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Decreto del governo sul caso Eluana

Una scelta crudele e incostituzionale

 

 

Il governo Berlusconi ha varcato il Tevere. Per fare un piacere al Vaticano, a disagio dopo l’approvazione del disegno di legge sulla sicurezza, il governo non ha esitato ad aprire un clamoroso, inedito e pericolosissimo conflitto di poteri.

 

Il decreto che costringe Eluana a proseguire nella sua non vita è assolutamente incostituzionale, come del resto aveva già ammonito il Capo dello stato, mancando i requisiti essenziali per la sua emanazione.

 

Si tratta oltretutto  di una legge ad personam, poiché il riferimento alla Englaro è indubbio e proclamato. L’equilibrio dei poteri su cui si basa non solo lo stato democratico, ma anche quello liberale, dalla rivoluzione francese in poi, è completamente stravolto. Il governo legifera contro una sentenza della magistratura passata in giudicato, postulando la supremazia del potere politico su quello giudiziario. Nello stesso momento Berlusconi apre un conflitto senza precedenti con la Presidenza della Repubblica che aveva con chiarezza espresso parere contrario all’emanazione di un simile provvedimento.

 

Berlusconi fa sapere che se Napolitano, non firmerà “cambierà la Costituzione”.

C’è dunque un’emergenza democratica senza precedenti.

Ci appelliamo al Presidente della Repubblica, massimo custode della nostra Carta fondamentale, affinchè questo gravissimo tentativo di strapparla venga fermato.

 

Ma accanto a queste considerazioni, va anche sottolineato con quanta cinica disinvoltura il governo usi una vicenda umana così dolorosa per propri interessi politici di parte.

La Costituzione prevede il diritto di tutte le persone alla salute ma anche quello a  rifiutare le cure, coerentemente con la centralità che attribuisce al libero arbitrio delle persone e alla salvaguardia della loro dignità.

Di fronte a scelte così intimamente legate alla liberta di  ogni essere umano, al diritto di vivere una vita che sia piena e dignitosa,  la politica avrebbe dovuto scegliere di fare un passo indietro.

 

Così non è stato. Si è scelto di fare irruzione con la devastazione di un ciclone in questa vicenda,  senza nessuna umana pietà ma con la spregiudicatezza di chi pensa di poter impunemente calpestare regole e diritti.

Comunicato stampa di ReteDiritti FVG

Nel disegno di legge 733, il cosiddetto pacchetto sicurezza, approvato al Senato ci sono norme che, se confermate alla Camera, introdurranno nel nostro ordinamento giuridico gravi lesioni ai più elementari diritti costituzionali, creeranno vessazioni pesanti alla condizione difficile del migrante (tasse di centinaia di euro per ogni pratica,   multe, non esigibili di fatto, di migliaia di Euro per gli irregolari) e, con la legalizzazione delle ronde, incentiveranno pratiche di “autogiustizia” o di delazione. Accanto a tali pericolose disposizioni ve ne sono altre (come il registro nazionale dei senza fissa dimora o il controllo dei Comuni sulle condizioni degli alloggi prima dell’iscrizione anagrafica per tutte le persone) che faranno “scoppiare” gli uffici degli Enti Locali e renderanno oppressiva  la pubblica amministrazione verso i cittadini.
 
Togliere il divieto espresso di non segnalazione equivale ad esercitare una pressione sul personale medico e sanitario affinché vengano denunciati gli irregolari che si recano nei pronto soccorso e nelle altre strutture sanitarie. L’attuale divieto di segnalazione risponde a principi deontologici della professione sanitaria e ha l’obiettivo di evitare che, per paura, migranti irregolari non si rechino nelle strutture ospedaliere. Cosa che, invece, adesso puntualmente accadrà con grave rischio anche per la salute di tutte e tutti: le malattie infettive, ad esempio, non conoscono barriere amministrative.
Questa norma sconcerta prima di tutto gli operatori sanitari (anche in questa Regione si moltiplicano appelli di singoli e ordini professionali per respingere questa disposizione) e richiede la mobilitazione di tutta la società civile per impedirne l’approvazione definitiva, rischiando di far fare all’Italia un salto indietro e di cancellare un principio di civiltà da tutti riconosciuto.
 
Si tratta, di fatto, di norme contrarie ai più elementari principi umanitari, alle regole della convivenza civile, che vorrebbero porre un freno all’immigrazione ma che sono inefficaci in tal senso e creeranno paura, discriminazione e tensione, rendendo tutte e tutti noi più insicuri.
In  questo Paese ci si continua a preoccupare di  accanirsi sui più deboli, privandoli via via di ogni diritto elementare, senza mai proporre un’alternativa, un piano o qualsiasi iniziativa che possa contribuire a risolvere i problemi sociali.
 
Come RetedirittiFVG, impegnati in regione anche a sostenere le ragioni dell’accoglienza e dell’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri sosteniamo gli appelli nazionali e locali di quante e quanti chiedono a gran voce di cambiare queste odiose norme discriminanti e incivili, promuovendo in tal senso assieme ad associazioni sanitarie e sociali un’ampia mobilitazione che speriamo sappia scuotere le coscienze dei nostri rappresentanti istituzionali per evitare un tale imbarbarimento della società.
 
 
 
Pierluigi DI PIAZZA, Abdou FAYE,  Irma GUZMAN, Irma GUZMAN,
Duccio PERATONER,  Gianfranco SCHIAVONE e Michele NEGRO
 
a nome di ReteDirittiFVG

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