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Filò Partigiano

Comitato per il 25 aprile - Pordenone
in collaborazione con:
Circolo ARCI “Tina Merlin” di Montereale Valcellina
A.N.P.I.– Pordenone e Belluno
Comune di Montereale Valcellina (PN)

presentano

Sabato 18 aprile ore 18,30
presso la sala Menocchio
di Montereale Valcellina (PN)

Filò Partigiano
racconti e musiche della Resistenza

Incontro tra i protagonisti della lotta di Liberazione al nazifascismo,
che, come secondo la tradizione dei filò contadini di un tempo, ci
racconteranno della loro vita durante il fascismo, la partecipazione alla
Resistenza, la Costituzione ed il dopoguerra. Il tutto intrervallato dalle
canzoni che hanno accompagnato le loro gesta.

Parteciperanno:
Moderatore:Luciano Padovani (ANPI Belluno)
I Partigiani: Giacomo Coppe, Ida Coppe,Albino Melanco
Moderatore:Sigfrido Cescut (ANPI Pordenone)
I Partigiani:Manlio Simonato,Piasentin Antonio
Musicisti: Paolo “Papi” Giacomello, Giacomo Zanier

Il Comitato vi invita a “Resistere” il 25 aprile a Pordenone…
e sabato 2 maggio tutte/i in Casera Ditta a Erto (PN) per l’annuale appunta-
mento che ricorda la nascita del Battaglione Ferdiani!

per info: comitatoperil25aprile@gmail.com

Scritta nazista e svastica, denuncia ai carabinieri

Da “Il messaggero di Pordenone” del 25 marzo 2009

Imbrattato un muro del parcheggio dell’ex consorzio agrario in via Regina Elena. In passato nella città delle coltellerie si erano già registrati episodi vandalici simili
 
Compaiono ancora scritte innegianti al nazismo a Maniago. La notte scorsa ignoti hanno imbrattato un muro del parcheggio dell’ex consorzio agrario, nella centrale via regina elena, disegnando con spray nero una svastica e la scritta “Arbeit Macht frei” (contenente un’errore, visto che la parola “macht” è stata scritta senza la “t” finale), lo slogan tristemente noto presente all’ingresso dei campi di sterminio tedeschi. Del fatto si è accorto il consigliere di minoranza Stefano Carrozzi all’uscita di una riunione tenutasi in municipio. Tornato alla propria auto, Carrozzi ha scorto questa scritta sul muro e ieri mattina ha informato i carabinieri della stazione di Maniago.
“Non so se sia una stupida ragazzata - ha commentato Carrozzi - o un gesto deplorevole di qualche estremista. Di qualunque cosa si tratti, è un fatto da stigmattizare”. Anche il comandante dei carabinieri maresciallo antonio Palermo ha sottolineato che si tratto di un atto di esibizionismo, che denota una certa ignoranza storica. “In alcune città si trovano gruppi di facinorosi riconducibili a uno schieramento ideologico - ha spiegato Palermo-. Fortunamente questo a Maniago non accade, però vandalismoi di questo tipo non sono mai giustificabili”. Non è la prima volta che si verifica un imbrattamento di mura con scritte innegianti il fascismo. Un caso è avvenuto poco più di un anno fa in via De Amicis, sulla parete della sede dell’allora gruppo dei DS. Oltre ad avere imbrattato il muro con scritte riconducibili a seguaci di Forza Nuova, erano stati anche compiuti dannegiamenti: divelte insegne, staccata la bacheca, forzata la porta d’ingresso, stracciati i manifesti, sottratta la cassetta delle lettere e rotto il campanello.
Un altro episodio del genere si era verificato nel 2002. In quell’occasione, la sede era stata deturbata con scritte che si potevano far risalire alla formazione di estrema destra Forza Nuova. E ancora, anni prima, alcuni ignoti avevano sparato colpi di pistola contro l’insegna. Un episodio che aveva mobilitato pure la Digos. Ciò che è avvenuto a Maniago l’altra sera potrebbe non avere niente a che fare con i casi avvenuti in precedenza, ma ciò che ha colpito anche lo stesso Carrozzi, che ha avvisato i carabinieri, è stata la presenza della scritta che accompagnava la svastica e che riconduce a un determinato, tragico periodo storico. (l.v.)
 
 http://maniago.info/viewtopic.php?f=2&t=92&p=3316#p3315

http://www.lastfm.it/group/Antifascismo+Militante/forum/67921/_/517485

Nessuna illusione….

Bergamo, il saluto fascista del prete lefebvriano

Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce “gesuita itinerante”. Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo: più che altro una parata militare, con i militanti forzanovisti che hanno marciato per le vie del centro muniti di caschi e bastoni. Tra saluti romani, “boia chi molla” e qualche “Sieg Heil”, la manifestazione ha accompagnato l’inaugurazione della nuova sede del movimento di estrema destra (immagini dal sito Bergamonews)

http://milano.repubblica.it/multimedia/home/4976970

http://milano.repubblica.it/multimedia/home/4975529

http://www.youtube.com/watch?v=r6MC-EWEGZ8

Cineforum antifascista itinerante

Il cinema per parlare di antifascismo, memoria,

revisionismo storico e neofascismo

 

 

Con la proiezione dei seguenti film:

 

Venerdì 13 febbraio ore 20.45

Presso la “Sala Menocchio” – Montereale Valcellina (PN):

“ Il leone del deserto” regia di Mustafa Akkad. USA-Libia 1981

 

Il film racconta le ultime fasi della resistenza libica, guida da Omar Mukhtar, il “Leone del deserto”, contro l’esercito di occupazione italiano. E’ la prima pellicola sulle brutalità del regime fascista nelle colonie. Le pressioni politiche hanno impedito la distribuzione di questo film in Italia: a tutt’oggi nessuna casa di distribuzione ha mai presentato la pellicola all’Ufficio apposito per ottenere il nulla osta alla circolazione.

 

Venerdì 27 febbraio ore 20.45

Presso la Casa del Popolo – Torre di Pordenone:

“The Gonars memorial. Gonars 1942-43: il simbolo della memoria italiana perduta” regia di Alessandra Kersevan e Stefano Raspa. Italia

 

Attraverso interviste inedite fatte ad ex internati e a testimoni dei fatti, il documentario traccia le drammatiche vicende che si consumarono tra il 1942 e il ‘43 a Gonars, in provincia di Udine, dove perirono di fame e stenti quasi 500 civili, per lo più anziani, donne e bambini di nazionalità slovena e croata. Ad intermezzare alcuni brevi ed altri più lunghi racconti, una voce narrante, immagini e filmati originali, per riscoprire la storia dell’occupazione fascista della Jugoslavia prima e la capitolazione dell’Italia poi, la descrizione del campo e della vita degli internati. Un percorso di ascolto, soprattutto, per ricordare una tragedia che s’è consumata a pochi chilometri da noi.

 

Venerdì 13 marzo ore 20.45

Presso l’ARCI CRAL di S. Vito al Tagliamento (PN):

“Nazirock” regia di Claudio Lazzaro. Italia

L’estrema destra vista dall’interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali,
lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale
.

 

“Comitato per il 25 aprile”

FotografARCI

La squadra dell'ARCI
La squadra dell

La squadra
La squadra

 Nell’edizione invernale del torneo antirazzista di calcio a cinque, svoltosi nel Palasport di Vallenoncello (PN), la squadra dell’ARCI rinnova la sua partecipazione con una squadra competitiva e multietnica, dove le nazioni rappresentate erano Italia, Mali, Guinea Conakry e Colombia. Un ottimo quarto posto lancia la squadra alla prossima edizione di fine maggio a Villanova di Pordenone. Grazie all’Ass. “Dai un calcio al razzismo” per l’invito.

Foibe revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica

Foibe revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica

Atti del convegno: Foibe: la verità.

Contro il revisionismo storico.

 

Venerdì 06 febbraio ore 20.45

Presso la Casa del Popolo di Torre (PN)

in via Carnaro 10

 

 

Con:

Claudia Cernigoi – giornalista

Sandi Volk – storico della Sezione storia della Biblioteca nazionale slovena e degli Studi di Trieste

 

Moderatore:

Massimo Pin – A.N.P.I. nazionale

 

La storia viene usata per l’oggi, per le esigenze politiche attuali. Si tratta di una campagna di intossicazione delle coscienze con riscritture, reinterpretazioni e falsità belle e buone, funzionali, da una parte, alla mobilitazione nazionalista, alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, assunti ormai anche da buona parte del ceto politico di sinistra; dall’altra, alla criminalizzazione di chi oggi non si piega alle compatibilità del sistema capitalista. Tale campagna si concretizza anche nella legittimazione dei fascisti odierni, che diventano portatori di una ideologia come altre. Una ideologia dell’ordine, della sicurezza, autoritaria, fatta propria da buona parte del ceto politico autodefinitosi democratico. In questi anni molti si sono resi conto del significato della Giornata del Ricordo e molte sono state le iniziative per combattere questa campagna di intossicazione. E’, però, necessario combattere con maggiore efficacia, unendo le forze e le conoscenze. Questo convegno vuole essere un contributo in tal senso, non solo per rintuzzare e sbugiardare le menzogne che vengono propagandate, ma anche per fare un passo avanti per riappropriarci, nella sua interezza, della nostra storia.

 

 

 

 

Aderiscono all’iniziativa: Casa del Popolo di Torre, Circolo ARCI ”Tina Merlin” – Montereale Valcellina, Ass. naz. di amicizia Italia-Cuba Circolo “Gino Donè” di Pordenone, Rifondazione Comunista – Federazione di Pordenone e Giovani Comunisti, Collettivo Comunista “Bertolt Brecht” – Veneto Orientale, Collettivo studentesco “Spartako”.

Basta fascismo!

Dopo le molteplici aggressioni di stampo squadrista contro immigrati, lesbiche e gay, barboni e compagne/i, ecco che a finire sul mirino dei neofascisti arrivano gli studenti pacifici che manifestano contro la riforma Gelmini e la sede della Rai. Il tutto è giustificato dalle parole di Marcello Dell’Utri, che siede tranquillamente tra i banchi del Parlamanto. Giudicate voi se questo possa essere possibile ora in Italia.

Ecco le immagini dell’aggressione degli appartenenti a Blocco Studentesco, movimento giovanile di destra:

watch?v=3ZkW6YuSs5k

Di conseguenza alle immagini trasmesse da “Chi l’ha visto?” ecco la marcia squadrista nella sede RAI:

irruzione alla RAI di una squadraccia fascista

E dulcis in fundo ecco il “venerabile” Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, che elogia Berlusconi:

http://it.youtube.com/watch?v=yLAcXFc-QSM

Buona democrazia a tutti!

Fabio

Attenti agli stregoni!

Attenti agli stregoni, titolava oggi un pezzo su “il Giornale”. Credo sia una delle poche volte che mi trovo d’accordo. Solo che forse abbiamo un’opinione diversa degli stregoni.
Scrive Vittorio Macioce che “quando gli apprendisti stregoni prendono in mano la scopa, e il megafono, si sa dove si parte, ma non dove si arriva” e giù via sulla solita linea dell’opposizione che cavalca la piazza e trasforma in odio antidemocratico e della voglia di “abbattere i governi in nome di un’etica superiore”.
Io invece pensavo agli stregoni che riescono a far sparire la gente dalle strade, il dissenso e le opinioni. Pensavo più a dei grandi chef capaci di cucinare con pochi ingredienti miracolose pozioni magiche in grado di far svanire dalle piazze tutti quei rifiuti umani che stanno sempre a protestare per qualcosa.
Il giornalaio del Giornale cita una teoria sociologica, quella dello stato nascente, forse per dar credito a quello che dice, ma la cita forse senza conoscerla e forse solo perché l’autore, Alberoni, compare spesso su giornali e televisioni.  Lo stato nascente descrive infatti il percorso di un movimento che si istituzionalizza, che, cioè riesce con l’appoggio e la protezione di ampi settori della società nell’intento di produrre il cambiamento desiderato e renderlo quotidianità. Poco a che fare con un movimento che invece una volta isolato potrebbe imboccare la strada della violenza fine a se stessa. Per questo sarebbe più adatta la teoria dell’etichettamento, delle sottoculture e del panico morale.
Per esempio.
Si riempie di polizia in tenuta antisommossa una città. Polizia che lascia passare tranquillamente camion pieno di spranghe, mazze da baseball e tirapugni. Polizia che consiglia a dei ragazzini impauriti, che chiedono protezione di fronte ad una imminente aggressione, di schierarsi su due fronti contrapposti. Polizia che prende tranquillamente ordini in pubblico da alcuni pseudo facinorosi (vedi il video). Polizia che dunque tiene la sua lezione in piazza su come si organizza una rissa e poi osserva l’esercitazione pratica senza intervenire finché non suona la campanella.
Gli stregoni a volte sono anche un po’ burattinai. E quel pinocchio in mezzo alla piazza non poteva essere più eloquente. Di burattini ce n’erano diversi. I burattini da combattimento erano li, i burattini da salotto erano nelle redazioni dei giornali ad aspettare di scrivere delle gesta dei primi.
Una volta innescato il meccanismo, se l’apprendista stregone sceglie le dosi giuste, poi va tutto da se. Non importa neppure picchiare le maestre ragazzine come con un pizzico di nostalgia ha ricordato Cossiga.
Mandare in onda gli scontri e descriverli come una battaglia tra opposti estremismi avrà tre effetti principali che si autoalimenteranno. Allo stesso tempo tutti quelli che hanno voglia di menare le mani (o le spranghe) troveranno un invitante campo di battaglia e si arruoleranno a frotte nei pseudo fronti opposti, mentre coloro che avevano un interesse reale a manifestare, protestare, avanzare proposte, partecipare democraticamente ad un dibattito ne saranno allontanati e infine il movimento stesso, le persone che ne fanno parte e le idee di cui erano portatori verranno isolate e stigmatizzate. Un circolo vizioso che tenderà a far prevalere le componenti violente all’interno del movimento e a trasformarlo in un problema di ordine pubblico, che se saremo fortunati sarà limitato a qualche scazzottata tra rossi e neri.
E’ tutto già scritto, nei libri di storia e in quelli di sociologia.
Nel frattempo nessuno parlerà più né della Gelmini né della erogazione di fondi alle scuole private promessa ieri da Berlusconi, proprio il giorno in cui venivano approvati i tagli all’istruzione pubblica.

Solidarietà a Evo Morales

Esprimiamo la piena solidarietà al Presidente dello Stato della Bolivia Evo Morales, che da mesi è sotto assedio dall’opposizione fascista e secessionista, che in questi giorni ha scatenato l’inferno nelle strade delle maggiori città boliviane con la conseguente morte di circa una decina di persone. Un attacco alla democrazia del paese, dove solo poche settimane fa si è svolto il referendum popolare che ha sancito con una forte maggioranza la conferma di Evo come presidente della Bolivia.

Non si può riscrivere la storia secondo le proprie convenienze

Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci

Le dichiarazioni rilasciate ieri a Gerusalemme dal sindaco di Roma Alemanno a proposito della distinzione che andrebbe fatta nel giudicare il ventennio fascista e le leggi razziali emanate in Italia nel ‘38 rappresenta un furbetto quanto maldestro tentativo di separare responsabilità che invece ricadono interamente su quel regime.

La storia si giudica dai fatti e questi ci dicono che ad emanare le leggi antiebraiche fu il fascismo, senza il quale non ci sarebbero state. Esse rappresentano il fenomeno più odioso di un regime totalitario, razzista e persecutorio. Un regime che praticò l’espansionismo coloniale, che portò l’Italia in una guerra disastrosa, che soffocò ogni tentativo di dissenso con l’esilio, il carcere, l’assassinio.

Dal ‘38, d’accordo col regime nazista, deportò migliaia di ebrei, effettuò i censimenti per individuarli, alimentò un clima di delazione tra la popolazione, costruì un campo di concentramento.

Siamo ugualmente sconcertati e indignati per le parole pronunciate oggi, in occasione della cerimonia di commemorazione del 65° anniversario della Difesa di Roma, dal ministro della Difesa La Russa che ha elogiato il ruolo dei militari della Repubblica di Salò. A queste parole ha subito replicato con fermezza il Capo dello Stato, presente alla cerimonia, ricordando che la Resistenza fu animata dai partigiani che combatterono per liberare l’Italia ma anche da coloro che furono deportati nei campi tedeschi perché rifiutarono di aderire a quella Repubblica.

Sappiamo che sia il sindaco Alemanno che il ministro La Russa provengono da formazioni che si richiamavano apertamente al fascismo. Riteniamo però che non sia degno di governare Roma, città medaglia d’oro della Resistenza, o di avere la carica di ministro della Repubblica chi non riconosce l’antifascismo e la Resistenza come valori fondativi della Costituzione e della nostra democrazia.

Tentare di cambiare la storia per giustificare le proprie appartenenze politiche è un’operazione vergognosa e con le gambe molto corte. Non basterà censurare i libri di testo nelle scuole, come annunciato da esponenti del governo, per cancellare la memoria e la volontà di tenerla viva. Lo dobbiamo a chi quei tragici anni li ha vissuti, dando la vita per la libertà, e alle giovani generazioni, perché siano in grado di costruire un futuro migliore, evitando gli orrori del passato.

Roma, 8 settembre 2008

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