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1 marzo GIORNATA EUROPEA SENZA MIGRANTI

I migranti producono il 10% della ricchezza nazionale e pagano più di 3,5 miliardi di euro di tasse, ma lo stato italiano spende per loro meno di 600 milioni di euro! Il Parlamento ha approvato il “Pacchetto sicurezza”, una legge che peggiora ulteriormente la legge Bossi-Fini: tra i provvedimenti più importanti e odiosi ci sono:

  • l’ingresso (o la permanenza) irregolare diventa reato ed è punito con ammenda da 5.000 a 10.000€ e l’espulsione;

- una tassa (80-200 €) per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno;

  • permesso di soggiorno a punti, come la patente: se si violano certe regole (ancora da definire), si perdono punti e alla fine il permesso può essere revocato prima della scadenza;
  • limitazioni al ricongiungimento familiare;
  • detenzione fino a 6 mesi nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) per gli irregolari;

 (continua…)

Comunicato dei lavoratori del GrosMarket di Pradamano (UD)

Dopo la terza notte di occupazione, di cui due passata sul tetto del GrosMarket di Pradamano, le sensazioni che ci travolgono sono le più svariate. Gran parte di ciò che leggiamo sui giornali, sia da fonte aziendale che istituzionale, sono di rassicurazione, che si troverà una soluzione e che questo nostro atteggiamento, stigmatizzato dall’azienda come criminale, è un’iniziativa che potrebbe inficiare qualsiasi loro intervento volto a consentirci ulteriori ammortizzatori sociali. 

Riteniamo un ricatto tali affermazioni dato che l’elargizione di questi ammortizzatori non dipende dalla volontà aziendale ma ci spettano di diritto. 

Segnaliamo inoltre che solo dopo un’azione così forte, l’azienda si è degnata di parlare direttamente con noi lavoratori di Pradamano (lavoratori alle loro dipendenze da oltre 20 anni). Ci sorge un sospetto: forse sono più preoccupati della pubblicità negativa che la nostra iniziativa gli sta procurando, che dalla reale consapevolezza del dramma che noi stiamo vivendo. 

Ora la nostra è una lotta per la dignità. 

Tutti parlano di una possibile ripresa e di timido ottimismo, forse per incentivare gli acquisti natalizi, ma la reale situazione di questo strano paese è che moltissimi lavoratori hanno perso, stanno perdendo e perderanno la loro principale fonte di reddito e dovranno affrontare il futuro con sempre meno garanzie e con sostegni al reddito insufficienti. 

Le parole d’ordine del governo, delle istituzioni regionali, delle organizzazioni datoriali sono di non licenziare ma di trovare soluzioni alternative, eppure, e i nostri padroni non sono di certo un eccezione, succede tutt’altro. 

Noi non ci siamo scordati che fino a poco tempo fa si parlava di stipendi inadeguati, del problema della terza settimana; ora tutto questo è passato in secondo piano a causa della crisi generata dalla finanza spregiudicata a cui sono andati tutti gli interventi di sostegno, alla faccia del libero mercato, mentre i lavoratori sono costretti a subire col ricatto occupazionale qualunque condizione. 

A noi tutto questo è stato precluso e in questo momento siamo considerati indegni di essere ascoltati solo perché abbiamo voluto estremizzare la nostra lotta, mettendo a repentaglio la nostra salute. 

Ma ancora una volta conta di più la loro immagine che deve, per quanto possibile, rimanere immacolata malgrado stia lasciando in balia degli eventi 30 (trenta) persone, 30 (trenta) famiglie che dal 1° gennaio non avranno più un futuro certo o perlomeno dignitoso. 

C’è un disegno, ben preciso, di precarizzazione estrema delle condizioni lavorative, che vuole creare masse, sempre più accondiscendenti e disponibili, capaci di svendere qualsiasi diritto, conquistato con anni di lotte sindacali, a fronte di interventi più di tipo caritatevole che di reale risposta ai nostri più elementari diritti sanciti dalla costituzione. 

La reazione di noi lavoratori è invece molto meno precisa: gran parte identifica nei migranti la fonte di tutti i mali, sia in tema di lavoro che in tema di sicurezza, di fatto alimentando ulteriormente le nostre divisioni e la possibilità di un fronte di lotta comune. 

La nostra iniziativa, speriamo pertanto, possa essere di stimolo per tutti i lavoratori in difficoltà, perché si crei finalmente un’argine ad un’idea di società  sempre più divisa tra pochi privilegiati, che nonostante tutto devono rimanere tali, a scapito di una moltitudine di persone che, con le loro insicurezze ed i loro sacrifici, devono permettere il mantenimento di tale situazione. 

A questo punto siamo sempre più determinati e fino a quando non avremo risposte certe non accetteremo di interrompere la nostra azione di lotta, anche perché siamo sempre più consapevoli che la nostra situazione rispecchia totalmente quella di una società malata che va cambiata radicalmente riportando al centro della discussione il tema del lavoro, della persona e di una società più solidale. 
  

Pradamano, 13.12.2009 
  

I lavoratori in lotta 

GrosMarket

Manifestazione regionale welfare a Trieste martedì 27 ottobre

 CGIL Friuli Venezia Giulia    Unione Sindacale Regionale CISL    Unione Italiana Lavoratori UIL

Via Vidali, 1 34129 TRIESTE             Piazza Dalmazia, 1 34132 TRIESTE Via Polonio,           Via Polonio, 5 34125 Trieste – 040 367800

Tel. 040/662003 fax 040/768844     Tel. 040/6706811 fax 0432/6706820     Tel. 040/367800 Fax 040/367803

 e-mail: cgil@fvg.cgil.it                        e-mail: usr.friulivg@cisl.it                      e-mail: urfriuliveneziagiulia@uil.it

 

 

Trieste, 20 ottobre 2009

 

Alla società civile del Friuli Venezia

Alle associazioni di tutela degli stranieri Giulia

Care amiche e cari amici, care compagne e cari compagni,

come vi sarà sicuramente noto, CGIL, CISL e UIL del Friuli Venezia Giulia hanno organizzato per il prossimo martedì 27 ottobre a Trieste una importante manifestazione di protesta per esprimente il totale dissenso alla legge regionale sul welfare, approvata dalla maggioranza del Consiglio regionale. Legge incostituzionale che vara politiche razziste e discriminatorie sia nei confronti dei cittadini italiani che nei confronti degli immigrati. Infatti queste norme colpiscono anche i cittadini italiani, ora residenti in altre regioni, che decidessero di spostarsi in FVG, i quali d’ora in poi, saranno sottoposti alla stesse odiose ed inaccettabili discriminazioni, assurdamente ideate per colpire gli immigrati regolari, che qui vivono, lavorano, si sposano, fanno figli e pagano le tasse ed i contributi come tutti gli onesti cittadini.

Siamo pertanto con la presente a chiedervi di unirvi alla nostra civile e ferma protesta, formalizzando la vostra auspicata adesione, che avremmo l’opportunità di comunicare in occasione della conferenza stampa che le segreterie regionali di CGIL-CISL-UIL hanno programmato per sabato 24 ottobre.

Le adesioni vanno comunicate a questi indirizzi:

renato.kneipp@fvg.cgil.it usr.friulivg@cisl.it luca_vicentini@uilfvg.it.

In attesa di un vostro positivo riscontro, inviamo cordiali e fraterni saluti.

 

p. Le segreterie regionali di CGIL-CISL-UIL

Franco Belci – Giovanni Fania – Luca Visentini

 

 

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE :

 

ore 14.30 concentramento in Piazza dell’Unità d’Italia

 

ore 15.00 partenza del corteo

 

arrivo in Piazza Oberdan davanti alla sede del Consiglio regionale

 

 

Per facilitare la presenza dei manifestanti dalle altre province le organizzazioni sindacali hanno predisposto il trasporto con dei pullman. Per saper gli orari di partenza vi invitiamo a rivolgersi presso le sedi territoriali di CGIL-CISL-UIL.

Segreterie Regionali del FRIULI VENEZIA GIULIA

 

Venerdì 9 ottobre sciopero generale

Per informazioni: www.fiom.cgil.it

Rete di Solidarietà

CIRCOLO ARCI “Tina Merlin”
Montereale Valcellina
Con sede in Via Ciotti, n. 11 a Montereale Valcellina, c.a.p.33086 (PN) ITALIA
C.F. 90007560932  Telefono 0427799685 e-mail arcimontereale@libero.it  www.arcitinamerlin.it

    Stiamo cercando di mettere in piedi una “rete di solidarietà” per affrontare le emmergenze legate alla presenza sul nostro territorio di persone in difficoltà e bisognose di aiuto morale e materiale. Ci piacerebbe che questa iniziativa umanitaria veda l’adesione e il contributo di molte/i sensibili e disponibili ad affrontare le varie situazioni, in particolare quelle a noi più vicine e/o conosciute.  

    A seguito della riunione di Venerdì 18 Settembre u.s.. i presenti hanno costituito la “Rete di solidarietà 2009”, si ritiene importante allargare ad altri al fine di aumentare il numero degli interessati.
    Oltre ad affrontare i problemi contingenti e urgenenti, si è deciso di avviare una serie di iniziative che permettano di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del disagio e dell’integrazione, inoltre si è deciso si cominciare la raccolta di un fondo per venire incontro alle spese collegate alla regolarizzazione di alcune situazioni già in corso di definizione, mettendosi in contatto con la sede del circolo.
    Si ritiene importante che l’adesione di singoli e/o associazioni, sia di tipo “collaborativo” e “propositivo”.
    La sede il circolo Arci “Tina Merlin”, è stata indicata come sede della Rete.
   
 
Per saperne di più, potete telefonare e/o incontrarci presso il Circolo Arci in orario di apertura (Martedì, Venerdì e Sabato dalle ore 18,30 alle ore 20,00) o al numero di Telefono 0427799685, www.arcitinamerlin.it.

La Rete di Solidarietà si incontrerà ogni venerdì, salvo iniziative di rilievo nel territorio, presso il Circolo ARCI “Tina Merlin” di Montereale Valcellina per una cena di solidarietà. 

La lotta dura paga!

CGIL: manifestazione a Roma sabato 04 aprile

Venerdì 12 dicembre: sciopero generale contro la crisi

Sciopero generale 12 dicembre 2008

L’Authority anti-fannulloni? Costo previsto quattro milioni…

“Il trucchetto c’è ma finora nessuno, a parte chi l’ha escogitato, se n’è accorto. Anche dietro la norma ‘anti-fannulloni’ del ministro Renato Brunetta, spuntano immancabili le ‘solite’ consulenze. Strapagate a carico della collettività, s’intende. Basta leggere il disegno di legge (numero 847), che il ministro Brunetta ha riassunto in quattro parole d’ordine: più trasparenza, standard, premi e punizioni per chi non fa il proprio lavoro”. E’ quanto denuncia un articolo apparso oggi su ‘il Riformista’ dal titolo: “L’Authority anti-fannulloni ci costa già quattro milioni”.
“A leggere il testo arrivato in commissione (articolo 3, punto d) - scrive ‘il Riformista’ - il ddl prevedeva ‘l’istituzione presso il Dipartimento di funzione pubblica, eventualmente in raccordo con altri enti o soggetti pubblici, di un organismo centrale (…) con il compito di validare i sistemi di valutazione adottati dalle singoli amministrazioni centrali, indirizzare, coordinare e sovraintendere all’esercizio delle funzioni di valutazione, nonché di informare annualmente il ministro per l’Attuazione del programma sull’attività svolta”.
“La centrale di controllo anti-fannulloni - precisa il quotidiano diretto da Antonio Polito - era praticamente a costo zero. Tanto che - si leggeva poche righe più sotto - “i componenti del predetto organismo, scelti tra persone di elevata professionalità, anche estranee all’amministrazione, prestano la loro collaborazione a titolo gratuito”. Fin qui una pagina di bella politica: una norma anti-fannulloni che si fonda su un organismo di controllo che non costa nulla”.
“Il problema - rivela ‘il Riformista’ - è che, nell’accordo trovato in commissione Affari costituzionali del Senato, il punto d dell’articolo 3 è stato inghiottito dal nulla. E la famosa “collaborazione” a titolo gratuito dei componenti dell’organismo antifannulloni è svanita. Il testo licenziato dalla commissione prevede “nell’ambito del riordino dell’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), l’istituzione (…) di un organismo centrale che opera in collaborazione con il Ministero del’Economia e il Dipartimento della funzione pubblica con il compito di indirizzare, coordinare e sovraintendere all’esercizio indipendente dalle funzioni di valutazione, di garantire la trasparenza dei sistemi (…), di assicurare la comparabilità e la visibilità degli indici di andamento gestionale”.
“Le mansioni dell’organismo - spiega il quotidiano - sono praticamente le stesse del ddl originale. L’unica differenza con il testo approvato dalla commissione è che la centrale anti-fannulloni non è più gratis. I componenti, “di numero non superiore a cinque”, sono pagati. Eccome. (…) Il costo complessivo dell’operazione può arrivare a quattro milioni di euro. Otto miliardi del vecchio conio”.
“Ce n’è per tutti - denuncia il giornale - Un milioni e mezzo di euro (onere massimo previsto) “per compensi, comprensivi degli oneri riflessi, spettanti ai componenti dell’Agenzia, da fissare con decreto del Ministero per la pubblica amministrazione di concerto col Ministero dell’economia. Mezzo milione “per l’affidamento di consulenze e incarichi di collaborazione”. Settecentomila euro “per la stipula di convenzioni con enti e università”. Altri cinquecentomila “per il funzionamento e spese connesse alla segreteria tecnica”. E ancora: quattrocentomila euro “per l’acquisto e la manutenzione di beni strumentali e per gli oneri di funzionamento della struttura” e un altro assegno da quattrocentomila “per le spese concernenti all’affitto della sede ed eventuali oneri connessi”. Totale: quattro milioni”.
 quinews

Tra le maestre imitate ovunque

Berlusconi ha fatto male i conti”
di CURZIO MALTESE

BOLOGNA - A New York sono sorte negli ultimi dieci anni scuole materne ed elementari che copiano quelle emiliane perfino negli arredi. Via i banchi, le classi prendono l’aria delle fattorie reggiane che ispirarono Loris Malaguzzi, con i bambini impegnati a impastare dolci sui tavolacci di legno, le foglie appese alle finestre per imparare a conoscere i nomi delle piante.
Si chiama “Reggio approach”, un metodo studiato in tutto il mondo, dall’Emilia al West, con associazioni dal Canada all’Australia alla Svezia.

Se la scuola elementare italiana è, dati Ocse, la prima d’Europa, l’emiliana è la prima del mondo, celebrata in centinaia di grandi reportage, non soltanto la famosa copertina di Newsweek del ‘91 o quello del New York Times un anno fa, e poi documentari, saggi, tesi di laurea, premi internazionali. Non stupisce che proprio dalle aule del “modello emiliano”, quelle doc fra Reggio e Bologna, sia nata la rivolta della scuola italiana. La storia dell’Emilia rossa c’entra poco.

A Bologna di rosso sono rimaste le mura, tira forte vento di destra e sul voto di primavera incombono i litigi a sinistra e l’ombra del ritorno di Guazzaloca. “C’entra un calcolo sbagliato della destra, che poi fu lo stesso errore dell’articolo 18”, mi spiega Sergio Cofferati, ancora per poco sindaco. “Il non capire che quando la gente conosce una materia, perché la vive sulla propria pelle tutti i giorni, allora non bastano le televisioni, le favole, gli slogan, il rovesciamento della realtà. Le madri, i padri, sanno come lavorano le maestre. E se gli racconti che sono lazzarone, mangiapane a tradimento, si sentono presi in giro e finisce che s’incazzano”.
Che maestre e maestri emiliani siano in gamba non lo testimonia soltanto un malloppo alto così di classifiche d’eccellenza, o la decennale ripresa della natalità a Bologna, unica fra le grandi città italiane e nonostante le mamme bolognesi siano le più occupate d’Italia. Ma anche il modo straordinario in cui sono riusciti in poche settimane a organizzare un movimento di protesta di massa.

Stasera in Piazza Maggiore, alla fiaccolata per bloccare l’approvazione dei decreti sulla scuola, sono attese decine di migliaia di persone. “È il frutto di un lavoro preparato con centinaia di assemblee e cominciato già a metà settembre, da soli, senza l’appoggio di partiti o sindacati che non si erano neppure accorti della gravità del decreto”, dice Giovanni Cocchi, maestro.

Il 15 ottobre Bologna e provincia si sono illuminate per la notte bianca di protesta che ha coinvolto 15 mila persone, dai 37 genitori della frazione montana di Tolè, ai tremila di Casalecchio, ai quindicimila per le strade di Bologna. Genitori, insegnanti, bambini hanno invaso la notte bolognese, ormai desertificata dalle paure, con bande musicali, artisti di strada, clown, maghi, fiaccole, biscotti fatti a scuola e lenzuoli da fantasmini, il logo inventato dai bimbi per l’occasione. Ci sarebbe voluto un grande regista dell’infanzia, un Truffaut, un Cantet o Nicholas Philibert, per raccontarne la meraviglia e l’emozione. C’erano invece i giornalisti gendarmi di Rai e Mediaset, a gufare per l’incidente che non è arrivato.

Perché stavolta la caccia al capro espiatorio non ha funzionato? Me lo spiega la giovane madre di tre bambini, Valeria de Vincenzi: “Non hanno calcolato che quando un provvedimento tocca i tuoi figli, uno i decreti li legge con attenzione. Io ormai lo so a memoria. C’è scritto maestro “unico” e non “prevalente”. C’è scritto “24 ore”, che significa fine del tempo pieno. Non c’è nulla invece a proposito di grembiulini e bullismo”.

Il fatto sarà anche che le famiglie vogliono bene ai maestri, li stimano. Fossero stati altri dipendenti statali, non si sarebbe mosso quasi nessuno. Marzia Mascagni, un’altra maestra dei comitati: “La scuola elementare è migliore della società che c’è intorno e le famiglie lo sanno. Con o senza grembiule, i bambini si sentono uguali, senza differenze di colore, nazionalità, ceto sociale. La scuola elementare è oggi uno dei luoghi dove si mantengono vivi valori di tolleranza che altrove sono minacciati di estinzione, travolti dalla paura del diverso”.

Come darle torto? Ci volevano i maestri elementari per far vergognare gli italiani davanti all’ennesimo provvedimento razzista, l’apartheid delle classi differenziate per i figli d’immigrati. Rifiutato da tutti, nei sondaggi, anche da chi era sfavorevole alla schedatura dei bimbi rom. “Certo che il problema esiste”, mi dicono alla scuola “Mario Longhena”, un vanto cittadino, dove è nato il tempo pieno “ma bastava non tagliare i maestri aggiuntivi d’italiano”.

E se domani il decreto passa comunque, nel nome del decisionismo a tutti i costi? “Noi andiamo avanti lo stesso”, risponde il maestro Mirko Pieralisi. “Andiamo avanti perché indietro non si può. Non vogliono le famiglie, più ancora di noi maestri. Ma a chi la vogliono raccontare che le elementari di una volta erano migliori? Era la scuola criticata da Don Milani, quella che perdeva per strada il quaranta per cento dei bambini, quella dell’Italia analfabeta, recuperata in tv dal “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi”.

Ve lo ricordate il maestro Alberto Manzi? Un grande maestro, una grande persona. Negli anni Sessanta fu calcolato che un milione e mezzo d’italiani sia riuscito a prendere la licenza elementare grazie al suo programma. Poi tornò a fare il maestro, allora con la tv non si facevano i soldi. Nell’81 fu sospeso dal ministero per essersi rifiutato di ritornare al voto. Aveva sostituito i voti con un timbro: “Fa quel che può, quel che non può non fa”. È morto dieci anni fa. Altrimenti, sarebbe stasera a Piazza Maggiore.

(28 ottobre 2008)

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