Italia con l’ex “patto di Varsavia”: salvare la terra non è urgente!
Nessun rinvio, l’accordo dovrà arrivare entro dicembre.
Si inasprisce lo scontro tra Unione europea e Italia sul pacchetto clima. Ieri il commissario Ue all’Ambiente, Stravos Dimas, ha liquidato l’ipotesi di uno slittamento dei tempi per l’approvazione del dossier: «Tutti i leader – ha detto – hanno ribadito la loro determinazione ad arrivare ad un accordo entro l’anno. Non vedo quindi come sia sorta la questione di un suo eventuale rinvio. Credo che il tempo rimasto sia più che sufficiente per raggiungere un’intesa». Una risposta, pur indiretta, al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che aveva annunciato ai giornalisti la richiesta di una clausola di revisione. Ossia di una deroga che permetterebbe di posticipare i tempi di entrata in vigore del pacchetto clima, in modo da consentire al governo italiano di approfondire la questione dell’impatto – in termini di costi per le industrie – delle misure per il taglio dei gas serra.
Per Roma il sistema industriale italiano si troverà a pagare un prezzo pesante e sproporzionato rispetto ad altri paesi, ma per Bruxelles le cifre portate dal governo Berlusconi sono sbagliate. Anzi, secondo la Commissione, l’Italia è tra i paesi più favoriti, non tra i più penalizzati.
Ieri e oggi i ministri dell’Ambiente sono riuniti in un vertice cruciale per le sorti della politica europea sul clima. Prima di chiudersi in conclave con i colleghi, Prestigiacomo ha precisato: «Il pacchetto così com’è non è appropriato, è insostenibile e necessita di cambiamenti profondi. Noi chiediamo modifiche e speriamo vengano accolte».
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