search
top
Currently Browsing: Antifa

Foibe revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica

Foibe revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica

Atti del convegno: Foibe: la verità.

Contro il revisionismo storico.

 

Venerdì 06 febbraio ore 20.45

Presso la Casa del Popolo di Torre (PN)

in via Carnaro 10

 

 

Con:

Claudia Cernigoi – giornalista

Sandi Volk – storico della Sezione storia della Biblioteca nazionale slovena e degli Studi di Trieste

 

Moderatore:

Massimo Pin – A.N.P.I. nazionale

 

La storia viene usata per l’oggi, per le esigenze politiche attuali. Si tratta di una campagna di intossicazione delle coscienze con riscritture, reinterpretazioni e falsità belle e buone, funzionali, da una parte, alla mobilitazione nazionalista, alla diffusione di stereotipi sciovinisti e razzisti, assunti ormai anche da buona parte del ceto politico di sinistra; dall’altra, alla criminalizzazione di chi oggi non si piega alle compatibilità del sistema capitalista. Tale campagna si concretizza anche nella legittimazione dei fascisti odierni, che diventano portatori di una ideologia come altre. Una ideologia dell’ordine, della sicurezza, autoritaria, fatta propria da buona parte del ceto politico autodefinitosi democratico. In questi anni molti si sono resi conto del significato della Giornata del Ricordo e molte sono state le iniziative per combattere questa campagna di intossicazione. E’, però, necessario combattere con maggiore efficacia, unendo le forze e le conoscenze. Questo convegno vuole essere un contributo in tal senso, non solo per rintuzzare e sbugiardare le menzogne che vengono propagandate, ma anche per fare un passo avanti per riappropriarci, nella sua interezza, della nostra storia.

 

 

 

 

Aderiscono all’iniziativa: Casa del Popolo di Torre, Circolo ARCI ”Tina Merlin” – Montereale Valcellina, Ass. naz. di amicizia Italia-Cuba Circolo “Gino Donè” di Pordenone, Rifondazione Comunista – Federazione di Pordenone e Giovani Comunisti, Collettivo Comunista “Bertolt Brecht” – Veneto Orientale, Collettivo studentesco “Spartako”.

Share

Basta fascismo!

Dopo le molteplici aggressioni di stampo squadrista contro immigrati, lesbiche e gay, barboni e compagne/i, ecco che a finire sul mirino dei neofascisti arrivano gli studenti pacifici che manifestano contro la riforma Gelmini e la sede della Rai. Il tutto è giustificato dalle parole di Marcello Dell’Utri, che siede tranquillamente tra i banchi del Parlamanto. Giudicate voi se questo possa essere possibile ora in Italia.

Ecco le immagini dell’aggressione degli appartenenti a Blocco Studentesco, movimento giovanile di destra:

watch?v=3ZkW6YuSs5k

Di conseguenza alle immagini trasmesse da “Chi l’ha visto?” ecco la marcia squadrista nella sede RAI:

irruzione alla RAI di una squadraccia fascista

E dulcis in fundo ecco il “venerabile” Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, che elogia Berlusconi:

http://it.youtube.com/watch?v=yLAcXFc-QSM

Buona democrazia a tutti!

Fabio

Share

Attenti agli stregoni!

Attenti agli stregoni, titolava oggi un pezzo su “il Giornale”. Credo sia una delle poche volte che mi trovo d’accordo. Solo che forse abbiamo un’opinione diversa degli stregoni.
Scrive Vittorio Macioce che “quando gli apprendisti stregoni prendono in mano la scopa, e il megafono, si sa dove si parte, ma non dove si arriva” e giù via sulla solita linea dell’opposizione che cavalca la piazza e trasforma in odio antidemocratico e della voglia di “abbattere i governi in nome di un’etica superiore”.
Io invece pensavo agli stregoni che riescono a far sparire la gente dalle strade, il dissenso e le opinioni. Pensavo più a dei grandi chef capaci di cucinare con pochi ingredienti miracolose pozioni magiche in grado di far svanire dalle piazze tutti quei rifiuti umani che stanno sempre a protestare per qualcosa.
Il giornalaio del Giornale cita una teoria sociologica, quella dello stato nascente, forse per dar credito a quello che dice, ma la cita forse senza conoscerla e forse solo perché l’autore, Alberoni, compare spesso su giornali e televisioni.  Lo stato nascente descrive infatti il percorso di un movimento che si istituzionalizza, che, cioè riesce con l’appoggio e la protezione di ampi settori della società nell’intento di produrre il cambiamento desiderato e renderlo quotidianità. Poco a che fare con un movimento che invece una volta isolato potrebbe imboccare la strada della violenza fine a se stessa. Per questo sarebbe più adatta la teoria dell’etichettamento, delle sottoculture e del panico morale.
Per esempio.
Si riempie di polizia in tenuta antisommossa una città. Polizia che lascia passare tranquillamente camion pieno di spranghe, mazze da baseball e tirapugni. Polizia che consiglia a dei ragazzini impauriti, che chiedono protezione di fronte ad una imminente aggressione, di schierarsi su due fronti contrapposti. Polizia che prende tranquillamente ordini in pubblico da alcuni pseudo facinorosi (vedi il video). Polizia che dunque tiene la sua lezione in piazza su come si organizza una rissa e poi osserva l’esercitazione pratica senza intervenire finché non suona la campanella.
Gli stregoni a volte sono anche un po’ burattinai. E quel pinocchio in mezzo alla piazza non poteva essere più eloquente. Di burattini ce n’erano diversi. I burattini da combattimento erano li, i burattini da salotto erano nelle redazioni dei giornali ad aspettare di scrivere delle gesta dei primi.
Una volta innescato il meccanismo, se l’apprendista stregone sceglie le dosi giuste, poi va tutto da se. Non importa neppure picchiare le maestre ragazzine come con un pizzico di nostalgia ha ricordato Cossiga.
Mandare in onda gli scontri e descriverli come una battaglia tra opposti estremismi avrà tre effetti principali che si autoalimenteranno. Allo stesso tempo tutti quelli che hanno voglia di menare le mani (o le spranghe) troveranno un invitante campo di battaglia e si arruoleranno a frotte nei pseudo fronti opposti, mentre coloro che avevano un interesse reale a manifestare, protestare, avanzare proposte, partecipare democraticamente ad un dibattito ne saranno allontanati e infine il movimento stesso, le persone che ne fanno parte e le idee di cui erano portatori verranno isolate e stigmatizzate. Un circolo vizioso che tenderà a far prevalere le componenti violente all’interno del movimento e a trasformarlo in un problema di ordine pubblico, che se saremo fortunati sarà limitato a qualche scazzottata tra rossi e neri.
E’ tutto già scritto, nei libri di storia e in quelli di sociologia.
Nel frattempo nessuno parlerà più né della Gelmini né della erogazione di fondi alle scuole private promessa ieri da Berlusconi, proprio il giorno in cui venivano approvati i tagli all’istruzione pubblica.
Share

Solidarietà a Evo Morales

Esprimiamo la piena solidarietà al Presidente dello Stato della Bolivia Evo Morales, che da mesi è sotto assedio dall’opposizione fascista e secessionista, che in questi giorni ha scatenato l’inferno nelle strade delle maggiori città boliviane con la conseguente morte di circa una decina di persone. Un attacco alla democrazia del paese, dove solo poche settimane fa si è svolto il referendum popolare che ha sancito con una forte maggioranza la conferma di Evo come presidente della Bolivia.

Share

Non si può riscrivere la storia secondo le proprie convenienze

Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci

Le dichiarazioni rilasciate ieri a Gerusalemme dal sindaco di Roma Alemanno a proposito della distinzione che andrebbe fatta nel giudicare il ventennio fascista e le leggi razziali emanate in Italia nel ‘38 rappresenta un furbetto quanto maldestro tentativo di separare responsabilità che invece ricadono interamente su quel regime.

La storia si giudica dai fatti e questi ci dicono che ad emanare le leggi antiebraiche fu il fascismo, senza il quale non ci sarebbero state. Esse rappresentano il fenomeno più odioso di un regime totalitario, razzista e persecutorio. Un regime che praticò l’espansionismo coloniale, che portò l’Italia in una guerra disastrosa, che soffocò ogni tentativo di dissenso con l’esilio, il carcere, l’assassinio.

Dal ‘38, d’accordo col regime nazista, deportò migliaia di ebrei, effettuò i censimenti per individuarli, alimentò un clima di delazione tra la popolazione, costruì un campo di concentramento.

Siamo ugualmente sconcertati e indignati per le parole pronunciate oggi, in occasione della cerimonia di commemorazione del 65° anniversario della Difesa di Roma, dal ministro della Difesa La Russa che ha elogiato il ruolo dei militari della Repubblica di Salò. A queste parole ha subito replicato con fermezza il Capo dello Stato, presente alla cerimonia, ricordando che la Resistenza fu animata dai partigiani che combatterono per liberare l’Italia ma anche da coloro che furono deportati nei campi tedeschi perché rifiutarono di aderire a quella Repubblica.

Sappiamo che sia il sindaco Alemanno che il ministro La Russa provengono da formazioni che si richiamavano apertamente al fascismo. Riteniamo però che non sia degno di governare Roma, città medaglia d’oro della Resistenza, o di avere la carica di ministro della Repubblica chi non riconosce l’antifascismo e la Resistenza come valori fondativi della Costituzione e della nostra democrazia.

Tentare di cambiare la storia per giustificare le proprie appartenenze politiche è un’operazione vergognosa e con le gambe molto corte. Non basterà censurare i libri di testo nelle scuole, come annunciato da esponenti del governo, per cancellare la memoria e la volontà di tenerla viva. Lo dobbiamo a chi quei tragici anni li ha vissuti, dando la vita per la libertà, e alle giovani generazioni, perché siano in grado di costruire un futuro migliore, evitando gli orrori del passato.

Roma, 8 settembre 2008

Share

Strappato alla madre perchè comunista

Ritorna la caccia alle streghe!?

Tra gli anni quaranta e cinquanta negli Stati Uniti, un senatore repubblicano del Winsconsin chiamato Joseph Mc Carthy, si fece portabandiera di un fenomeno, che appunto venne definito Maccartismo e che si caratterizzava per la persecuzione di tutte quelle persone sospettate di avere simpatie comuniste. Questi sospetti si addentrarono sino alle più alte istituzioni americane, arrivando fino ad Hollywood, dove persino all’attore Charlie Chaplin venne cancellato il visto di rientro negli Stati Uniti, dopo aver trascorso un periodo in Europa. Questo fenomeno venne bocciato dallo stesso pubblico americano che criticò la maniera del senatore di portare avanti i processi contro i sospettati, che in molti casi venivano giudicati innocenti. (continua…)

Share
Pagina 3 di 3123