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Evo de nuevo!

 

Di  Marco Consolo

Dopo l’Uruguay tocca alla Bolivia. Nelle elezioni di domenica, Evo Morales si conferma Presidente ed il Movimento Al Socialismo (MAS) vince al primo turno con il 63%. Il MAS è l’unica forza con peso nazionale e sbaraglia  la destra di Manfred Reyes Villa, del partito Plan Progreso para Bolivia (PPB-CN) che a malapena raggiunge il 23%. A Reyes non resta che riconoscere la sconfitta e parlare di “polarizzazione del Paese”, seguendo il copione già visto in Venezuela e Uruguay.

Decisivo per la vittoria il voto della capitale La Paz e della città di El Alto, in prima fila nella cosiddetta “battaglia del gas” contro le privatizzazioni, e nelle mobilitazioni che avevano costretto alla fuga l’ex-Presidente Gonzalo Sanchez de Lozada responsabile della repressione con più di 60 morti, attualmente nascosto negli Sati Uniti. Ma la vittoria del MAS è impressionante in tutto il Paese, a Cochabamba, Oruro, Potosì. E si avanza nelle regioni di Beni, Pando, Santa Cruz, Tarija, le regioni della cosiddetta “mezza-luna”, protagoniste delle rivolte “autonomiste” e della destabilizzazione golpista dei mesi passati, in cui l’opposizione mantiene una significativa presenza.

Le elezioni hanno confermato il Presidente Morales, il vice-presidente Alvaro Garcìa Linera, ed eletto130 deputati e 36 senatori ( rispettivamente 90 e 25 al MAS) che conformano la futura Assemblea Legislativa Plurinazionale, il nome del Parlamento così definito dalla nuova Costituzione. Un processo elettorale limpido e trasparente, come confermato anche da più di un centinaio di osservatori internazionali.

Più di 5 milioni i boliviani chiamati al voto, una cifra record raggiunta grazie ad una campagna massiccia di iscrizione all’anagrafe elettorale. Infatti per la prima volta hanno votato quasi 400.000 persone, popoli originari nella totalità, esclusi storicamente dalla partecipazione e dal voto. Fantasmi per l’oligarchia ed i latifondisti che hanno dominato la vita politica del Paese per decenni. 

E per la prima volta, grazie al voto all’estero, hanno votato anche migliaia di emigrati, in gran parte dal Brasile, Spagna, Argentina, Stati Uniti, ma anche dall’ Italia.

Fino all’ultimo, la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione nazionali e non solo, tuttora in mano ai poteri forti, hanno cercato di boicottare Morales, schierandosi apertamente con l’opposizione. “Stavo ascoltando la CNN, il miglior alleato della destra, dei vende-patria, dei neo-liberisti” aveva denunciato Morales a poche ore dalle elezioni. “In queste ore si mettono insieme per cercare di sconfiggerci con qualsiasi bugia, con qualsiasi accusa” ha denunciato Evo davanti a truppe scelte delle Forze Armate e della Polizia dedicate alla lotta contro il narcotraffico. L’analisi politica della CNN è stata affidata a Jimena Costa, una ex-candidata presidenziale dell’opposizione, sconfitta nel tentativo di coordinare un fronte contro Morales. Per il ministro degli Esteri, David Choquehuanca, “nel passato le relazioni con gli Stati Uniti sono state marcate dalla loro ingerenza. Stiamo iniziando da poco un nuovo tipo di rapporti che vorremmo basati sul mutuo rispetto, ma sappiamo che non sarà facile”. 

“Queste elezioni sono un fatto storico” ha continuato il Ministro. “Per la prima volta nei 180 anni di vita repubblicana, abbiamo l’opportunità di eleggere membri di un’Assemblea Legislativa Plurinazionale che dovranno operare in funzione degli interessi di tutti i boliviani, tenendo conto dei popoli originari,  e non solo di una minoranza”.

E’ festa grande

Dal palco del Palazzo presidenziale, Evo Morales non riesce a contenere l’emozione, circondato dai suoi ministri e dai dirigenti dei movimenti sociali. “Evo de nuevo !!!”, “UH AH, Evo no se va !!!” saluta la folla che straripa nella storica Piazza Murillo, tra l’ondeggiare di bandiere boliviane, azzurre, wiphalas, di una marea di cappelli tipici e dei caschi dei minatori.

Evo Morales prende la parola dopo le note dell’inno nazionale: “Viva la Bolivia e la sua dignità”. E’ una rivoluzione democratica e culturale al servizio del popolo boliviano, che scrive la storia grazie alla sua coscienza, dimostrando che si può cambiare in funzione dell’eguaglianza e la dignità del nostro popolo”.

“Ora abbiamo una enorme responsabilità: accelerare ed approfondire questo processo di cambiamento politico, culturale, economico che ha ottenuto un appoggio di più del 60%. E’ un progetto non solo di un partito, ma di tutto il popolo”. “La nostra vittoria non è solo dei boliviani, ma è un giusto riconoscimento ai presidenti e popoli antimperialisti. Sono sorpreso del risultato: abbiamo vinto nonostante avversità, bugie, provocazioni di tutti i tipi, anche attraverso internet”. “Non abbiamo vinto in tutti i dipartimenti, ma siamo cresciuti. Ringrazio la Centrale Operaia Boliviana (COB), la classe media, i movimenti sociali per il loro sforzo, ed anche coloro che non essendo del MAS hanno appoggiato questo processo  e che hanno capito che la nostra priorità è la Bolivia, andando oltre gli interessi regionali o di settore. Abbiamo davanti un cammino aperto, fatto di dialogo nel quadro di una costituzione approvata per la prima volta dal popolo boliviano. Oggi abbiamo il dovere di portare avanti i nostri impegni, popolo e governo devono stare uniti. Correggendo gli errori, perché se si sbaglia il popolo deve correggerci. I movimenti sociali hanno l’obbligo di controllare il governo per garantire questa rivoluzione democratica”.

Fin qui il discorso ufficiale del Presidente appena rieletto.

Da domani le priorità sono la giustizia, ma soprattutto la legge quadro sull’autonomia in base alla nuova Costituzione. Infatti, come si ricorderà, nel 2006 si erano svolti referendum promossi dai governatori dell’opposizione fuori dal quadro costituzionale,  per decidere l’autonomia dal governo centrale. Morales si era opposto sostenendo che la destra puntava alla secessione ed alla divisone del Paese. Ma il “si” aveva vinto nelle ricche regioni della “mezza luna”, mentre aveva perso nel resto.  La scorsa domenica Cochabamba, Potosì, La Paz, Oruro e Chuquisaca hanno votato nuovi referendum per una “autonomia costituzionale”, quella proposta da Morales. Il voto di fatto rappresenta un’accettazione velata degli Statuti Autonomisti della “mezza luna” ed al massimo il governo potrà modificare i testi autonomisti elaborati dagli “oligarchi”.

Vinta questa battaglia il “socialismo del buen vivir” di Evo dovrà mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: un computer per ognuno dei 135.000 maestri; la costruzione ed il lancio del satellite Tupak Katari, l’industrializzazione del  litio che si trova nel “salar de Uyuni”; la creazione di un’assistenza sanitaria per tutti ed una specifica assistenza agricola per i contadini; la costruzione di strade e centrali idroelettriche.

La strada è lunga per uno dei Paesi andini più poveri dell’Abya Yala, il continente che ha ritrovato la sua dignità.  

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