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Tra le maestre imitate ovunque

Berlusconi ha fatto male i conti”
di CURZIO MALTESE

BOLOGNA - A New York sono sorte negli ultimi dieci anni scuole materne ed elementari che copiano quelle emiliane perfino negli arredi. Via i banchi, le classi prendono l’aria delle fattorie reggiane che ispirarono Loris Malaguzzi, con i bambini impegnati a impastare dolci sui tavolacci di legno, le foglie appese alle finestre per imparare a conoscere i nomi delle piante.
Si chiama “Reggio approach”, un metodo studiato in tutto il mondo, dall’Emilia al West, con associazioni dal Canada all’Australia alla Svezia.

Se la scuola elementare italiana è, dati Ocse, la prima d’Europa, l’emiliana è la prima del mondo, celebrata in centinaia di grandi reportage, non soltanto la famosa copertina di Newsweek del ‘91 o quello del New York Times un anno fa, e poi documentari, saggi, tesi di laurea, premi internazionali. Non stupisce che proprio dalle aule del “modello emiliano”, quelle doc fra Reggio e Bologna, sia nata la rivolta della scuola italiana. La storia dell’Emilia rossa c’entra poco.

A Bologna di rosso sono rimaste le mura, tira forte vento di destra e sul voto di primavera incombono i litigi a sinistra e l’ombra del ritorno di Guazzaloca. “C’entra un calcolo sbagliato della destra, che poi fu lo stesso errore dell’articolo 18”, mi spiega Sergio Cofferati, ancora per poco sindaco. “Il non capire che quando la gente conosce una materia, perché la vive sulla propria pelle tutti i giorni, allora non bastano le televisioni, le favole, gli slogan, il rovesciamento della realtà. Le madri, i padri, sanno come lavorano le maestre. E se gli racconti che sono lazzarone, mangiapane a tradimento, si sentono presi in giro e finisce che s’incazzano”.
Che maestre e maestri emiliani siano in gamba non lo testimonia soltanto un malloppo alto così di classifiche d’eccellenza, o la decennale ripresa della natalità a Bologna, unica fra le grandi città italiane e nonostante le mamme bolognesi siano le più occupate d’Italia. Ma anche il modo straordinario in cui sono riusciti in poche settimane a organizzare un movimento di protesta di massa.

Stasera in Piazza Maggiore, alla fiaccolata per bloccare l’approvazione dei decreti sulla scuola, sono attese decine di migliaia di persone. “È il frutto di un lavoro preparato con centinaia di assemblee e cominciato già a metà settembre, da soli, senza l’appoggio di partiti o sindacati che non si erano neppure accorti della gravità del decreto”, dice Giovanni Cocchi, maestro.

Il 15 ottobre Bologna e provincia si sono illuminate per la notte bianca di protesta che ha coinvolto 15 mila persone, dai 37 genitori della frazione montana di Tolè, ai tremila di Casalecchio, ai quindicimila per le strade di Bologna. Genitori, insegnanti, bambini hanno invaso la notte bolognese, ormai desertificata dalle paure, con bande musicali, artisti di strada, clown, maghi, fiaccole, biscotti fatti a scuola e lenzuoli da fantasmini, il logo inventato dai bimbi per l’occasione. Ci sarebbe voluto un grande regista dell’infanzia, un Truffaut, un Cantet o Nicholas Philibert, per raccontarne la meraviglia e l’emozione. C’erano invece i giornalisti gendarmi di Rai e Mediaset, a gufare per l’incidente che non è arrivato.

Perché stavolta la caccia al capro espiatorio non ha funzionato? Me lo spiega la giovane madre di tre bambini, Valeria de Vincenzi: “Non hanno calcolato che quando un provvedimento tocca i tuoi figli, uno i decreti li legge con attenzione. Io ormai lo so a memoria. C’è scritto maestro “unico” e non “prevalente”. C’è scritto “24 ore”, che significa fine del tempo pieno. Non c’è nulla invece a proposito di grembiulini e bullismo”.

Il fatto sarà anche che le famiglie vogliono bene ai maestri, li stimano. Fossero stati altri dipendenti statali, non si sarebbe mosso quasi nessuno. Marzia Mascagni, un’altra maestra dei comitati: “La scuola elementare è migliore della società che c’è intorno e le famiglie lo sanno. Con o senza grembiule, i bambini si sentono uguali, senza differenze di colore, nazionalità, ceto sociale. La scuola elementare è oggi uno dei luoghi dove si mantengono vivi valori di tolleranza che altrove sono minacciati di estinzione, travolti dalla paura del diverso”.

Come darle torto? Ci volevano i maestri elementari per far vergognare gli italiani davanti all’ennesimo provvedimento razzista, l’apartheid delle classi differenziate per i figli d’immigrati. Rifiutato da tutti, nei sondaggi, anche da chi era sfavorevole alla schedatura dei bimbi rom. “Certo che il problema esiste”, mi dicono alla scuola “Mario Longhena”, un vanto cittadino, dove è nato il tempo pieno “ma bastava non tagliare i maestri aggiuntivi d’italiano”.

E se domani il decreto passa comunque, nel nome del decisionismo a tutti i costi? “Noi andiamo avanti lo stesso”, risponde il maestro Mirko Pieralisi. “Andiamo avanti perché indietro non si può. Non vogliono le famiglie, più ancora di noi maestri. Ma a chi la vogliono raccontare che le elementari di una volta erano migliori? Era la scuola criticata da Don Milani, quella che perdeva per strada il quaranta per cento dei bambini, quella dell’Italia analfabeta, recuperata in tv dal “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi”.

Ve lo ricordate il maestro Alberto Manzi? Un grande maestro, una grande persona. Negli anni Sessanta fu calcolato che un milione e mezzo d’italiani sia riuscito a prendere la licenza elementare grazie al suo programma. Poi tornò a fare il maestro, allora con la tv non si facevano i soldi. Nell’81 fu sospeso dal ministero per essersi rifiutato di ritornare al voto. Aveva sostituito i voti con un timbro: “Fa quel che può, quel che non può non fa”. È morto dieci anni fa. Altrimenti, sarebbe stasera a Piazza Maggiore.

(28 ottobre 2008)

FotografARCI

Manifestazione della sinistra a Roma 11.10.2008

Manifestazione della sinistra a Roma 11.10.2008

Festa cubana

Festa cubana

L'ARCI in piazza
L
ARCI "kaput mundi"
ARCI
Durante la campagna "Puliamo il mondo 2008"
Durante la campagna
Gita a Venezia

Gita a Venezia

Articolo 21

Per una volta nella vita, sia pure a malincuore, mi tocca rendere pubblica lode a Silvio Berlusconi.
Sino ad oggi, infatti, lo avevamo dileggiato chiamandolo il re della rettifica e della smentita, ma in queste ore ci ha smentito tutti, non rettificando una delle affermazioni più sconcertanti e inquietanti che gli sia mai capitato di rilasciare. Forse ha fatto bene, dal momento che i giornali di oggi, salvo pochissime e consuete eccezioni, non hanno ritenuto di occuparsene. Veniamo ai fatti: sabato mattina, sulla prima pagina del Corriere della Sera, Francesco Verderami, un giornalista sempre ben informato, ha raccontato di un incontro tra Berlusconi e alcuni imprenditori italiani. Nel corso della simpatica riunione re Silvio avrebbe invitato i facoltosi amici a smetterla di spendere soldi per acquisire spot dalla Rai, almeno sino a quando il servizio pubblico dovesse continuare a mandare in onda trasmissioni che danno l’ansia. In un paese normale sarebbe scoppiato il putiferio. Qui da noi si registrano le reazioni del senatore Zanda,  di Articolo 21, dell’Usigrai e di pochissimi altri. Non casualmente il presidente, sino ad oggi, non ha ritenuto di smentire, del resto le stesse parole le aveva già utilizzate in altre occasioni. Durante la crisi delle borse aveva invitato gli italiani ad acquistare azioni Mediaset, cosa ritenuta normale dai cosiddetti opinionisti liberali. In altra occasione aveva arringato i direttori perché i TG pubblici: “trasmettono ansia”. Sarà bene ricordare che per Berlusconi la parola ansia è associata a tutte le trasmissioni, ormai pochissime, che ancora danno spazio al malessere sociale o, addirittura, si permettono di dare la parola a genitori, insegnanti studenti. Non casualmente i suoi picciotti hanno già cominciato a chiedere provvedimenti esemplari contro Fabio Fazio, contro Santoro e Travaglio, contro Blob, contro Lucarelli che continua a rompere le scatole con questa storia della mafia, per non parlare poi delle inchieste della Gabanelli…..Non contento Berlusconi ha fatto sapere che anche alcuni giornali stanno dando troppo spazio agli studenti, creando ansia. Quando il presidente comincia a ripetere in modo ossessivo un concetto, palesemente falso, significa che sta preparando l’assalto finale. Così accadde per l’editto bulgaro, cosi accadrà per la rai. Nell’articolo del Corriere, tuttavia, non c’è solo la minaccia verso le trasmissioni sgradite, ma addirittura la minaccia delle sanzioni economiche. Il proprietario di Mediaset invita alcuni investitori a levare i soldi dalla Rai sino a quando non sarà ridotta o indotta a più miti consigli. Nel frattempo gli investitori potranno sempre acquistare azioni Mediaset, dal momento che lo stesso presidente le ha indicate come le più sicure sul mercato. Nelle stesse ore il fido Gasparri, tra una minaccia e l’altra rivolta a Santoro, ha trovato il tempo di minacciare lo sciopero del canone. Lo ha fatto mentre persino l’autorità di garanzia delle comunicazioni denunciava lo strapotere del governo nelle reti pubbliche e private. La mancata smentita di Berlusconi è la più clamorosa conferma del disegno prossimo venturo. L’intenzione dichiarata e strillata è quella di annullare anche le ultime diversità editoriali sopravvissute.
Alle opposizioni spetta il compito di promuovere un’azione comune,in Europa e in Italia,per denunciare quanto sta accadendo, per altro in aperto contrasto con gli stessi principi comunitari.
Nelle prossime ore Articolo 21 chiederà a tutte le forze politiche e associative di sollecitare l’intervento di tutte le autorità istituzionali e di garanzia. Sono in discussione, non solo i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione, ma persino i più elementari principi che regolano il libero mercato. Le autorità di sistema, a cominciare dall’antitrust (presieduta da Antonio Catricalà già segretario generale a Palazzo Chigi durante il precedente governo Berlusconi), non possono fingere di chiamarsi Pasquale, per usare una celebre espressione di Totò, o trincerarsi dietro formalismi o cavilli. La stessa Corte Costituzionale deve vigilare sul principio di rispetto della autonomia della Rai dagli esecutivi, principio che dovrebbe essere considerato ancora più inviolabile quando il presidente del consiglio è anche il quasi monopolista del settore.
Sono queste le ragioni che dovrebbero indurre tutta l’opposizione, e non solo l’ opposizione, a non cedere sulla commissione di vigilanza, a sostenere la candidatura di Leoluca Orlando, ad esprimere una squadra per il prossimo consiglio della rai autorevole,compatta,lontana da ogni forma di subalternità e di consociativismo politico o affaristico.
Ugualmente bisognerà trovare il modo di riportare il tema della libertà e del’ autonomia della comunicazione al centro della agenda politica e culturale.
Berlusconi tenterà di espellere quello che non gli piace, promuoverà una campagna di oscuramento e di diffamazione contro ogni forma di onda anomala. Non bisogna rassegnarsi. Guai a considerare normali le minacce di queste ore! Guai a lasciar passare,senza una adeguata reazione, vicende come quelle descritte dal Corriere. Guai a fingere di non sentire l’assordante silenzio delle autorità di garanzia.
Per queste ragioni abbiamo chiesto all’avvocato Domenico D’Amati di intraprendere tutte le azioni possibili a tutela della legalità e dell’interesse generale.
Nel frattempo sarà bene cominciare a preparare la grande manifestazione per la qualità e la dignità di chi produce e di chi riceve la comunicazione, proposta da Flavio Lotti, coordinatore della Tavola  della Pace, e da tante associazioni del volontariato laico e cristiano,che dovrebbe essere convocata per il prossimo 10 dicembre a Roma.
Noi ci saremo e lavoreremo perchè quella piazza e quella giornata diventino davvero una nuova grande piazza (come è accaduto al circo Massimo) dell’ unità e della libertà.

Da Articolo 21 scritto da Giuseppe Giulietti

La Scuola in Diretta

Il nome di Piero Calamandrei, forse, non dirà molto agli studenti che protestano contro settantenni incartapecoriti che gli hanno rubato il presente e gli vogliono togliere la speranza di un futuro.
Il suo nome, forse, non avrà significato per i ragazzi e le ragazze che vedono al vertice delle istituzioni, dell’economia, dell’informazione del loro Paese dei pregiudicati, dei servi, dei lacchè. Calamandrei, forse, non dirà nulla alla nostra gioventù che vede la Costituzione tradita dal Parlamento, migliaia di caduti sul lavoro ogni anno, milioni di precari e il padre, o la madre, licenziati. Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi a non avere nè chiedere mai la tessera del partito. Fondò il Partito d’Azione e fu membro della Consulta. La stessa che oggi è merce di scambio tra lo psiconano e Topo Gigio. Nel 1950 fece un discorso sulla Scuola, parole che sembrano dette oggi per la Scuola della P2

 

L’ipotesi di Calamandrei. “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.” Piero Calamandrei

 

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

Lettera dal Ministro Gelmini

A causa delle difficoltà di discernimento ostentate da qualcuno, devo premettere che questa è una lettera satirica. Tutto quello che leggerete di seguito è solo frutto di fantasia… o forse no!

Cara bambina, caro bambino,
il mio nome è Maria Stella Gelmini. Sono il vostro Ministro della Pubblica Istruzione-Selezione e ho deciso di scrivervi una lettera appassionata.
Il governo che i vostri genitori e i loro amici hanno amorevolmente e democraticamente scelto anche per voi, si sta impegnando seriamente per regalarvi una scuola migliore di quella che avete conosciuto fino a ora. Vorrei elencarvi i punti principali della nostra riforma cosicchè non corriate il rischio di farvi trascinare in piazza da quei comunistacci e fannulloni dei vostri genitori ed insegnanti che sono in evidente malafede e assolutamente disinformati.

  • Abbiamo deciso di cominciare dall’obbligatorietà del grembiulino, un capo d’abbigliamento che vi renda tutti un pò più uguali, almeno esteticamente. Sono stati contattati Dolce&Gabbana, Calvin Klein, Armani e Versace, li abbiamo incaricati di disegnare la nuova divisa della scuola pubblica e hanno tutti risposto con grande entusiasmo. Quando ci consegneranno i modelli, potrete scegliere il vostro preferito tramite un sondaggio su Internet o anche con il televoto, basterà un sms dal costo di 12€ (iva esclusa).
  • Tornerete al maestro unico. Non più tre insegnanti per classe, pronti a giudicare tutto quello che facciate. Se sarete fortunati, avrete anche un maestro unico impreparato che non ha nulla da insegnarvi. Non correrete il rischio di dover imparare qualcosa di utile. Leggere, fare operazioni aritmetiche, conoscere gli antichi egizi o l’impero romano… sai che palle!
  • Aboliremo il tempo pieno. Ci abbiamo riflettuto molto su questo e siamo arrivati alla conclusione che una giornata trascorsa tra le mura di una classe noiosa, apprendendo cose noiose e intellettualmente stimolanti, non sia una vera giornata. Con l’abolizione del tempo pieno avrete più tempo da trascorrere con i vostri passatempi preferiti quali Televisione e, soprattutto, PlayStation! Se dovesse avanzarvi del tempo e/o i vostri genitori non siano di quelli che son sempre contenti di delegare ad altri il vostro tempo libero, dovrete sopportare la rogna di far qualcosa con loro
  • Un altro regalo che facciamo a voi e alle nostre scuole del futuro sarà l’assenza di immigrati. Avete capito bene! Niente rumeni, negracci o asiatici che abbassino il livello di gradibilità della scuola e del quartiere sul quale questa insiste. Inoltre non potrebbero neppure permettersi un grembiulino griffato. Una scuola ariana è proprio quello che ci serve per farvi crescere bene, sani e anche un pò xenofobi. Per quei poveri disgraziati creeremo delle classi apposite all’interno delle quali potranno integrarsi tra loro. Stiamo discutendo sulla possibilità di mettere dei vetri al posto dei muri di queste classi cossicchè possiate osservarli mentre tentano inutilmente di apprendere la nostra lingua. La voce narrante di Maria De Filippi vi racconterà dei loro vani tentativi di integrazione.
  • Altra proposta in discussione sulla quale decideremo in seguito è quella di mandare, nelle predette “classi - ponte”, gli italiani handicappati e i ritardati. Per i presunti froci, alla vostra età è ancora presto per dichiararli tali con certezza pertanto, sarete voi a decidere chi mandare nella classe dei reclusi. Anche per questo vogliamo essere democratici, potrete quindi decidere con il televoto da casa o anche picchiandoli liberamente davanti a un insegnante. La promozione alla classe successiva sarà automatica per chi filmerà la scena con il telefonino per poi metterl in rete su Youtube.

Abbiamo in mente tante idee belle e costruttive. Abbiamo in mente una scuola nuova, efficiente e moderna. Una scuola veramente meritocratica dove meriti una raccomandazione solo se sei appartenente alla razza italica da almeno quattro generazioni. Abbiamo in mente degli insegnanti moderni, finalmente uniformati al pensiero unico della dittatura mediatica della Televisione. Abbiamo in mente una scuola che ci vuol coraggio a chiamarla scuola. Sarà per voi un piccolissimo fastidio ma ci siamo ripromessi di togliervi anche questo. Ricordatevi che la verità è una sola e non fidatevi di mamma e papà che vi portano in piazza per difendere quello che, a oggi, è l’ultimo strumento di tortura legalizzato. Fidatevi di chi vi parla sinceramente, con il cuore in mano, senza secondi fini.
Amorevolmente vostra,

Maria Stella Gelmini
Ministro della Pubblica Distruzione

9 ottobre 1963 – 9 ottobre 1967

Il giorno 9 ottobre 1963, una fetta del monte Toc cade sul bacino creato dalla nuova diga del Vajont ed un’onda spaventosa si abbatte sui paesi vicini causando la morte di circa duemila persone.

Servizio di "La storia siamo noi" del 6 maggio 1996

Lo stesso giorno, nel 1967, in Bolivia, dove si trovava per organizzare la Resistenza alla dittatura in uno dei paesi più poveri del continente, viene assassinato dall’esercito e dalla CIA il Comandante Ernesto “Che” Guevara.

El "Che" sull'imperialismo

L’ideologia del Libero Mercato è Ben Lontana dall”essere Finita

Gita a Venezia

  Visita della Città di VENEZIA con programma:

 

PONTE DELLA COSTITUZIONE, LEZATTERE”, PUNTA DOGANE, ACCADEMIA E AREAMARCIANA  con visita facoltativa a “PALAZZO DUCALE

 

 

Prevista per DOMENICA 5 Ottobre 2008

 

 

con la guida dell’esperto GIACOMELLO SERGIO (moca)

 

La partenza dalla stazione ferroviaria di Pordenone è prevista per le ore 8,52 e il rientro a Pordenone è previsto per le ore 20,10 o 21,08 o 23,10.

 

Costi: Treno AR adulti € 8,80 per bambini fino a 12 anni € 4,40. Pranzo al sacco o se si preferisce una bibita e un “bis” di pasta per € 10,00 (circa), consumi personali di  “ombre”, “cicchetti”, gelati e bibite a proprie spese.

 

Si raccomandano abiti leggeri e scarpe comode.

 

Le prenotazioni sono possibili negli orari di apertura del circolo (Martedì, Venerdì e Sabato dalle ore 18,30 alle ore 20,30), anche telefonicamente al numero 0427 799685.

Salviamo la scuola pubblica!

 

Ministro Gelimini

Ministro Gelimini

A ridosso d’inizio anno scolastico, il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, propone e a volte realizza, qualche isolata variazione nel sistema scolastico: dal grembiulino per tutti (anche per le ragazze delle superiori, come era una volta?), insufficienza in condotta = bocciatura (ma prendere 7 non era già abbastanza negativo?), insegnamento dell’educazione civica (ma  “Storia ed educazione civica” non erano già curricolari?); voto al posto del  giudizio (ma cambia la sostanza?), maestro unico (Ma! Qualche nostalgia di ritorno guasta?). Piccole cose, che a volte creano anche ingenue simpatie, distogliendo però l’attenzione dall’obbiettivo di fondo di questo Governo di destra: la privatizzazione del sistema statale d’istruzione. Un obbiettivo che il Ministro Gelmini non tralascia mai di ribadire menzionando sempre le tre direttive della sua Riforma a venire: Sussidiarietà dello Stato, Fondazioni scolastiche autonome, Merito dei docenti.

Mostra sul riciclo

Il circolo ospita per il mese di settembre (con possibile proroga) la mostra del nostro amico e socio Simone Masseroni, che qui ci spiega con parole sue questa sua passione e ci regala qualche immagine delle sue opere:

                                                 

LAVORO SOLO CON MATERIALE DI RECUPERO, PRIMO PERCHECREDO CHE GLI ALBERI SIANO COSE VIVENTI, QUINDI USARE FINO ALLULTIMO CENTIMETRO DI LEGNO TAGLIATO E’ IL MINIMO DI RISPETTO CHE GLI DEVO; SECONDO PERCHENE HO LE PALLE PIENE DI UN SISTEMA CHE PIEGA LA NATURA AI SUOI DISEGNI, AI SUOI PROGETTI….TIPICO DELLEGO DELLUOMO. LE COSE CHE FACCIO MI VENGONO SUGGERITE DAI PEZZI CHE HO, DALLE FORME CHE TROVO,IO AIUTO SOLO GLI SCARTI A DIVENTARE QUELLO CHE VOGLIONO DIVENTARE O ALMENO, CHE POSSONO ANCORA DIVENTARE…”          

 

Per saperne di più visita il sito http://www.recycled-art.com

                                                                              

Vi ricordo che la mostra è visitabile durante gli orari di apertura del circolo che vanno dalle 18.30 alle 21.00 di ogni marted’, venerdì e sabato. L’ingresso è come sempre gratuito.

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