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La lettera dei dieci preti contro ogni razzismo

Noi sottoscritti come uomini e come preti in diversi luoghi della nostra Regione, colpiti, offesi e intristiti del gesto di rifiuto politico fatto da Lei, Presidente del consiglio Regionale nei riguardi del Vescovo di Concordia-Pordenone, ci siamo soffermati a riflettere sulla vicenda in cui siete stati protagonisti a Casarsa durante un incontro promosso dell’Efasce sulle questioni legate alle migrazioni. A nostro avviso il fatto, oltre la cronaca, per il suo significato diventa emblematico.

Desideriamo perciò interloquire con voi, esprimendovi pubblicamente le nostre convinzioni, proprio perchè l’episodio di Casarsa riguarda la società, la cultura, la politica, la Chiesa e, nella situazione concreta, la questione aperta dei flussi migratori.

Condividiamo profondamente le sue parole e argomentazioni, Vescovo di Pordenone, che sono un invito a informarsi, a studiare, a liberarci dall’ignoranza, dalle frasi fatte, dai luoghi comuni.

Condividiamo il suo impegno, Vescovo Ovidio, a contribuire alla formazione delle coscienze; anzi noi tutti, a cominciare da noi stessi, vorremmo una Chiesa sempre profetica, umile e coraggiosa, senza timore nell’annunciare con forza e libertà il Vangelo della giustizia, delle pace, dell’accoglienza, fedele e coerente nella testimonianza; una Chiesa che annuncia la tradizione e la prassi biblica dell’ospitalità e ne dà esempio concreto, contribuendo così a una cultura che orienti e verifichi le scelte politiche e legislative nella laicità della storia e delle istituzioni.

A noi pare impossibile riferirsi al Vangelo, partecipare all’E ucarestia e nello stesso tempo alimentare sospetto e avversione nei confronti dell’altro, fino al razzismo e alimentare egoismo e materialismo nelle loro diverse espressioni.

Siamo anche dell’avviso che quando un ordinamento, una legislazione fossero contrari ai diritti umani fondamentali, al Vangelo, siamo chiamati all’obiezione di coscienza facendo nostra la risposta di Pietro davanti al Sinedrio: “Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20)

A lei, Presidente del Consiglio regionale, esprimiamo il nostro disappunto per come si è comportato in quell’ incontro.

Lei rappresenta l’istituzione Regionale, quindi tutta la popolazione; anche coloro che pensano in modo diverso dal suo. Collochiamo il suo gesto in quella logica della semplificazione che non accoglie la complessità del fenomeno dei flussi migratori; che continua a enfatizzare la questione della sicurezza attribuendo la causa dell’insicurezza unicamente agli stranieri; e appunto ci si infastidisce quando un vescovo riferisce una verità storica; ascoltare infatti significa interrogarsi, uscire da posizioni che comunicano emotività e raccolgono emotività ma non corrispondono alla realtà, e non rispondono in modo progettuale ai problemi; verso gli stranieri in modo indistinto si sono diffusi fastidio e intolleranza, di cui anche il suo gesto è espressione.

È molto strano, signor Presidente, che anche Lei, come tanti altri, così attento e zelante agli appelli strumentali alle radici cristiane, alla civiltà cristiana, al Presepio, al Crocifisso, favorisca una mentalità, atteggiamenti e scelte contrarie all’i nsegnamento del Vangelo. È bene che la società tutta e la Chiesa tutta lo sappiano.

Ci dispiace molto il suo gesto perchè siamo convinti che la presunzione, il fastidio, il rifiuto, da chiunque siano manifestati, induriscono i rapporti umani e tutta la società; che solo il rispetto reciproco umanizza, pure nella differenza delle opinioni e posizioni.

Il nostro saluto a Lei, Vescovo Ovidio Poletto, e Lei, Presidente del Consiglio Regionale Edouard Ballaman.

I preti Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Federico Schaiavon, Mario Vatta, Alberto De Nadai, Luigi Fontanot, Andrea Bellavite, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo
(22 giugno 2009)

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