovanni Pegoraro cercò di segnare su un foglio la targa
dell’auto che stava portando via la figlia. E per questo rapirono anche lui.
Furono portati nell’Esma. Susanna, in quel posto infernale, partorì una bambina
e poco dopo fu uccisa, come suo padre.
Angela Maria Aieta, emigrata dalla provincia di Cosenza, fu sequestrata
clandestinamente dai militari nella sua casa di Buenos Aires il 5 agosto 1976
perché madre di uno dei capi dell’opposizione alla dittatura, Dante Gullo (ora
deputato), detenuto, senza mai un processo, per ben otto anni e otto mesi, dal
1975 fino al ritorno della democrazia. Anche lei fu portata all’Esma e
torturata per mesi. “Quando la riportavano dalla sala delle torture - ha
testimoniato Ebe Lorenzo, ex sequestrata - la rimettevano per terra a fianco a
me, legata e bendata. Ma lei invece di lamentarsi mi rincuorava: ‘Coraggio,
siamo ancora vive’”. Grazie al suo silenzio ha salvato la vita a molte persone.
Fu gettata viva da un aereo in uno dei voli della morte. Lo scorso anno la
città di Buenos Aires le ha dedicato una piazza e il suo paese natale,
Fuscaldo, le ha intitolato simbolicamente una scuola elementare.
La madre di Susanna Pegoraro, dopo molti anni, è riuscita a ritrovare la
nipotina. Era stata destinata ad una coppia di sostenitori del regime. Ma per
molti la tragedia continua: sono tanti i trentenni figli di desaparecidos che
ancora oggi vivono, ignari, nella menzogna e chiamano “papà” e “mamma” perfetti
estranei. Nell’Esma c’era infatti un reparto per le partorienti: le donne
venivano tenute in vita fino al parto, legate e con i fucili puntati. Subito
dopo i bambini venivano presi dai militari e allevati, venduti o dati in
affidamento. L’unica cosa rimasta loro è il patrimonio cromosomico e per
questo, le Nonne de Plaza de Mayo - nonne in cerca dei nipoti - hanno
organizzato una banca del Dna. Ma trovare il coraggio di andarci vuol dire
sconvolgere la propria vita e non tutti sono disposti a farlo.
I responsabili di questa tragedia senza fine hanno godute di amnistie su
amnistie da parte dei governi argentini e molti di loro girano ancora liberi e
ricchi per le strade di Buenos Aires. Il processo che si è chiuso stasera ha
preso il via l’8 giugno 2006 davanti alla Seconda Corte d’Assise di Roma.
Udienza dopo udienza, sono arrivati a Roma da ogni parte del mondo diversi ex
compagni di prigionia delle tre vittime. Si sono incontrati per la prima volta,
dopo la liberazione riaprendo ferite mai sopite per mantenere fede alla
promessa fatta in prigionia - chi sopravviverà lotterà per gli altri - e
contribuire a scrivere la parola giustizia sulla memoria di Angela Maria,
Susanna e Giovanni. Hanno raccontato davanti ai giudici e alle telecamere una
galleria di orrori e di violenze subite di difficilmente descrivibili.
Oltre ai sequestrati, hanno testimoniato quattro grandi voci: la bandiera
della battaglia per i figli dei desaparecidos in Argentina: Estela Carlotto,
presidente delle Nonne di Plaza de Mayo; il giornalista Rai Italo Moretti,
allora inviato in America latina; Enrico Calamai, lo “Schindler” argentino che
mise in salvo centinaia di oppositori politici del regime; il giornalista
argentino Orazio Verbitsky (della giunta direttiva di Human Rights
Watch/Americas) che con un’agenzia clandestina ha più volte denunciato, durante
il golpe, le atrocità del regime militare e, negli anni successivi, i silenzi
di chi li ha coperti.
(26 febbraio 2009) Tutti gli articoli di esteri
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/esteri/processo-massera/ergastolo
FERMIAMO IL MASSACRO A GAZA
Non sappiamo se ad oggi sono ormai un migliaio le vittime di questo ennesimo attacco di Israele alla popolazione palestinese, sappiamo però che la grande maggioranza sono civili, metà sono donne e centinaia i bambini ammazzati; sappiamo che i feriti sono quasi quattromila e di questi molti hanno il destino segnato a causa dell’impossibilità di assistenza sanitaria tempestiva ed adeguata, vietata da Israele, ed andranno ad infoltire questa impietosa statistica di guerra fatta di morti, mutilati e profughi.
Già questo dovrebbe essere un buon motivo per manifestare, per chiedere che questo massacro finisca, che cessino i bombardamenti, l’utilizzo del fosforo bianco e delle bombe DIMA radioattive.
Eppure c’è chi di fronte ad una tragedia umanitaria soffia sul fuoco, mentendo se non capovolgendo la realta confermando come “la prima vittima della guerra sia la verità”.
Da una parte la quinta potenza bellica, lo stato di Israele, dall’altra un popolo depredato con fazioni armate, divise fra loro, dotate di armamentari obsoleti.
Da una parte quasi mille morti, dall’altra poche decine. Da una parte un popolo che vive in “prigioni a cielo aperto” come dichiarito recentemente anche da esponenti della chiesa cattolica, dall’altra uno stato fondato su di una fede, su un programma di colonialismo, di segregazione ed occupazione delle terre attraverso una vera e propria politica mercenaria dei coloni, pagati per essere trapiantati in terre e case abitate prima da altri.
Così come in Israele ci sono isareliani che lottano congiuntamente con comitati palestinesi in modo pacifico da anni conbtroi il muro dell’apartheid e in tutto il mondo ci sono ebrei che hanno manifestato dissenso verso questo attacco.
Tutto questo è taciuto dai media (giornali e TV) e deve essere rimesso al centro dell’informazione, deve trovare ascolto presso tutti ed è per questo che siamo oggi in questa piazza: il nostro manifesto non lancia formule da bingo “uno stato due popoli, due stati due popoli”, non usa accessori dialettici “democrazia, autodifesa, valori occidentali” per coprire l’integralismo, la prevaricazione, la discriminazione indipendentemente da quale parte provenga.
Il nostro manifesto parla senza mezzi termini di fine della guerra, di pace fra popoli, ed è per questo che vogliamo che a parlare siano i fatti, i dati, le notizie e non le religioni ed i nazionalismi che sono tra le cause del conflitto arabo-israeliano e non posso certe essere la soluzione.
Vogliamo comunicare, raccontare, mostrare cosa sta succedendo e perché succede rimettendo al centro la parola per zittire le armi, vogliamo manifestare perché non ci siano più morti e feriti, palestinesi e israeliani, a scandire le pagine buie di un mondo dove le guerre imperversano, i profughi sono milioni e l’insicurezza e la paura sono alimentate dai poteri politici ed economici per tenere sotto ricatto le genti in un occidente che pare dimenticare i propri “veri” valori a cui noi ci rifacciamo che sono la solidarietà, l’emancipazione e la libertà.
TERRA E LIBERTA’ PER TUTTI I POPOLI
COORDINAMENTO “PACE PER GAZA”
Iniziatriva Libertaria PN - USI/AIT PN - Rdb-CUB PN – COBAS PN – Comitato Vialebombe – Comitato Unitario contro Aviano 2000 – Associazione Immigrati – Pnogloabl – Circolo Libertario E. Zapata - Circolo ARCI “Tina Merlin” Montereale Valcellina

















