search
top

Ergastolo per il boia dei desaparecidos – condannato Astiz

pubblicato il 27.02.09
Ergastolo per il boia dei desaparecidos - La giustizia italiana condanna
Astiz ·
La cassazione ha confermato il carcere a vita per l’ufficiale della marina
argentina
durante la dittatura partecipava ai voli della morte vantandosi delle azioni
compiute
Ergastolo per il boia dei desaparecidos - La giustizia italiana condanna
Astiz
L‘“angelo biondo della morte” torturò e uccise tre italo-argentini di origini
calabresi
di ANNA MARIA DE LUCA

italia 27/02/2009

Ergastolo per il boia dei desaparecidos La giustizia italiana condanna Astiz

ROMA - Ergastolo per Alfredo Ignacio Astiz, l’ex intoccabile tenente della
Marina argentina responsabile del sequestro, della tortura, della detenzione e
dell’uccisione di Angela Maria Aieta, Susanna e Giovanni Pegoraro.

La prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, ha confermato
stasera la condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma che il 24
aprile 2008 ha deciso l’ergastolo non solo per Astiz ma anche per altri quattro
gerarchi argentini: Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raúl
Vildoza, Antonio Vañek e Héctor Antonio Febres. Erano responsabili dell’Esma,
la Scuola superiore di meccanica trasformata dalla dittatura nel più grande
centro di detenzione clandestina di Buenos Aires. Si chiude così, oggi il primo
storico processo aperto in Italia per restituire giustizia, dopo trent’anni, a
tre desaparecidos italiani, uccisi dal regime instauratosi con il golpe
militare del 24 marzo del 1976.

Susanna, originaria del Veneto, era una bellissima ragazza di soli 22 anni.
Era incinta quando i militari la sequestrarono, il 18 giugno 1977. La portarono
via con la forza mentre, insieme a suo padre, beveva un caffè in un bar di
Buenos Aires. Giovanni Pegoraro cercò di segnare su un foglio la targa
dell’auto che stava portando via la figlia. E per questo rapirono anche lui.
Furono portati nell’Esma. Susanna, in quel posto infernale, partorì una bambina
e poco dopo fu uccisa, come suo padre.

Angela Maria Aieta, emigrata dalla provincia di Cosenza, fu sequestrata
clandestinamente dai militari nella sua casa di Buenos Aires il 5 agosto 1976
perché madre di uno dei capi dell’opposizione alla dittatura, Dante Gullo (ora
deputato), detenuto, senza mai un processo, per ben otto anni e otto mesi, dal
1975 fino al ritorno della democrazia. Anche lei fu portata all’Esma e
torturata per mesi. “Quando la riportavano dalla sala delle torture - ha
testimoniato Ebe Lorenzo, ex sequestrata - la rimettevano per terra a fianco a
me, legata e bendata. Ma lei invece di lamentarsi mi rincuorava: ‘Coraggio,
siamo ancora vive’”. Grazie al suo silenzio ha salvato la vita a molte persone.
Fu gettata viva da un aereo in uno dei voli della morte. Lo scorso anno la
città di Buenos Aires le ha dedicato una piazza e il suo paese natale,
Fuscaldo, le ha intitolato simbolicamente una scuola elementare.

La madre di Susanna Pegoraro, dopo molti anni, è riuscita a ritrovare la
nipotina. Era stata destinata ad una coppia di sostenitori del regime. Ma per
molti la tragedia continua: sono tanti i trentenni figli di desaparecidos che
ancora oggi vivono, ignari, nella menzogna e chiamano “papà” e “mamma” perfetti
estranei. Nell’Esma c’era infatti un reparto per le partorienti: le donne
venivano tenute in vita fino al parto, legate e con i fucili puntati. Subito
dopo i bambini venivano presi dai militari e allevati, venduti o dati in
affidamento. L’unica cosa rimasta loro è il patrimonio cromosomico e per
questo, le Nonne de Plaza de Mayo - nonne in cerca dei nipoti - hanno
organizzato una banca del Dna. Ma trovare il coraggio di andarci vuol dire
sconvolgere la propria vita e non tutti sono disposti a farlo.

I responsabili di questa tragedia senza fine hanno godute di amnistie su
amnistie da parte dei governi argentini e molti di loro girano ancora liberi e
ricchi per le strade di Buenos Aires. Il processo che si è chiuso stasera ha
preso il via l’8 giugno 2006 davanti alla Seconda Corte d’Assise di Roma.
Udienza dopo udienza, sono arrivati a Roma da ogni parte del mondo diversi ex
compagni di prigionia delle tre vittime. Si sono incontrati per la prima volta,
dopo la liberazione riaprendo ferite mai sopite per mantenere fede alla
promessa fatta in prigionia - chi sopravviverà lotterà per gli altri - e
contribuire a scrivere la parola giustizia sulla memoria di Angela Maria,
Susanna e Giovanni. Hanno raccontato davanti ai giudici e alle telecamere una
galleria di orrori e di violenze subite di difficilmente descrivibili.

Oltre ai sequestrati, hanno testimoniato quattro grandi voci: la bandiera
della battaglia per i figli dei desaparecidos in Argentina: Estela Carlotto,
presidente delle Nonne di Plaza de Mayo; il giornalista Rai Italo Moretti,
allora inviato in America latina; Enrico Calamai, lo “Schindler” argentino che
mise in salvo centinaia di oppositori politici del regime; il giornalista
argentino Orazio Verbitsky (della giunta direttiva di Human Rights
Watch/Americas) che con un’agenzia clandestina ha più volte denunciato, durante
il golpe, le atrocità del regime militare e, negli anni successivi, i silenzi
di chi li ha coperti.

(26 febbraio 2009) Tutti gli articoli di esteri
 http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/esteri/processo-massera/ergastolo

Manda una risposta