Campagna tesseramento 2010

 

Diventare socio

La tessera associativa
Si può aderire all’Arci richiedendo la tessera in uno dei nostri 6.000 circoli, oppure presso uno dei nostri 130 Comitati Territoriali.
Ha validità annuale, dal 1 gennaio al 31 dicembre.
La tessera da diritto a partecipare alle attività dei circoli e delle strutture dell’associazione. Da diritto al socio di partecipare ad ogni momento della vita democratica dell’associazione (decalogo del socio).
La tessera da diritto ai servizi forniti dal circolo, dall’associazione a livello locale e/a livello nazionale. Per conoscere i servizi associativi potrai metterti in contatto direttamente con le strutture locali. Se vuoi averne un assaggio puoi consultare il motore di ricerca.
In queste pagine troverai i servizi offerti a livello nazionale, per tutti i cittadini residenti nel nostro paese che recepiscono diritti e doveri dello statuto nazionale.
Il costo della tessera varia a seconda dei servizi offerti dal circolo e dalla struttura locale dell’Arci.
Ogni anno l’associazione caratterizza i suoi materiali del tesseramento con una immagine grafica diversa che riassume gli obiettivi che tutta l’Arci si pone per l’anno di riferimento

La tessera dirigenti
E’ la tessera che viene rilasciata ai soci dirigenti di circolo, comitato territoriale, regionale e sede nazionale. Oltre ai servizi della tessera ordinaria, offre importanti coperture assicurative UNIPOL (responsabilità civile, tutela giudiziaria, infortuni, etc.) legate al lavoro degli operatori associativi che svolgono funzioni di direzione e coordinamento

Il decalogo dei soci
Hai scelto liberamente di diventare un socio dell’Arci e la tua tessera ti permette ora l’ingresso in un universo ricco e multiforme: l’universo dei circoli. Diventi così protagonista della nostra associazione; parte attiva con i suoi diritti e i suoi doveri; fruitore a pieno titolo di servizi e attività ma tu stesso impegnato a dare idee ed energie alla loro creazione e alla loro migliore qualità.
Quando il circolo dove ti sei iscritto è nato, i suoi fondatori erano certi che le attività nate dalle loro passioni sarebbero state motivo di allegria, di riflessione, di giocosità e di impegno anche per tutti coloro che avrebbero potuto e saputo avvicinare.
Questa era, ed è ancora adesso, la loro grande e semplice idea.
Ma ora non è più solo loro. E’ anche tua. Sei anche tu, insomma, insieme agli altri soci, responsabile del futuro di quell’idea. Allora, sappi innanzitutto quali sono le prime cose che ti si chiedono e quelle che devi chiedere….

Essere socio vuol dire:

www.arci.it

Assemblea annuale Ass. Naz. Italia-Cuba


          

    Sabato,13 Febbraio 2010 dalle  ore 17,30

 

   presso la sede ARCI di Montereale (PN).                                                                                                  

      Cari iscritte/i e simpatizzanti pro CUBA,ho il piacere di invitarvi all’assemblea     annuale del nostro circolo pordenonese Ass.ITALIA-CUBA “Gino Done’. “

 

La riunione sarà presieduta da Maurizio Nadal,con il seguente ordine del giorno:

  

   1.Attività svolte.

   2.Bilancio consultivo del 2009.

   3.Bilancio preventivo per il 2010.

   4.Attività varie future.

   5.Proposta per l’allargamento del direttivo da 3 a 6 membri.

   6.Idee e proposte da parte dei nostri iscritti e simpatizzanti.

   7.Varie e eventuali.     

                                                                                                                                                                                 

Vista l’importanza dei vari argomenti,spero possiate partecipare tutte/i ,anche per   ritrovarci insieme a fare un poquito de FIESTA,visto che è Carnevale.

                                    INFATTI DOPO L’ASSEMBLEA………..

 

Pastasciutta,crostoli e frittole,vin,birra,musica e un poquito de ron per TUTTE/I

 

 

Per qualsiasi informazione o per assicurare la vostra presenza,potete contattare: Michele al N°3475138484, email rudemich@libero.it.

Marcello N°3393047867.

                                                                             

 

CI VEDIAMO.

( nos vemos.) 

                                                                                                                              

Per il circolo

 Michele  Russo

 

   

   ***    Ricordatevi che ciascuno di noi,da solo,non vale nulla. ***

                                                                             Ernesto “CHE” Guevara.

Rosarno e dintorni

Fine del secolo XVIII, abolizione parziale della schiavitù in seguito alla guerra di secessione negli Stati Uniti, almeno di quella ufficiale. Nei secoli precedenti, milioni di persone africane, prevalentemente dell’area occidentale del continente ma non solo, erano state portate in catene nel nuovo continente. Buona parte di loro non sono mai arrivati a destinazione perché morti di stenti o naufragati durante il viaggio. La necessità di manovalanza gratuita da sfruttare nelle piantagioni del continente americano era onnivora e la nuova economia nascente in quel fine secolo ne divorava enormi quantità.
Poi, il continente africano subiva la colonizzazione, il “passaggio di proprietà” tra le popolazioni, tribù locali e i nuovi padroni: gli stati europei in cerca di ricchezze (ora si chiamano utilities) da prelevare gratuitamente (preferibilmente sfruttando la forza lavoro locale senza andare troppo per il sottile per riuscire a convincerla.. ) ed esportare nel mondo “civilizzato”.
In seguito alla fine della seconda guerra mondiale, che non aveva certo risparmiato grandi aree dell’Africa e dell’Asia, ha inizio la decolonizzazione. Non certo per buona volontà dei colonizzatori, quanto per le pressioni dei nuovi padroni del mondo e rispettare gli accordi che avevano consentito la loro entrata nella seconda guerra mondiale, che avevano già messo gli occhi sulle enormi ricchezze di quei Paesi (che prenderanno la definizione di Terzo Mondo).
Indipendenza, termine che aveva illuso e illuminato molti dei potenziali protagonisti di questa nuova era; illusione durata ben poco e immediatamente ridimensionata (salvo pochi casi) dall’eliminazione fisica dei principali possibili protagonisti della rinascita e dell’emancipazione di quei continenti.
Troppi gli appetiti legati allo sfruttamento delle risorse per lasciarne almeno parte a chi ne avrebbe avuto diritto di proprietà. La stessa suddivisione geografica dei nuovi Stati era stata studiata per  poter meglio divaricare le fratture di una società molto complessa e frammentaria.
Le nuove guerre cosiddette civili, organizzate e armate dall’occidente e dai suoi insaziabili interessi, i nuovi leaders locali, inevitabilmente militari spesso formati e sempre finanziati dagli stessi che si aggiudicano i contratti di sfruttamento delle materie prime.
Decine di milioni di morti nelle cosiddette guerre civili, territori devastati, popolazioni teoricamente in possesso di enormi ricchezze ridotte alla fame, alla morte per inedia, a causa di malattie che da noi si curano con una semplice pastiglietta.
Enormi aree che nel giro di pochi decenni si trasformano (mica per un processo automatico..) da zone fertili, basterebbe avere un minimo di disponibilità di attrezzature, in deserto improduttivo. Sfruttamento del terreno intensivo per estrarne le ricchezze che provoca la morte di ogni forma di vita e lascia dietro sé solo miseria e promesse di sviluppo mai mantenute.
Nel frattempo l’occidente conosce un periodo di sviluppo economico che illude le classi sociali meno abbienti di potere scalare la piramide del potere e richiama nuove forze lavoro, manovalanza, carne da macello da inserire nei settori non più appetibili dagli abitanti locali che a loro volta in un passato più recente avevano subito sulle loro spalle lo stesso fenomeno di sfruttamento da parte dei paesi economicamente più forti. Fenomeno che pare per o più rimosso.
Il sud dell’Italia in particolare, ma non solo, necessita di manovalanza di basso livello, da far lavorare molto e pagare poco. Regioni del nostro Paese governate non dal potere costituito, dallo Stato, ma da organizzazioni malavitose e potentissime che determinano vita (infame) e morte (non solo fisica) delle dinamiche di quel territorio.
Crisi economiche che stabiliscono chi ci guadagna (sempre in meno e sempre di più) e chi ci rimette e torna povero (sempre più numerosi e sempre con meno risorse).
Rosarno, Villa Linterno, Castelvolturno, nomi di località che periodicamente riempiono le notizie dei media e che si riempiono in maniera quasi stabile di migliaia di fantasmi che si riversano nei campi. Piegati in due per 10-12 ore e per guadagnare 20 euro al giorno. Lontani dai riflettori degli stessi media che non si occupano di loro se non quando, appunto periodicamente, qualcuno si prende la briga di darci una breve zoomata su quella tragica realtà.
Lontano anche dallo sguardo di chi in parte condivide la dura vita del sud dilaniato dal sottosviluppo e dal controllo capillare e spietato delle cosche. Chi si ribella paga anche con la vita, sia che abbia la pelle nera oppure chiara, sia che parli il dialetto del luogo o che si esprima in un italiano stentato e marcato dalle pronunce ereditate dalla sua lingua originale. Unica differenza tra gli uni e gli altri, il diverso livello di degrado che rimane però la costante che li accomuna.
Il lavoro, quello vero, completamente assente se non in alcuni fazzoletti in cui lo Stato ha investito molto e male, ma che concede almeno una speranza di sviluppo. Solo per poco tempo, perché chi ha beneficiato dei soldi pubblici deve seguire le regole del mercato, il nuovo dio. E allora anche lì tornano le ombre oscure della disoccupazione, dell’inevitabile necessità di riferirsi a chi può garantire un qualche possibilità di guadagno legale o meno che sia, di sopravvivenza. .
E con il lavoro se ne va la possibilità di crescita non solo economica, ma civile, culturale. L’altro diviene il nemico responsabile del degrado, della mancanza di lavoro. Poco conta se vive in mezzo ai topi senza nemmeno avere disponibilità di servizi di base come acqua, una doccia, un letto e un tetto. Oppressi contro schiavi, la lotta per la sopravvivenza e per garantire che le cose rimangano come sono.
Un Ministro che non trova nulla di meglio  che dire: “siamo stati troppo tolleranti”. Con chi, signor Ministro, siamo stati troppo tolleranti? Con chi cerca la vita e trova l’inferno? Con chi fino ad oggi è stato in silenzio a subire per avere in cambio un tozzo di pane? Con chi lascia il proprio Paese, la propria famiglia, il proprio passato per ridursi in schiavitù a procurarci i prodotti che devono mantenere un prezzo (al produttore) competitivo sul mercato definito da chi le mani non le sporca mai? Mercato che va ancora ad alimentare i poteri reali e malavitosi (vedi il caso di Fondi) che però vengono ignorati se non appoggiati da chi poi si dichiara troppo tollerante. Con chi, ce lo spiega per favore?
Oppure dovremmo esserlo con chi tuona sui giornali criminalizzando l’immigrazione per poi ignorare che quegli stessi immigrati sono coloro che ci garantiscono il tavolo imbandito al prezzo di ridursi nella condizione di schiavitù mai abolita di fatto? Oppure con chi sa benissimo che l’Italia non sarà mai un Paese decente se non estirpa quei fenomeni che governano di fatto il nostro meridione e che ormai hanno ammorbato il resto del Paese, ma non riesce a combattere questo cancro e anzi ne è colluso? Dovremmo esserlo con chi sacrifica alla logica del mercato le esistenze non solo di chi cerca da noi una vita dignitosa, ma le stesse vite chi ne subisce in modo non uguale ma parallelo le conseguenze nefaste?
No, noi non riusciamo a tollerare tutto ciò, sappiamo che ogni cambiamento dovrà ancora passare sulle nostre spalle, che ci costerà ancora tanta fatica, enormi sforzi, ma noi, lei e quelli come lei non siamo più disposti a tollerarli. Nemmeno tollereremo coloro che non trovano nulla di meglio da opporre alle sue ignoranti esternazioni che un tenue lamento, senza entrare nel merito della questione, ma sbolognando ogni responsabilità su una ignobile legge, la Bossi – Fini, dimenticando che quella precedente che ha spalancato le porte alla deriva portava il nome di Turco – Napolitano.
Ci sarebbe bisogno di un forte e radicale ripensamento, ma non se ne vede alba. Allora forse sarà  necessario di nuovo rimboccarsi le maniche, di riproporre una forte azione di riorganizzazione da parte della cosiddetta e a volte fantomatica “società civile”. Di ripensare ad azioni incisive, partendo dal livello politico, ma che implichino un impatto diretto sul territorio. Ripensiamo per esempio a quanto fatto nel passato (ormai, accidenti, troppo lontano), quando a Villa Linterno era stata organizzata dall’Arci un’assistenza reale e tangibile ai nuovi schiavi, sfidando i poteri forti e reali di quella zona.
C’è bisogno di un novo coraggio,di una nuova sfida e sarà meglio essere in molti, di metterci assieme, di trovare un punto di partenza, un coordinamento tra le forze che ci sono. Promotori di questa azione potrebbero, dovrebbero essere quelle associazioni più diffuse e radicate sul territorio (si ripete con una certa insistenza questo termine, forse perché determinante) che oltre a rappresentare un gran numero di persone, si possono proporre come migliore e più credibile controparte. Perché sono in grado di organizzarsi e organizzare come successo nel recente passato anche se in contesti diversi.
Perché possono mettere a disposizione una forza concreta e pratica che si può offrire anche come manovalanza (pure esperta) in azioni e progetti come quelli a cui si accennava in precedenza. Perché altrimenti saremo destinati a subire ancora senza essere in grado di replicare. Perché formate e rappresentanti della famosa società civile che conosce il territorio e può capire come meglio interagire senza creare scompensi , comprendere che la soluzione non è scegliere tra bianchi e neri le vittime, ma finalmente che entrambi subiscono le conseguenze di scelte scellerate, che solo assieme si può chiedere e trovare una soluzione umana e degna. Per evitare che le ragionevoli reazioni alle azioni violente contro i più sfigati diventino a loro volta veicolo di ulteriori sopraffazioni.
Gli uni devono conoscere ed abbracciare le ragioni degli altri, unirsi nelle rivendicazioni e cercare di capire che non fa differenza essere sfruttati dai simili oppure dai diversi. Le stesse vittime della reazione degli immigrati sono spesso a loro volta la parte più debole della società locale.
Noi siamo un piccolo circolo Arci, ma le nostre esperienze ci insegnano che per ottenere qualche risultato si deve essere coraggiosi, andare anche dove pare non ci si sia approdo, insistere opponendo alle critiche la forze delle nostre ragioni. Cercando anche con chi non approva le nostre scelte di confrontarci con il nostro lavoro.
C’è urgente necessità di passare ai fatti, di organizzarci tutti assieme patendo dalla consapevolezza che nessun soggetto politico è disposto a cercare un rimedio (me non per questo ripudiarlo a priori) ad una situazione che sta sfuggendo di mano e rischia di produrre danni ben maggiori di quanto, pur gravissimo, è già successo.
Controinformazione  resistente n° 2

Coppa d’Africa di calcio per nazioni

 

Il circolo ARCI “Tina Merlin”, in occasione della Coppa d’Africa di calcio, mette a disposizione i propri locali ai tifosi ed appassionati, per trasmettere le partite delle squadre di Mali e Ghana.
Ecco il calendario:
Quarti di finale

Luanda
24 Jan. 17:00

Angola – Ghana

Cabinda
24 Jan. 20:30

Côte d’Ivoire – Algeria

Benguela
25 Jan. 17:00

Egypt – Cameroon

Lubango
25 Jan. 20:30

Zambia – Nigeria
Per informazioni: www.can2010angola.com

Se Gesù fosse nato nell’Italia 2000

BRESCIA – A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L’amministrazione di destra – sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl – ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l’operazione “White Christmas”, come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.
Un nome scelto proprio perché l’operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l’ideatore dell’operazione, l’assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”.
Brescia, il comune di Coccaglio lancia l’operazione “White Christmas”
I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari
Un bianco Natale senza immigrati
Per le feste il comune caccia i clandestini
Obiettivo: “Far piazza pulita” dice il sindaco. E l’assessore alla Sicurezza afferma
“Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana”
Quindi, se al posto di 2000 anni fa succedesse adesso,
il Natale sarebbe potuto essere così…
25 dicembre 2009: “Trovato neonato in una stalla. La polizia e i servizi sociali indagano. Arrestati un falegname e una minorenne”. L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino grazie alla segnalazione di un comune cittadino (obbediente all’invito del ministro Maroni): aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre extracomunitaria, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne.
Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi delle forze dell’ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H di Nazareth, ha opposto resistenza spalleggiato da alcuni pastori e tre stranieri presenti sul posto. Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto.
L’Ufficio Stranieri della Questura e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il paese di provenienza dei tre clandestini. Secondo fonti di polizia i tre potrebbero essere spacciatori internazionali, dato che sono stati trovati in possesso di un ingente quantitativo di oro e di sostanze presumibilmente illecite. Nel corso del primo interrogatorio gli arrestati hanno riferito di agire in nome di Dio per cui non si escludono legami con Al Qaeda. Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per le analisi. La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in cui è stato portato il neonato. Si prevedono indagini lunghe e difficili.
Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso in mattinata, si limita a rilevare che il padre del bambino è un adulto di mezza età, mentre la madre è ancora adolescente. Gli operatori si sono messi in contatto con le autorità di Nazareth per scoprire quale sia il rapporto tra i due e se la loro lontananza dal luogo di residenza abituale possa nascondere rapimento o plagio. Nel frattempo Maria H. è stata ricoverata all’ospedale e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche. Sul suo capo pende l’accusa di maltrattamento e tentativo di abbandono di minore. Gli inquirenti nutrono dubbi sullo stato di salute mentale della donna la quale afferma di essere ancora vergine e di aver partorito il figlio di Dio.
Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i contadini presenti nella stalla vengono sospettati di essere consumatori abituali di sostanze stupefacenti. Il loro alibi non ha retto ai primi controlli. Sostengono di essere stati costretti a recarsi nella stalla da una persona di alta statura con addosso una lunga veste bianca e due ali sulla schiena (?). Avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato. Il portavoce della sezione antidroga della questura ha così commentato: “Gli effetti di certe sostanze a volte sono imprevedibili, ma si tratta della scusa più assurda mai messa a verbale negli interrogatori di tossicodipendenti”.
Controinformazione resistente n° 1

“Carta dei sentieri di Montereale Valcellina”

Buen vivir Per una nuova democrazia della Terra

Presentazione del libro di Giuseppe De Marzo

Buen vivir

Per una nuova democrazia della Terra

prefazione di Adolfo Pérez Esquivel

postfazione di Gianni Minà, Edizioni EDS 2009

Sarà presente l’autore

  • 13 Gennaio – UDINE – Libreria Friuli ore 18.00 Via Dei Rizzani,1/3
  • 14 Gennaio – TRIESTE – Libreria Minerva ore 18.00 Via San Nicolò, 20
  • 15 Gennaio – PORDENONE – Casa del Popolo di Torre ore 20.45 Via Carnaro, 10
  • 16 Gennaio – GORIZIA – Libreria Ubik ore 16.00 Corso Giuseppe Verdi, 119

I paradossi dei nostri tempi. Un altro orizzonte: ripensare il paradigma di civiltà riunificando cultura e natura. Dai conflitti ecologici distributivi la nascita delle nuove soggettività. Nuove pratiche e linguaggi per superare la rottura del contratto sociale.

L´umanità è immersa in una crisi inedita, le cui cause vanno indagate in profondità. Cause complesse che mettono in luce l´insostenibilità politica e sociale di un modello di sviluppo che ha dimostrato la sua inadeguatezza e che pone domande forti, legate alla sopravvivenza stessa dell´uomo sul pianeta. Concetti e strumenti come riformismo e rivoluzione non riescono oggi ad affrontare e a risolvere problemi così complessi e interdipendenti. La conseguenza è un altro enorme paradosso: vivere un tempo in cui vengono poste domande forti ma le risposte appaiono estremamente deboli. Domande come: esiste un´alternativa al modello capitalista? è realizzabile migliorare la vita di miliardi di persone tenute ai margini? si può coniugare l´economia con la difesa dell´ambiente? è possibile sperimentare un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza? Dall´America latina all´Asia, all´Africa, a molte comunità e territori
del Nord del mondo i conflitti ambientali e sociali hanno creato le condizioni per la formazione di un campo nuovo. Una sociologia dell´assenza che a partire dalla democrazia deliberativa e dalla responsabilizzazione collettiva lavora alla costruzione di un nuovo paradigma di civiltà, fondato sul buen vivir e su una relazione armoniosa con la natura. Educazione popolare, autogoverno, orizzontalità, giustizia sociale, mutualismo, creatività e decolonizzazione del potere sono gli strumenti e le pratiche che l´ecologismo dei poveri utilizza per costruire una democrazia della Terra. Il protagonismo dei movimenti indigeni, dei movimenti impegnati per la difesa dei beni comuni e per i diritti di cittadinanza mette in luce la rottura del contratto sociale e la necessità di ridefinirlo a partire dalle nuove condizioni poste dalle crisi.

Giuseppe De Marzo, economista, attivista e portavoce dell´associazione A Sud.

Udine
13 Gennaio presso la Libreria Friuli ore 18.00
Via Dei Rizzani,1/3

Interverranno:
Don Pierluigi Di Piazza
Lisa Lombardini A Sud FVG
Giuseppe De Marzo

Trieste
14 Gennaio presso la libreria Minerva ore 18.00
Via San Nicolò, 20

Interverranno:
Lisa Lombardini A Sud FVG
Giuseppe De Marzo
Roberto Cosolini segretario del PD
Dott. Giorgio Tamburlini
Pediatra consulente OMS

Pordenone
15 Gennaio presso la Casa del Popolo di Torre ore 20. 45
via Carnaro, 10

Interverranno:
Lisa Lombardini A Sud FVG
Giuseppe De Marzo

in collaborazione con:
Arci Tina Merlin di Montereale
Ass. Argentina Vientos del Sur
Ass. Nazionale Italia Cuba –  Circolo pordenoneseGino Donè
Ass Immigrati di San Vito al Tagliamento
Comitato 25 Aprile

Gorizia
16 Gennaio presso Libreria Ubik ore 16.00
Corso Giuseppe Verdi, 119

Interverranno:
Lisa Lombardini A Sud FVG
Giuseppe De Marzo

Le presentazioni del libro sono organizzate dall’Associazione A SUD Ecologia e Cooperazione ONLUS

per informazioni:
fvg@asud.net
lisalombardini@gmail.com
349 0844157

Corso di djembè e corso di danza africana

Associazione Culturale Africa Chiossan

presenta:

 

Corso di djembè  e corso di danza africana 

L’Associazione Culturale Africa Chiossan organizza a Montereale Valcellina (Pn) presso il Circolo Arci un Corso di djembè (percussioni) e un Corso di danza africana. 

I corsi inizieranno giovedì  4 febbraio 2010:

Corso di danza dalle 20:00 alle 21:00

Corso di Djembè  dalle 21:00 alle 22:30 

I corsi avranno la durata di 10 lezioni con cadenza settimanale.

Africa Chiossan mette a disposizione gli strumenti agli allievi che ne fossero sprovvisti. 

 

I corsi sono rivolti a tutti gli appassionati di musica e danza, ma anche agli insegnanti che vogliono conoscere la tradizione musicale e la cultura africana nei suoi molteplici aspetti.

Il corso di percussioni sarà tenuto dal maestro Moris Sene percussionista senegalese proveniente da Mbour (cittadina situata a sud di Dakar) e fondatore del Gruppo Musicale Africa Chiossan. Il gruppo ha tenuto numerosi concerti nel Veneto e Friuli Venezia Giulia ed ha inciso due album. Il corso di danze sarà tenuto dal maestro senegalese Joel Diambang ballerino, coreografo, cantante del gruppo Assukaten. Proveniente dalla regione di Casamance nel sud del Senegal, Joel ha partecipato a festival internazionali di musica africana, ha ricevuto vari premi come ballerino, ha inciso due album, ha tenuto l’apertura al Concerto per la Pace in Casamance di Youssou Ndour e Viviane Ndour con il gruppo Assukaten. L’Associazione organizza tra le varie attività laboratori di danza e percussioni rivolti alle scuole di ogni ordine e grado e viaggi per visitare il Senegal in modo alternativo.  
 

L’iscrizione sarà effettuata la prima serata del corso

per info: Susanna 329 8564943

334 7672254 Africa Chiossan

mail: rootsafr@libero.it 
 
 
 
 L’Associazione Culturale Africa Chiossan (Chiossan in lingua wolof significa cultura e tradizione) è un’associazione fondata dal percussionista senegalese Moris Sene. L’Associazione si propone la diffusione della tradizione musicale africana con un modo diverso di eseguire e vivere la musica che diventa veicolo di un messaggio multiculturale e proposta di condivisione di idee e di stili di vita diversi. L’Associazione, coinvolgendo artisti senegalesi e africani, realizza: 

  • concerti del gruppo Africa Chiossan
  • corsi e stage intensivi di percussioni africane e di danza africana
  • laboratori di percussioni rivolti alle scuole
  • animazioni musicali
  • laboratori di cucina africana

 Con i viaggi organizzati annualmente dall’Associazione è possibile visitare in modo alternativo il Senegal. Attualmente Africa Chiossan è  impegnata, con eventi di varia natura, a realizzare in Senegal, la costruzione di un Centro Culturale per il recupero delle tradizioni africane e la formazione di artisti africani ed europei. 

Via Cappellari 17-Gaiarine (Tv)  tel 334 7672254

Referente: Monica Marchesin      338 3130052  

www.africachiossan.it   email: rootsafr@libero.it

Brindisi di felice anno nuovo

 

Da parte del Circolo ARCI “Tina Merlin” di Montereale Valcellina,

l’augurio di un felice…

 

Giovedì 31 dicembre, dalle ore 20:00, presso i locali del circolo,  vi aspettiamo per un brindisi di buon anno.

 

Per info www.arcitinamerlin.it

 

 

 

Evo de nuevo!

 

Di  Marco Consolo

Dopo l’Uruguay tocca alla Bolivia. Nelle elezioni di domenica, Evo Morales si conferma Presidente ed il Movimento Al Socialismo (MAS) vince al primo turno con il 63%. Il MAS è l’unica forza con peso nazionale e sbaraglia  la destra di Manfred Reyes Villa, del partito Plan Progreso para Bolivia (PPB-CN) che a malapena raggiunge il 23%. A Reyes non resta che riconoscere la sconfitta e parlare di “polarizzazione del Paese”, seguendo il copione già visto in Venezuela e Uruguay.

Decisivo per la vittoria il voto della capitale La Paz e della città di El Alto, in prima fila nella cosiddetta “battaglia del gas” contro le privatizzazioni, e nelle mobilitazioni che avevano costretto alla fuga l’ex-Presidente Gonzalo Sanchez de Lozada responsabile della repressione con più di 60 morti, attualmente nascosto negli Sati Uniti. Ma la vittoria del MAS è impressionante in tutto il Paese, a Cochabamba, Oruro, Potosì. E si avanza nelle regioni di Beni, Pando, Santa Cruz, Tarija, le regioni della cosiddetta “mezza-luna”, protagoniste delle rivolte “autonomiste” e della destabilizzazione golpista dei mesi passati, in cui l’opposizione mantiene una significativa presenza.

Le elezioni hanno confermato il Presidente Morales, il vice-presidente Alvaro Garcìa Linera, ed eletto130 deputati e 36 senatori ( rispettivamente 90 e 25 al MAS) che conformano la futura Assemblea Legislativa Plurinazionale, il nome del Parlamento così definito dalla nuova Costituzione. Un processo elettorale limpido e trasparente, come confermato anche da più di un centinaio di osservatori internazionali.

Più di 5 milioni i boliviani chiamati al voto, una cifra record raggiunta grazie ad una campagna massiccia di iscrizione all’anagrafe elettorale. Infatti per la prima volta hanno votato quasi 400.000 persone, popoli originari nella totalità, esclusi storicamente dalla partecipazione e dal voto. Fantasmi per l’oligarchia ed i latifondisti che hanno dominato la vita politica del Paese per decenni. 

E per la prima volta, grazie al voto all’estero, hanno votato anche migliaia di emigrati, in gran parte dal Brasile, Spagna, Argentina, Stati Uniti, ma anche dall’ Italia.

Fino all’ultimo, la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione nazionali e non solo, tuttora in mano ai poteri forti, hanno cercato di boicottare Morales, schierandosi apertamente con l’opposizione. “Stavo ascoltando la CNN, il miglior alleato della destra, dei vende-patria, dei neo-liberisti” aveva denunciato Morales a poche ore dalle elezioni. “In queste ore si mettono insieme per cercare di sconfiggerci con qualsiasi bugia, con qualsiasi accusa” ha denunciato Evo davanti a truppe scelte delle Forze Armate e della Polizia dedicate alla lotta contro il narcotraffico. L’analisi politica della CNN è stata affidata a Jimena Costa, una ex-candidata presidenziale dell’opposizione, sconfitta nel tentativo di coordinare un fronte contro Morales. Per il ministro degli Esteri, David Choquehuanca, “nel passato le relazioni con gli Stati Uniti sono state marcate dalla loro ingerenza. Stiamo iniziando da poco un nuovo tipo di rapporti che vorremmo basati sul mutuo rispetto, ma sappiamo che non sarà facile”. 

“Queste elezioni sono un fatto storico” ha continuato il Ministro. “Per la prima volta nei 180 anni di vita repubblicana, abbiamo l’opportunità di eleggere membri di un’Assemblea Legislativa Plurinazionale che dovranno operare in funzione degli interessi di tutti i boliviani, tenendo conto dei popoli originari,  e non solo di una minoranza”.

E’ festa grande

Dal palco del Palazzo presidenziale, Evo Morales non riesce a contenere l’emozione, circondato dai suoi ministri e dai dirigenti dei movimenti sociali. “Evo de nuevo !!!”, “UH AH, Evo no se va !!!” saluta la folla che straripa nella storica Piazza Murillo, tra l’ondeggiare di bandiere boliviane, azzurre, wiphalas, di una marea di cappelli tipici e dei caschi dei minatori.

Evo Morales prende la parola dopo le note dell’inno nazionale: “Viva la Bolivia e la sua dignità”. E’ una rivoluzione democratica e culturale al servizio del popolo boliviano, che scrive la storia grazie alla sua coscienza, dimostrando che si può cambiare in funzione dell’eguaglianza e la dignità del nostro popolo”.

“Ora abbiamo una enorme responsabilità: accelerare ed approfondire questo processo di cambiamento politico, culturale, economico che ha ottenuto un appoggio di più del 60%. E’ un progetto non solo di un partito, ma di tutto il popolo”. “La nostra vittoria non è solo dei boliviani, ma è un giusto riconoscimento ai presidenti e popoli antimperialisti. Sono sorpreso del risultato: abbiamo vinto nonostante avversità, bugie, provocazioni di tutti i tipi, anche attraverso internet”. “Non abbiamo vinto in tutti i dipartimenti, ma siamo cresciuti. Ringrazio la Centrale Operaia Boliviana (COB), la classe media, i movimenti sociali per il loro sforzo, ed anche coloro che non essendo del MAS hanno appoggiato questo processo  e che hanno capito che la nostra priorità è la Bolivia, andando oltre gli interessi regionali o di settore. Abbiamo davanti un cammino aperto, fatto di dialogo nel quadro di una costituzione approvata per la prima volta dal popolo boliviano. Oggi abbiamo il dovere di portare avanti i nostri impegni, popolo e governo devono stare uniti. Correggendo gli errori, perché se si sbaglia il popolo deve correggerci. I movimenti sociali hanno l’obbligo di controllare il governo per garantire questa rivoluzione democratica”.

Fin qui il discorso ufficiale del Presidente appena rieletto.

Da domani le priorità sono la giustizia, ma soprattutto la legge quadro sull’autonomia in base alla nuova Costituzione. Infatti, come si ricorderà, nel 2006 si erano svolti referendum promossi dai governatori dell’opposizione fuori dal quadro costituzionale,  per decidere l’autonomia dal governo centrale. Morales si era opposto sostenendo che la destra puntava alla secessione ed alla divisone del Paese. Ma il “si” aveva vinto nelle ricche regioni della “mezza luna”, mentre aveva perso nel resto.  La scorsa domenica Cochabamba, Potosì, La Paz, Oruro e Chuquisaca hanno votato nuovi referendum per una “autonomia costituzionale”, quella proposta da Morales. Il voto di fatto rappresenta un’accettazione velata degli Statuti Autonomisti della “mezza luna” ed al massimo il governo potrà modificare i testi autonomisti elaborati dagli “oligarchi”.

Vinta questa battaglia il “socialismo del buen vivir” di Evo dovrà mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: un computer per ognuno dei 135.000 maestri; la costruzione ed il lancio del satellite Tupak Katari, l’industrializzazione del  litio che si trova nel “salar de Uyuni”; la creazione di un’assistenza sanitaria per tutti ed una specifica assistenza agricola per i contadini; la costruzione di strade e centrali idroelettriche.

La strada è lunga per uno dei Paesi andini più poveri dell’Abya Yala, il continente che ha ritrovato la sua dignità.