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Non si può riscrivere la storia secondo le proprie convenienze

Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci

Le dichiarazioni rilasciate ieri a Gerusalemme dal sindaco di Roma Alemanno a proposito della distinzione che andrebbe fatta nel giudicare il ventennio fascista e le leggi razziali emanate in Italia nel ‘38 rappresenta un furbetto quanto maldestro tentativo di separare responsabilità che invece ricadono interamente su quel regime.

La storia si giudica dai fatti e questi ci dicono che ad emanare le leggi antiebraiche fu il fascismo, senza il quale non ci sarebbero state. Esse rappresentano il fenomeno più odioso di un regime totalitario, razzista e persecutorio. Un regime che praticò l’espansionismo coloniale, che portò l’Italia in una guerra disastrosa, che soffocò ogni tentativo di dissenso con l’esilio, il carcere, l’assassinio.

Dal ‘38, d’accordo col regime nazista, deportò migliaia di ebrei, effettuò i censimenti per individuarli, alimentò un clima di delazione tra la popolazione, costruì un campo di concentramento.

Siamo ugualmente sconcertati e indignati per le parole pronunciate oggi, in occasione della cerimonia di commemorazione del 65° anniversario della Difesa di Roma, dal ministro della Difesa La Russa che ha elogiato il ruolo dei militari della Repubblica di Salò. A queste parole ha subito replicato con fermezza il Capo dello Stato, presente alla cerimonia, ricordando che la Resistenza fu animata dai partigiani che combatterono per liberare l’Italia ma anche da coloro che furono deportati nei campi tedeschi perché rifiutarono di aderire a quella Repubblica.

Sappiamo che sia il sindaco Alemanno che il ministro La Russa provengono da formazioni che si richiamavano apertamente al fascismo. Riteniamo però che non sia degno di governare Roma, città medaglia d’oro della Resistenza, o di avere la carica di ministro della Repubblica chi non riconosce l’antifascismo e la Resistenza come valori fondativi della Costituzione e della nostra democrazia.

Tentare di cambiare la storia per giustificare le proprie appartenenze politiche è un’operazione vergognosa e con le gambe molto corte. Non basterà censurare i libri di testo nelle scuole, come annunciato da esponenti del governo, per cancellare la memoria e la volontà di tenerla viva. Lo dobbiamo a chi quei tragici anni li ha vissuti, dando la vita per la libertà, e alle giovani generazioni, perché siano in grado di costruire un futuro migliore, evitando gli orrori del passato.

Roma, 8 settembre 2008

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