search
top

Comunicato dei lavoratori del GrosMarket di Pradamano (UD)

Dopo la terza notte di occupazione, di cui due passata sul tetto del GrosMarket di Pradamano, le sensazioni che ci travolgono sono le più svariate. Gran parte di ciò che leggiamo sui giornali, sia da fonte aziendale che istituzionale, sono di rassicurazione, che si troverà una soluzione e che questo nostro atteggiamento, stigmatizzato dall’azienda come criminale, è un’iniziativa che potrebbe inficiare qualsiasi loro intervento volto a consentirci ulteriori ammortizzatori sociali. 

Riteniamo un ricatto tali affermazioni dato che l’elargizione di questi ammortizzatori non dipende dalla volontà aziendale ma ci spettano di diritto. 

Segnaliamo inoltre che solo dopo un’azione così forte, l’azienda si è degnata di parlare direttamente con noi lavoratori di Pradamano (lavoratori alle loro dipendenze da oltre 20 anni). Ci sorge un sospetto: forse sono più preoccupati della pubblicità negativa che la nostra iniziativa gli sta procurando, che dalla reale consapevolezza del dramma che noi stiamo vivendo. 

Ora la nostra è una lotta per la dignità. 

Tutti parlano di una possibile ripresa e di timido ottimismo, forse per incentivare gli acquisti natalizi, ma la reale situazione di questo strano paese è che moltissimi lavoratori hanno perso, stanno perdendo e perderanno la loro principale fonte di reddito e dovranno affrontare il futuro con sempre meno garanzie e con sostegni al reddito insufficienti. 

Le parole d’ordine del governo, delle istituzioni regionali, delle organizzazioni datoriali sono di non licenziare ma di trovare soluzioni alternative, eppure, e i nostri padroni non sono di certo un eccezione, succede tutt’altro. 

Noi non ci siamo scordati che fino a poco tempo fa si parlava di stipendi inadeguati, del problema della terza settimana; ora tutto questo è passato in secondo piano a causa della crisi generata dalla finanza spregiudicata a cui sono andati tutti gli interventi di sostegno, alla faccia del libero mercato, mentre i lavoratori sono costretti a subire col ricatto occupazionale qualunque condizione. 

A noi tutto questo è stato precluso e in questo momento siamo considerati indegni di essere ascoltati solo perché abbiamo voluto estremizzare la nostra lotta, mettendo a repentaglio la nostra salute. 

Ma ancora una volta conta di più la loro immagine che deve, per quanto possibile, rimanere immacolata malgrado stia lasciando in balia degli eventi 30 (trenta) persone, 30 (trenta) famiglie che dal 1° gennaio non avranno più un futuro certo o perlomeno dignitoso. 

C’è un disegno, ben preciso, di precarizzazione estrema delle condizioni lavorative, che vuole creare masse, sempre più accondiscendenti e disponibili, capaci di svendere qualsiasi diritto, conquistato con anni di lotte sindacali, a fronte di interventi più di tipo caritatevole che di reale risposta ai nostri più elementari diritti sanciti dalla costituzione. 

La reazione di noi lavoratori è invece molto meno precisa: gran parte identifica nei migranti la fonte di tutti i mali, sia in tema di lavoro che in tema di sicurezza, di fatto alimentando ulteriormente le nostre divisioni e la possibilità di un fronte di lotta comune. 

La nostra iniziativa, speriamo pertanto, possa essere di stimolo per tutti i lavoratori in difficoltà, perché si crei finalmente un’argine ad un’idea di società  sempre più divisa tra pochi privilegiati, che nonostante tutto devono rimanere tali, a scapito di una moltitudine di persone che, con le loro insicurezze ed i loro sacrifici, devono permettere il mantenimento di tale situazione. 

A questo punto siamo sempre più determinati e fino a quando non avremo risposte certe non accetteremo di interrompere la nostra azione di lotta, anche perché siamo sempre più consapevoli che la nostra situazione rispecchia totalmente quella di una società malata che va cambiata radicalmente riportando al centro della discussione il tema del lavoro, della persona e di una società più solidale. 
  

Pradamano, 13.12.2009 
  

I lavoratori in lotta 

GrosMarket

Manda una risposta