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Attenti agli stregoni!

Attenti agli stregoni, titolava oggi un pezzo su “il Giornale”. Credo sia una delle poche volte che mi trovo d’accordo. Solo che forse abbiamo un’opinione diversa degli stregoni.
Scrive Vittorio Macioce che “quando gli apprendisti stregoni prendono in mano la scopa, e il megafono, si sa dove si parte, ma non dove si arriva” e giù via sulla solita linea dell’opposizione che cavalca la piazza e trasforma in odio antidemocratico e della voglia di “abbattere i governi in nome di un’etica superiore”.
Io invece pensavo agli stregoni che riescono a far sparire la gente dalle strade, il dissenso e le opinioni. Pensavo più a dei grandi chef capaci di cucinare con pochi ingredienti miracolose pozioni magiche in grado di far svanire dalle piazze tutti quei rifiuti umani che stanno sempre a protestare per qualcosa.
Il giornalaio del Giornale cita una teoria sociologica, quella dello stato nascente, forse per dar credito a quello che dice, ma la cita forse senza conoscerla e forse solo perché l’autore, Alberoni, compare spesso su giornali e televisioni.  Lo stato nascente descrive infatti il percorso di un movimento che si istituzionalizza, che, cioè riesce con l’appoggio e la protezione di ampi settori della società nell’intento di produrre il cambiamento desiderato e renderlo quotidianità. Poco a che fare con un movimento che invece una volta isolato potrebbe imboccare la strada della violenza fine a se stessa. Per questo sarebbe più adatta la teoria dell’etichettamento, delle sottoculture e del panico morale.
Per esempio.
Si riempie di polizia in tenuta antisommossa una città. Polizia che lascia passare tranquillamente camion pieno di spranghe, mazze da baseball e tirapugni. Polizia che consiglia a dei ragazzini impauriti, che chiedono protezione di fronte ad una imminente aggressione, di schierarsi su due fronti contrapposti. Polizia che prende tranquillamente ordini in pubblico da alcuni pseudo facinorosi (vedi il video). Polizia che dunque tiene la sua lezione in piazza su come si organizza una rissa e poi osserva l’esercitazione pratica senza intervenire finché non suona la campanella.
Gli stregoni a volte sono anche un po’ burattinai. E quel pinocchio in mezzo alla piazza non poteva essere più eloquente. Di burattini ce n’erano diversi. I burattini da combattimento erano li, i burattini da salotto erano nelle redazioni dei giornali ad aspettare di scrivere delle gesta dei primi.
Una volta innescato il meccanismo, se l’apprendista stregone sceglie le dosi giuste, poi va tutto da se. Non importa neppure picchiare le maestre ragazzine come con un pizzico di nostalgia ha ricordato Cossiga.
Mandare in onda gli scontri e descriverli come una battaglia tra opposti estremismi avrà tre effetti principali che si autoalimenteranno. Allo stesso tempo tutti quelli che hanno voglia di menare le mani (o le spranghe) troveranno un invitante campo di battaglia e si arruoleranno a frotte nei pseudo fronti opposti, mentre coloro che avevano un interesse reale a manifestare, protestare, avanzare proposte, partecipare democraticamente ad un dibattito ne saranno allontanati e infine il movimento stesso, le persone che ne fanno parte e le idee di cui erano portatori verranno isolate e stigmatizzate. Un circolo vizioso che tenderà a far prevalere le componenti violente all’interno del movimento e a trasformarlo in un problema di ordine pubblico, che se saremo fortunati sarà limitato a qualche scazzottata tra rossi e neri.
E’ tutto già scritto, nei libri di storia e in quelli di sociologia.
Nel frattempo nessuno parlerà più né della Gelmini né della erogazione di fondi alle scuole private promessa ieri da Berlusconi, proprio il giorno in cui venivano approvati i tagli all’istruzione pubblica.

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